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Dragon's Dogma 2 | Recensione - Il GDR che desideravamo

Siamo finalmente pronti per parlarvi dell'atteso Action-RPG di Capcom, Dragon's Dogma 2. Sarà riuscito questo seguito a rubarci il cuore?

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a cura di Andrea Riviera

Managing Editor

Sono passati ben 12 anni dal primo Dragon's Dogma, uno dei giochi di ruolo più sottovalutati di sempre, ancora oggi amato e giocato da una nutritissima schiera di appassionati. Visto il recente stato di grazia di Capcom, era naturale che prima o poi avremmo visto Dragon's Dogma 2, un seguito che vuole essere prima di tutto un nuovo inizio per il franchise, ponendosi non tanto come nuova esperienza, quanto più come un'avventura rinnovata e rivista rispetto al primo capitolo. Insomma, come un remake sotto false spoglie.

Considerando il fatto che l'originale capitolo non è considerabile come un vero e proprio successo, la scelta del publisher giapponese potrebbe essere stata corretta, ma la domanda da porsi è: questo secondo episodio che cosa potrebbe dare a tutti quei giocatori che hanno già vissuto e apprezzato il primo Dragon's Dogma? Noi siamo qui proprio per rispondere a questa domanda. Non temete comunque, Dragon's Dogma 2 è il GDR che stavate aspettando, forse non troppo rivoluzionario né indimenticabile, ma potenzialmente tra i migliori in uscita quest'anno. Soprattutto per coloro che cercano un'esperienza open world fantastica.

Un nuovo Arisen

Il titolo è ambientato in un mondo parallelo rispetto a quello del primo Dragon's Dogma, ma la vicenda non cambia molto: noi impersoniamo un Arisen senza memoria, un personaggio a cui è stato rubato il cuore da parte di un drago. L'Arisen è sostanzialmente una compensazione: dove c'è un drago, c'è un eroe intento a proteggere il mondo - una sorta di dicotomia tra bene e male destinata a durare in eterno -.

Lo scopo, tuttavia, va ben oltre la sconfitta di un drago, non per altro il nostro obbiettivo primario è reclamare il trono che ci è stato sottratto, tornando, dunque, a regnare. Per farlo dovremo viaggiare in lungo e in largo, esplorando le due terre: Vermund, la nazione degli umani con verdi colline e castelli imponenti; e Battahl, una terra desertica abitata principalmente dai Feridi, un popolo dall'aspetto felino, caratterizzata da canyon e rovine di antichi templi.

Prima di farlo, però, il gioco ci mette a disposizione la possibilità di personalizzare il nostro Arisen. Preparatevi, perché siamo dinanzi all'editor più corposo e completo che ci sia mai capitato di vedere in un gioco di ruolo. L'estetica, infatti, è a 360 gradi: qualsiasi parte del corpo (a parte i genitali, per buona pace degli amanti di Cyberpunk o Baldur's Gate), può essere modificata. In sostanza, è possibile realizzare qualsiasi tipo di personaggio, al netto di avere una buona fantasia. Fate attenzione, però, la corporatura incide anche sul peso trasportabile e su alcune doti atletiche, di conseguenza è fondamentale ragionare bene sulle modifiche da effettuare. 

Oltre a questo, ovviamente, ci è data la possibilità di scegliere tra ben quattro classi: ladro, guerriero, mago e arciere. Le prime due sono banalmente pensate per il combattimento ravvicinato, ove il ladro è più agile e scattante, mentre il guerriero si pone come avanguardie. Le ultime due, invece, fungono da supporto e attacchi a distanza. Queste sono in realtà solo le prime classi, poiché nel gioco ne vengono sbloccate altre mentre si esplora e si completano missioni, tra cui l'illusionista, l'Arcier-Mago, il Cavaliere Mistico, il Distruttore o lo Stregone. Ognuna, con doti particolari e abilità specifiche. 

