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Destiny 2: Il futuro attraverso il passato

Destiny 2 Shadowkeep è un netto cambio di rotta per Bungie, prendendo dal passato del marchio tutto quello che serve per una decisa ripartenza.

Il 6 giugno è stata una giornata di piena svolta per la nuova Bungie e Destiny 2, ormai completamente sotto controllo dell’azienda. Già dalla nuova conferenza di Stadia, tenutasi solamente un’ora prima dal reveal di Shadowkeep, è stato spinto l’acceleratore verso il nuovo anno di contenuti di gioco, lasciando che lo studio dimostrasse quanto la sua visione indipendente sia ben diversa rispetto alla precedente rotta tracciata insieme ad Activision.

Destiny 2 è stato infatti pubblicizzato come il titolo più in vista dell’abbonamento Pro del servizio di Stadia, garantendo ai fondatori e agli abbonati l’esperienza completa del gioco, compresa la nuova espansione. A seguire il Connect di Google c’è stato lo show di Bungie, il quale ha illustrato tutto il resto delle novità previste per il prossimo settembre, data di lancio tradizionale per le espansioni di grande caratura.

Nella nostra anteprima potrete trovare tutte le informazioni chiave illustrate da Bungie nella sua lunga diretta, alla quale hanno partecipato Luke Smith e Mark Noseworthy: le due figure di maggiore spicco per quanto riguarda il lavoro dello studio. La presenza del primo dei due in particolare è piuttosto significativa per l’importanza con cui il team ha intenzione di pubblicare Shadowkeep, dandoci la chiara indicazione che questa nuova parte del titolo è effettivamente frutto della visione univoca di Bungie.

Tra tutte le parole più significative di questo reveal, di cui parleremo nei paragrafi successivi, è bene soffermarci prima sull’impatto che la menzione di Action-MMORPG ha all’interno dell’apparato comunicativo dell’azienda. I veterani sapranno bene che lo studio americano ha sempre evitato di incasellare il proprio prodotto in questa sigla, come è stato ampiamente sottolineato da Datto e da Luke Smith stesso. Più e più volte Bungie si è battuta per evitare i paragoni e le storture che una simile classificazione può portare, lasciando nel fumo la vera identità del gioco e accostandolo a un’esperienza da shooter classico ma con un mondo online permanente.

Destiny 2 è stato molto più fedele alla parola “Action” che a quella “RPG” negli ultimi tempi: gli elementi ruolistici sono stati ridotti all’osso e il grosso del nuovo universo era incentrato puramente sul potere e sull’accessibilità dell’esperienza, mettendo da parte la magia dell’universo per un approccio nettamente più commerciale e adatto alle masse. Una cosa che non è stata negata neanche durante la stessa diretta: Luke Smith ha ammesso che Destiny in quanto franchise ha bisogno di una visione diversa e tra i punti focali di essa deve necessariamente esserci una componente RPG, come eravamo abituati nel primo capitolo. A seguire c’è l’accessibilità – incarnata nel cross-save – e un piano a lungo termine per rendere il sistema solare di Bungie un posto in cui la gente vuole stare come e quando vuole, senza barriere contenutistiche con prezzi.

Shadowkeep è quindi il futuro secondo Bungie e, allo stesso tempo, la raccolta di un’eredità passata che sembra essere stata scartata fino a ora. Per quanto si potrebbe speculare sulle cause, il messaggio risoluto trasmesso dal team – costretto a utilizzare il termine MMORPG – e dalla presentazione è quello di raccogliere il lavoro fatto su Destiny 1 e finalmente integrarlo all’interno del suo successore. Un riscatto evidente da parte di Bungie, la quale sembra voler rianimare la fantasia fantascientifica degli albori del marchio.

Giorni di un futuro passato

Non a caso, l’ambientazione della nuova espansione è la Luna, uno dei luoghi più focali del vecchio titolo e del marketing dedicato a Destiny. Chi è che non si ricorda il trailer live action “Become  Legend”? O la famosissima frase “That wizard came from the Moon!” che divenne un meme così diffuso da far produrre una maglietta ufficiale, riproposta anche in questa diretta? Sulla Luna inoltre c’era – o c’è considerando la sua apparizione nel trailer – anche Crota, figlio del tiranno Oryx e punto centrale della trama intorno all’Oscurità. Quest’ultimo nemico, una forza cosmica quasi intangibile e ancora ignota, era il punto centrale della vera e propria narrazione del marchio, la stessa che effettivamente dava a noi Guardiani il senso di stare difendendo qualcosa.

