10 0 8.5 Fist of the North Star: Lost Paradise – Playstation 4
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PlayStation 4

Fist of the North Star: Lost Paradise Recensione, chi mai scorderà Ken su PS4


Fist of the North Star: Lost Paradise – Playstation 4
Genere
Picchiaduro a scorrimento / RPG
Piattaforma
PS4
Sviluppatore
Ga Gotoku Team / SEGA
Editore
SEGA
Data di Uscita
02/10/2018
Fist of the North Star: Lost Paradise è il primo gioco di Ken il Guerriero di questa generazione e in esclusiva per PS4.

Negli ultimi anni, questa quarta generazione PlayStation ha annoverato delle produzioni di primissimo livello ricche di sorprese da parte di SEGA e del Ga Gotoku Team, gli sviluppatori responsabili della serie di Yakuza. Ma questa volta il team ha voluto sperimentare qualcosa di leggermente diverso delle avventure di Kiryu Kazuma, sfruttando un’imponente licenza come quella di Hokuto No Ken, meglio da noi conosciuto come Ken il Guerriero con questo nuovo Fist of the North Star: Lost Paradise, in esclusiva per PS4.

Dopo aver assistito all’eccellente Yakuza 6: The Song of Life e al rifacimento del mitico Yakuza 2 con Yakuza Kiwami 2, confezionando uno dei remake migliori di sempre, il Ga Gotoku Team poteva prendersi anche un periodo di meritato riposo… e invece no. Hanno preferito cimentarsi in una delle sfide più ardue di sempre della storia videoludica, ovvero sviluppare un gioco su Ken il Guerriero degno di questo nome.

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Se avete letto il nostro speciale dedicato alla storia di Ken il Guerriero nei videogiochi, avrete scoperto che il personaggio nato dalla mente di Yoshiyuki Okamura aka Buronson, ha fatto il suo debutto in occidente ben 35 anni fa, e nello specifico mondo dei videogiochi nel 1986 quando in Giappone viene pubblicato il primo titolo ispirato al nostro guerriero: Hokuto no Ken Violence Gekiga Adventure. Ma dopo tanti anni, sono state davvero rare le volte che siamo riusciti a giocare un titolo memorabile del discendente della Divina Scuola di Hokuto. Forse le aspettative erano troppo alte, oppure occorreva cambiare definitivamente genere rispetto agli ultimi due musou sviluppati da Koei Tecmo. Perché non farne un open world con una storia inedita? Dunque, abbiamo assistito all’evento cinematografico del 25 settembre che con Ken il Guerriero – La leggenda di Hokuto festeggiava i 35 anni del fumetto e, mossi dalle tecniche della Divina Scuola di Hokuto abbiamo iniziato il nostro viaggio verso Eden.

Fuori dall’Eden sei già morto.

Con la scelta coraggiosa di voler narrare una storia inedita che si colloca tra la prima e la seconda serie del canone di Tetsuo Hara e Buronson, ci troviamo ancora in una Terra desolata e devastata dalle esplosioni atomiche di una guerra nucleare, impersonando Kenshiro, 64º successore della Divina Scuola di Hokuto, difensore di tutti i superstiti sopraffatti dalla brama di potere dei signori del male come il caro fratellone Raoul e il dittatore Shin che, dopo aver rapito la nostra amata Yuria (Julia per l’Occidente n.d.r.), cede sotto i colpi Ken. Sfortunatamente, dovrà passare ancora molto tempo (e centinaia di corpi esplosi) prima che Ken possa riabbracciare Yuria. Infatti, la nostra storia inizia proprio con la sconfitta di Shin e la ripresa della ricerca di Yuria che sembra sia stata avvistata nella cittadina di Eden.

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Si tratta di un ricco avamposto dove i suoi cittadini riescono a vivere in armonia protetti dalle sue mura e sotto la guida di Xsana, una mite sacerdotessa che governa la città dei miracoli con saggezza, proteggendola con un piccolo esercito dai predoni del deserto. L’unico modo per Ken di oltrepassare le mura di Eden senza uccidere i soldati di Xsana è da… prigioniero. Ma non esistono sbarre in grado di trattenere la potenza di Kenshiro, che impressionando Jagre il Capitano delle guardie di Eden, gli permetterà di partecipare ai giochi dell’arena dei gladiatori: qui faremo la nostra prima boss-fight con una vecchia conoscenza (non vi roviniamo la sorpresa) e guadagneremo la libertà oltre al favore di Xsana, che vedrà in noi un salvatore dai continui attacchi dei predoni. Una storia inedita che non manca di riproporre i personaggi più noti della serie come Bart, Lin, Toki, Raoul e molti altri, che pur non brillando di originalità si impegna in tutta la sua durata a mantenere intatto lo spirito caratteristico della serie canonica che tutti conosciamo.