Non dovete comunque preoccuparvi molto delle scelte che fate durante l'editor, la classe può essere intercambiata ogni qualvolta che lo si desidera nella Gilda delle Classi presente in quasi tutti i villaggi. Ciò rende il gameplay molto più dinamico e meno stagnante, permettendoci di sperimentare moltissime strategie diverse durante i combattimento e alternare, di tanto in tanto, le nostre armi. 

Ogni classe, chiaramente, offre delle skill uniche che possono essere sbloccate salendo nel grado classe tramite i crediti classe, ottenibili eliminando mostri o aprendo alcuni forzieri. Funge un po' da esperienza, anche se quest'ultima è comunque presente e necessaria per salire di livello standard, che ci fornisce punti in più nelle nostre caratteristiche base.

Anche la componente puramente estetica può essere modificata, al netto di pagare una certa quantità di denaro. Tutto questo è fondamentale, poiché non è possibile (almeno per ora) creare più di un personaggio. Lo slot di salvataggio è uno solo e ciò significa che dobbiamo tenerci il protagonista che creiamo dall'inizio alla fine (con la possibilità di un cambiamento solo post-end game). Non vi preoccupate, non esiste un level cap visto che il livello massimo raggiungibile è il 999, ma è comunque un dispiacere che il team non abbia garantito più di uno slot. Ci auguriamo ci possano essere dei cambiamenti in futuro.

La personalizzazione non si ferma qui, perché oltre a noi dovremmo gestire la nostra Pedina principale. Le pedine, per chi non lo sapesse, sono i companion di Dragon's Dogma, ove una è di nostra proprietà e cresce praticamente con noi, mentre altre due sono "prese in prestito" dagli altri giocatori. Le Pedine sono la parte più divertente del gioco di Capcom: queste possono avere diversi stili di combattimento e di carattere, integrandosi nel gameplay in maniera attiva al contrario di tantissimi altri giochi di ruolo. Le Pedine lavorano per un unico obbiettivo: servire l'Arisen, e ciò implica che a seconda del carattere che gli viene donato agiranno in maniera specifica, magari aprendo i bauli in autonomia, raccogliendo risorse, lanciandosi al combattimento in maniera impavida o proteggendovi rischiando la vita. Spesso potrebbero aiutarvi a rialzarvi durante una caduta, raccogliendovi mentre vi lanciate da una scala o persino soccorrere gli alleati caduti. Insomma, il modo in cui le Pedine agiscono sul mondo di gioco è unico e le rende molto di più di semplici personaggi di supporto, bensì dei veri amici con cui si instaurano rapporti d'amicizia.

Nel mondo di Dragon's Dogma 2 è anche presente un malus raro quanto letale: la Peste Draconica. Si tratta di una malattia contagiosa che infetta le Pedine nei loro viaggi tra i mondi. Le Pedine affette da questo morbo paiono mostrare prestazioni al di sopra delle loro possibilità e diventano vistosamente più aggressive. Non solo, la peste può contagiare gli NPC, facendoli morire.

Nel nostro viaggio non l'abbiamo contratta, ma sappiamo di colleghi che hanno visto perdere tutti gli NPC delle loro città

Come vi avevamo accennato, è possibile formare un gruppo di tre Pedine, dove una è personale, mentre le altre due sono acquisibili in due modi: esplorando in giro nel mondo e la Faglia. Quest'ultimo è un luogo dove vengono raccolte diverse Pedine presenti da altri mondi che sono sostanzialmente i companion principali degli altri giocatori. È sempre consigliabile prendere delle Pedine che possano compensare le nostre mancanze e soprattutto andare d'accordo con gli altri membri del gruppo, poiché altrimenti potrebbero generare disorganizzazione durante un combattimento impegnativo. Un'altra particolarità da valutare è la loro esperienza, dato che una Pedina esperta può guidarci durante una missione che magari ha già superato con il suo "padrone" o persino farci scoprire luoghi inediti che non avevamo precedentemente visitato. 