L’Oscurità è poi andata persa in moltissime sottotrame che coinvolgevano Cabal, Caduti, Insonni e altre creature che ci hanno portato ben fuori dal sentirci dei lottatori contro qualcosa di più grande, di cosmico. Giusto Forsaken ci ha riportato sulla retta via e non a caso è stato il contenuto più apprezzato della tiratura di Destiny 2. Ma non è stato abbastanza, soprattutto perché poi ci siamo persi di nuovo con l’Armeria Nera e tutto ciò che ne è conseguito dopo, lasciandoci appesi con domande molto importanti relative ai fratelli Sov e a quelle dannatissime navi a forma di triangolo. Uno smarrimento comunitario che è stato incarnato dal buon Datto, il quale, nelle interviste, ha provato a far ricondurre le fila agli sviluppatori.

A settembre ci trasferiremo di nuovo sulla Luna in una trama apparentemente alternativa ma che, a giudicare dai vari indizi, potrebbe invece essere il vero ponte per qualcosa di più grande: una ripartenza netta verso la continuazione della macrostoria alla base del Viaggiatore e dei nostri poteri. Nel ViDoc “Out of the Shadows” si parla infatti dei nostri nemici del passato resuscitati dall’Oscurità dopo che quest’ultima ha preso controllo della Luna attraverso un non precisato errore da parte della rediviva Eris. Chiaramente l’Alveare è estremamente coinvolto nella cosa e, tenendo da conto gli indizi finora in nostro possesso, ci potrebbero essere grosse divinità dietro la creazione della torre scarlatta che domina l’immagine promozionale.

Il cambio di rotta è quindi simboleggiato da un’attenta riflessione della nostra storia come Guardiani, ricordandoci le imprese più eroiche che abbiamo compiuto e riportando alla mente cosa davvero significa essere protettori della Luce. Volendo leggere tra le righe, è effettivamente un’allegoria dell’attuale situazione di Bungie, la quale ha tagliato qualsiasi collegamento con il vecchio modello business e creativo per inseguire una nuova personale visione. Per farlo completamente però, deve ricordarsi di ciò che davvero era Destiny, ciò che definisce la sensazione che noi giocatori avevamo quando si nominava questo particolare nome, così come la dava la visione cristallina e tendente all’infinito che traspariva con ardore da ogni pagina dell’artbook del primo titolo.

Come giocatori questo cambiamento sarà palpabile a ogni passo nelle terre già visitate, ormai tremendamente trasformate da molti eventi. Oltre alla Luna, Destiny 2 accoglierà anche il Giardino Nero come location per il Raid e il Cosmodromo (in parte già rivisto) insieme alla primissima missione del precedente capitolo. Non è un riutilizzo dei vecchi asset come carta per riempire un presunto vuoto contenutistico, piuttosto è una soluzione che si pone come necessaria nel cercare un punto solido di ripartenza, lo stesso punto da cui è possibile riprendere le redini della visione creativa persa. Non c’era luogo migliore della Luna per farlo e, auspicabilmente, ce ne renderemo conto nei prossimi mesi con le ulteriori discussioni in merito.

Una nuova luce per Destiny

Per andare avanti in maniera significativa, specialmente con Stadia come nuovo punto d’entrata per un altro pubblico, era assolutamente necessario riformulare anche il piano d’azione per quanto riguardava le espansioni e il gioco base. Come detto da Bungie stessa nel ViDoc e nella diretta, il vecchio businessplan non era neanche nelle loro corde: oltre a essere confusionario, creava una marea di barriere contenutistiche in base ai requisiti per le espansioni. Ora che lo studio è indipendente, ha completamente scartato la precedente modulazione per far largo a un nuovo modo di vivere l’universo, rendendolo partecipe nel costante mutamento da loro prefissato.

Con Nuova Luce, Destiny 2 sarà gratuito per chiunque e tale versione arriverà con tutte le destinazioni sbloccate. Gli unici contenuti a pagamento saranno le campagne/raid/quest esotiche delle due espansioni principali (Forsaken e Shadowkeep) e il Pass Annuale (quello nuovo è incluso con l’acquisto di Shadowkeep). Il resto non solo sarà libero di essere esplorato, ma non esisterà più una progressione ferrea richiesta per lo sblocco dei contenuti.

Volete entrare e godervi la storia di Marte e Warmind senza passare per la campagna della Guerra Rossa? Si può fare, vi basterà superare i 20 minuti della nuova missione tutorial (che è la stessa del primo Destiny) e vi ritroverete perfino ad un livello luce ragionevole, si ipotizza addirittura 750 stando alle parole del team di sviluppo.