Le Pedine lavorano per un unico obbiettivo: servire l'Arisen

Chiaramente, anche la nostra Pedina può essere "noleggiata" dagli altri giocatori, apprendendo a sua volta nuove informazioni tramite e magari venendocele a riferire successivamente. Per farvi un esempio, è capitato che una Pedina di un altro giocatore non avesse trovato dei materiali che invece avevamo recuperato in una caverna, ciò ha permesso alla stessa di andarlo a riferire al suo padrone, dando vita a mondi paralleli interconnessi.

Anche se le Pedine, per ovvie ragioni, non sono caratterizzate come dei personaggi ben scritti, la loro presenza è ben percettibile durante il gameplay. Chiacchierano molto, anche fra di loro, esprimendo perplessità, rabbia o felicità. Nei combattimenti offrono consigli e se non sanno come fare tendono a seguire le nostre gesta. In poche parole, ci si sente davvero partecipi di un bel gruppo e a volte separarsi da alcune Pedine fa davvero venire il magone, ma è necessario per crescere ulteriormente e diventare più forti.

Quanto è bello esplorare

Oltre alle Pedine, il vero focus di Dragon's Dogma 2 è certamente l'esplorazione. Se siete appassionati del brand e conoscete già il gioco, niente paura, sarete abituati e non dovrete imprecare per ogni passo fatto. Per tutti gli altri, è arrivato il momento di raccontarvi in che modo il titolo è in grado di mettervi in difficoltà, ma anche darvi tantissime soddisfazioni.

Dimenticate Skyrim o qualsiasi altro GDR semplicistico, nel titolo di Capcom esplorare significa sudare e ragionare. Il mondo di gioco, infatti, è ben quattro volte più grande rispetto al primo Dragon's Dogma ed è praticamente esplorabile soltanto a piedi. All'inizio tutto questo spaventa, anche perché il viaggio rapido è davvero ridotto e fattibile in soli due modi: attraverso i carri, che tuttavia si spostano solo in determinate città e in alcuni orari, e tramite le le pietre del teletrasporto in grado di essere utilizzate su pietre di Telecristalli, che tuttavia sono davvero estremamente rari.

Raggiungere un luogo, quindi, potrebbe risultare una scelta molto complessa, soprattutto se è lontano. Il fatto, però, che nulla sia segnato sulla mappa, rende ogni piccolo passo una scoperta. Non abbiamo indicatori o altre semplificazioni degli open world moderni, ma una vera e propria mappa da scoprire per quanto nostro.

Ovviamente i viaggi non sono mai troppo facili: di giorno i nemici possono apparire e infastidirvi, ma bene o male ce la si cava, mentre di notte tutto diventa più complesso: appaiono molti più nemici e la visibilità è ridotta a zero, costringendo l'uso della lanterna. Volendo è possibile portare dei kit per accamparsi nei vari falò sparsi per la mappa, ma questi pesano tantissimo e rallentano il gruppo. 

In ogni caso, prima o poi riposarsi è necessario, sia per recuperare la vita persa sia per potenziarsi attraverso la possibilità di cucinare per accrescere delle statistiche in maniera temporanea, pertanto o lo si fa in una locanda, pagando una cifra variabile, o con i kit che vi avevamo citato poc'anzi.

A volte è naturale decidere di esplorare un luogo nascosto per capire anche che cosa ci potrebbe essere, dopotutto è l'indole di ogni videogiocatore che si rispetti, ma in Dragon's Dogma 2 tutto questo potrebbe portare a un rovinoso errore. Un esempio è una vicenda che i capitata a metà gioco: avevamo deciso di prendere una strada alternativa, ritrovandoci in un percorso lunghissimo pieno di nemici; finendo in un vicolo cieco e con la notte in arrivo ci siamo trovati costretti a tornare indietro con la vita al minimo, mentre i lupi ci davano la caccia e il nostro personaggio moriva dalla stanchezza.

Non abbiamo indicatori o altre semplificazioni degli open world moderni

Avrete capito, quindi, che l'esplorazione è una vera e propria esperienza, anche considerando che ovunque si arrivi bisogna poi pensare al fatto che è necessario tornare indietro e non basta aprire la mappa e selezionare un luogo come se nulla fosse. Ciò lo rende frustrante, almeno all'inizio, ma vi assicuro che è anche maledettamente soddisfacente.

Tutto questo è incentivato dal fatto che il mondo è abbastanza denso di segreti, oggetti nascosti in grado di aiutarci nell'avventura e mostri rari da abbattere. Nulla di ciò esploriamo è davvero fine a se stesso, magari aiutandoci a scoprire missioni uniche o personaggi in grado di farci progredire nelle varie storie. Inoltre, nelle 33 ore impiegate per concludere la prima run, non abbiamo scoperto tutto, segno che è necessario più di una partita per poter godere appieno dell'avventura.

Ovviamente nel gioco non si cammina e basta, giacché il combattimento è l'altra componente principale. Sarete giunti alla conclusione che Dragon's Dogma non è un banale GDR, è particolarmente diverso in tantissimi spunti e anche nel modo in cui si affrontano i nemici riesce a essere unico nel suo genere. Innanzitutto il titolo fa un grandissimo uso della fisica e ciò implica che è possibile interagire con un gran numero di oggetti nel mondo di gioco; ad esempio, raccogliendo o scagliando rocce, casse, barili esplosivi e persino compagni e... sì, anche nemici. Una volta ferito un mostro è, infatti, possibile prenderlo e lanciarlo giù da un burrone, oppure si può spezzare una fune di un ponte per farlo cadere o arrampicarsi su un mostro per colpirlo nei suoi punti deboli. 

Inutile sottolineare quante situazioni abbastanza divertenti si creino durante le scorribande, da arpie che sollevano le Pedine facendole cadere nel vuoto fino a compagni che prendono i nemici lanciandogli addosso ad altri. Nel 2012 tutto questo era sconosciuto da parte di molti, ma immaginate quanti momenti potrebbero nascere sui vari social con un gioco in grado di fare tutto questo. 

C'è, però, l'altra faccia della medaglia e riguarda l'uso della telecamera, lo stealth e le novità rispetto al primo episodio.

In primis, la mancanza di un lock on dei nemici è comprensibile dal peculiare sistema di combattimento, ma sarebbe sbagliato non ammettere che a volte è davvero confusionario, soprattutto quando si è aggrappati a un nemico e non si capisce minimamente dove diavolo stiamo colpendo. Anche con grandi quantità di mostri diventa difficile combattere a distanza ravvicinata, spesso colpendo completamente a vuoto.

Incomprensibile, poi, la presenza di un paio di missioni stealth, dove ci viene chiesto di non farci vedere o mascherarci, dato che semplicemente non esiste la possibilità di accovacciarci. Fortunatamente non sono tante, ma la loro presenza è inspiegabile, considerando quanto poco siano godibili. C'è poi il punto delle novità: Dragon's Dogma 2 è sì molto più grande del primo capitolo e anche tecnicamente migliore, ovviamente, ma non ha nulla di davvero nuovo che lo rende un seguito migliorato sotto ogni aspetto. Non fraintendete, ci sono delle particolarità che faranno gola anche a chi ha passato centinaia di ore sul primo capitolo (per esempio il fatto delle pedine che imparano dai giocatori e ci guidano), ma in generale l'esperienza non sarà particolarmente diversa e ciò potrebbe un po' infastidire chi si aspettava un gioco rivisto in tutto e per tutto.

Un mondo meraviglioso... ma non senza difetti

Gran parte della bellezza esplorativa proviene certamente dai meravigliosi scorci che è possibile notare mentre ci si avventura nel mondo di gioco. Da canyon deserti, spiagge brillanti e foreste magiche a città e villaggi, la varietà visiva messa in piedi dal RE Engine è senza dubbio affascinante e soddisfacente. 

Insomma, camminare è stancante e spesso noioso, ma scorgere il fumo dei bracieri in lontananza o osservare i grifoni in volo compensa largamente tutta la fatica del viaggio. Da questo punto di vista, il team ha svolto un lavoro sontuoso per quanto riguarda l'impatto estetico sulla lunga distanza, offrendo una reale sensazione di avventura e massima libertà. 