Destiny 2 diventerà immediato e accessibile, un’esperienza più libera e senza costrizioni derivanti da un modello d’acquisto obsoleto. Una partenza fresca che segna un altro deciso punto di distacco da quanto fatto con la gestione precedente, permettendo a chiunque non tanto di vivere il passato, quanto di poter essere alla pari per godersi il futuro insieme a veterani e novizi. L’aggregazione tra i giocatori è il punto centrale dietro questa operazione e d’ora in avanti Bungie ha tra i suoi obiettivi quello di rendere Destiny un’esperienza più “sociale”, accostandosi vicino alle naturali promesse derivate dall’arrivo delle feature di Stadia e dal cross-save.

Se si vuole ripartire da zero, come Bungie sta facendo, il modo migliore per farlo è guadagnarsi un pubblico fresco e che capisca la nuova direzione senza farsi prendere dal bias per la precedente. Allo stesso tempo però deve tenersi stretti i veterani e la community più hardcore, la quale risulta, e risulterà, essenziale per la costruzione di un gioco che vada bene a tutti i suoi giocatori. Nuova Luce è il punto perfetto su cui piazzare le fondamenta di Shadowkeep e del prossimo anno, nonostante possa essere un po’ tardi per salvare il secondo capitolo dai ricordi più amari.

Andando avanti

Chi ha già avuto modo di vivere le vicende di Destiny 2 sa già che è difficile poter uscire da quella sensazione di stallo che gli ultimi anni hanno portato con sé. Sebbene la Stagione dell’Opulenza e le vicende legate al Ramingo abbiano notevolmente scosso la situazione, il sistema di progressione e il bottino rimangono i problemi principali di un gioco che sembra non voler trarre vantaggio dal suo ampio pool di armi e armature e che preferisce invece creare versioni alternative cosmetiche.

Bungie cambierà radicalmente questo aspetto come parte della ristrutturazione da RPG, inserendo nuovi parametri e rendendo più fluido il modo in cui il nostro personaggio viene costruito. Il primo cambiamento a cui abbiamo assistito è prettamente legato alle modifiche delle armature, adesso sempre accessibili e posizionabili a piacimento su qualsiasi pezzo d’armatura. Quel “qualsiasi” rimane ancora in dubbio su alcune precisazioni ma, considerando la filosofia di Nuova Luce, si può ragionevolmente presumere che tutte le armature del gioco potranno essere portate alla luce massima e indossate all’occasione. Un cambiamento che l’utenza ha da sempre richiesto a gran voce e che ribalta le carte in tavola per la progressione del gioco.

Se le promesse in questo senso verranno mantenute, a settembre i giocatori di un tempo si ritroveranno davanti un vero e proprio gioco nuovo a un prezzo meno esoso rispetto a Forsaken. Se non fosse sufficiente, anche il pass annuale verrà comunicato in modo diverso, lasciando che il team creativo possa fare il proprio lavoro senza avere eccessive scadenze o deadline restrittive. Ed è questa calma a far ben presagire sull’importanza che verrà data a quanto vedremo d’ora in avanti, insieme alla rassicurazione di non essersi scordati quanto fatto con Destiny 1.

Fin dai suoi primi momenti, Destiny 2 sarebbe dovuto nascere sugli anni passati con Taken King e Rise of Iron, imparando da quanto lasciato nell’esperienza precedente per trasporla e arricchirla in un prodotto nuovo. Eppure è stato scartato via, facendo largo a una visione lontana anni luce dalla magia che il mondo di Bungie ha comunicato dai suoi primi attimi di vita. Oggi quel passato viene preso dalla Luna e trascinato dentro il presente al fine di costruire un futuro più luminoso, una speranza nel confusionario mare oscuro in cui il titolo era sprofondato dal suo lancio. Destiny 3 potrebbe essere ancora molto, molto lontano, ma se Shadowkeep risultasse una premessa valida dell’indipendente via di Bungie, allora non ci sarà bisogno di attendere ancora a lungo per tornare ad amare la galassia del Viaggiatore come un tempo. La magia, del resto, non è mai completamente scomparsa: bastano le note di The Traveler per portarci oltre le stelle.

Destiny 2: Ombre dal Profondo è già disponibile per il pre-order su Steam, PlayStation Store, Microsoft Store e come parte dell’abbonamento a Google Stadia.