Tutto questo, però, si perde quando si osserva che il mondo tanto enorme, quanto fantastico, sia anche abbastanza statico. Le città non vivono quel dinamismo che avremmo voluto, con negozi sempre aperti e paesani atti a dialogare e commerciare; sotto questo punto di vista, The Witcher 3 e Skyrim risultano ancora un netto passo avanti. Una parte positiva, però, è che gli NPC possono morire (anche quelli legati alle missioni). Tutti sono riportabili in vita grazie all'uso dei Cuori di Drago, ma volendo è anche fattibile rendere la mappa di gioco vuota di personaggi -siamo certi che qualcuno prima o poi lo farà -.

C'è poi l'enorme tallone d'Achille del framerate. Di norma i 30fps non sarebbero un problema se ben stabili ma, purtroppo, in questo caso non è così. Nella versione da noi testata, quella Xbox Series X, il gioco ha presentato delle incertezze, scendendo anche sotto i 25fps in alcuni combattimenti abbastanza impegnativi. Siamo abbastanza certi che una modalità a 60fps sarebbe stata possibile in questa produzione, anche considerando che sì, è vero che gli effetti particellari sono buoni e l'ambientazione in generale è ben realizzata, ma non un qualcosa da strapparsi i capelli o da considerarsi fuori standard. I volti e le animazioni, infatti, potrebbero rientrare benissimo nella passata generazione, portandoci a rimanere abbastanza delusi dalla mancanza di una modalità performance per il titolo, che ci auguriamo possa arrivare quanto prima attraverso un aggiornamento.

Se sul comparto tecnico abbiamo avuto dei dubbi, su quello sonoro quantomeno possiamo rimanere soddisfatti. Al di là della colonna sonora che siamo certi non deluderà nessuno, sia per qualità sia per varietà, a sorprendere è l'effettistica, dall'uso degli incantesimi fino ai versi delle creature che abitano il mondo di Dragon's Dogma 2. Passeggiare di notte, al buio e improvvisamente udire un ruggito di un orco e non sapere dove questo potrebbe essere, inquieta il giusto e offre la giusta atmosfera durante l'esplorazione. Insomma, gli sviluppatori hanno c'entrato il punto sotto questo aspetto.

Voto Recensione di Dragon's Dogma 2


8

Voto Finale

Il Verdetto di Tom's Hardware

Pro

  • Mondo di gioco che premia l'esplorazione

  • Possibilità d'approccio al gameplay notevoli

  • Potenzialmente infinito

  • Alcuni scorci sono davvero meravigliosi

Contro

  • Svariati cali di framerate su console

  • Poche novità rispetto al primo capitolo

  • Telecamera a volte molto confusionaria

Commento

Dragon's Dogma 2 è un'esperienza che ci ha divertito e coinvolto, forse uno dei GDR più originali e soddisfacenti che giocherete quest'anno. Tuttavia, le differenze rispetto al primo episodio sono davvero minime e la fluidità ridotta su console ci ha un po' deluso. Va comunque specificato che questa operazione è pensata soprattutto per avvicinare un gran numero di nuovi giocatori, visto e considerato che il capitolo precedente rimane ancora oggi poco conosciuto e apprezzato. Secondo questo ragionamento, quindi, chi non ha mai approcciato Dragon's Dogma potrebbe trovarsi dinanzi all'operazione più peculiare degli ultimi anni, amandolo potenzialmente alla follia od odiandolo totalmente. Ma per tutti coloro che si aspettavano un sequel rivoluzionato potrebbe esserci un po' di rammarico, al netto comunque di un mondo di gioco molto più grande e ricco di segreti. Insomma, nel bene e nel male Capcom ha comunque raggiunto il suo obbiettivo, dando nuovo lustro a un franchise che sembrava perduto nei meandri dell'oscurità e sfruttando un Cuore di Drago per riportarlo in vita. 

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Dragon's Dogma 2

Action-RPG di Capcom ambientato in un open world enorme.
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