Dopo la battaglia nell’arena dei gladiatori, l’intreccio narrativo ci permetterà di scoprire tutto ciò che Eden ha da offrire, ovvero un open-world in forma ridotta: una strada con un mercato aperto, un casinò, un night club, cocktail bar, un negozio di talismani e poco altro insieme ai problemi dei suoi abitanti che di volta in volta sbloccheranno delle quest secondarie. Tutto qui.

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Quindi se siete fan di Yakuza in astinenza del caro Kamurocho, sappiate che qui non avrete gli stessi colori del quartiere di Tokyo, la stessa varietà e i suoi divertimenti, anche se su quest’ultimo aspetto la vicinanza con la serie di Yakuza si fa sentire. Ken avrà la possibilità di giocare al casinò a poker, blackjack, roulette; i nostri passatempi incontreranno il gioco del baseball, i cabinati di OutRun e del vecchio Hokuto no Ken per Sega Master System, ma non ci saremmo mai aspettati di dover gestire la sicurezza di un night club, fare anche cocktail indossando uno smoking, o diventare dei Dottor Ken curando dei pazienti con le tecniche dell’Hokuto Shinken (come il fratello Toki n.d.r.) con tanto di camice bianco e sedute di musicoterapia con la quale curare a suon di cazzotti alcuni malviventi a ritmo di musica e Quick Time Event.

Divertente senza dubbio, ma davvero poco affini al nostro Guerriero, che in qualunque delle situazioni appena descritte conserva la sua espressione imperturbabile. Probabilmente perché il nostro Ken è sempre concentrato nelle sue tecniche sanguinarie con le quali affronta i suoi nemici. E non dubitate che anche stavolta ci sarà parecchio da menare le mani.

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Fuori dalle mura di Eden potremmo percorrere chilometri e chilometri di deserto e dune a bordo di un fuoristrada messo a punto dal fidato Bart, che potremo migliorare con alcuni upgrade nel corso dell’avventura. Oltre gli scenari desertici troppo spogli e privi di qualsivoglia dettaglio, tutte le sessioni di guida (comprese le gare) soffrono di una fisica a tratti imbarazzante, che vi lasceranno spesso in preda ai malviventi motorizzati che popolano il deserto saltando fuori casualmente come nei più classici dei giochi di ruolo. Insomma, fare il pilota non sarà tanto divertente.

“Concentrazione uguale forza”.

Quelle appena scritte sono le parole di Ken e nonostante lo spirito di questo gioco votato al picchiaduro crudo e immediato, trovano spazio nello stile di lotta introdotto dagli sviluppatori. Si tratta di un sistema di gioco abbastanza noto ai fan di Yakuza, dove un menù con delle abilità e una struttura ad albero caratterizzano tutte le mosse più famose di Kenshiro, anche se disposte e presentate in un modo piuttosto confusionario. L‘Hokuto Hyakuretsu Ken, meglio conosciuto come la tecnica dei cento colpi di Hokuto, Il pugno divino di hokuto del vuoto, l’onda d’urto della doppia lama tagliente del monte roccioso e molti altri che vengono eseguiti durante il combattimento.

I comandi sono semplici e immediati, presi in prestito dagli ultimi capitoli di Yakuza: “quadrato” per i pugni, “triangolo” per i calci, “X” per le schivate e “cerchio” per le prese e l’esecuzione delle mosse speciali che saranno accompagnate da una serie di QTE.

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E la “concentrazione” di cui vi abbiamo accennato nel titolo di questo paragrafo? Entra in gioco dopo avervi fatto familiarizzare con i comandi, dopo aver sbloccato nuove abilità con colpi sempre più devastanti e con QTE sempre più lunghi e ricchi che richiedono anche una certa memoria per essere eseguiti alla perfezione. Al posto della “Dragon Bar” di Kiryu dovremo riempire le gloriose sette stelle dell’Orsa Maggiore, ma alla stessa maniera, premendo R2, scateneremo l’ira di Ken con la sua aurea azzurra e, soprattutto, con colpi ancora più potenti (spesso invincibili con i nemici comuni) che spazzeranno via i numerosi antagonisti di ogni battaglia.

Ma lo spettacolo arriva con le boss-fight. Anche se il livello di sfida non si impenna particolarmente (si tratta di scontri decisamente più lunghi), i QTE aumentano in modo esponenziale a prescindere dall’esecuzione delle mosse speciali, con una grande spettacolarizzazione delle immagini e una regia che si avvicina tantissimo a quella dell’anime originale. Quindi, come ci aspettavamo, il sangue scorre a fiumi, nonostante ci venga data la possibilità di disattivare gli effetti più sanguinosi dal menù principale.

Con l’ausilio dei talismani che sbloccheremo e miglioreremo nel corso degli eventi, durante i combattimenti potremo azionare dei power-up temporanei con la croce direzionale. Questi sono caratterizzati da alcuni disegni originali provenienti direttamente dal manga, un ulteriore elemento per proiettarci nello spirito dell’opera originale.

Cartone animato o fotorealismo?

Possiamo affermare che gli sviluppatori si sono prodigati per trovare un’adeguata via di mezzo. Nonostante avessero a disposizione le potenzialità di un Dragon Engine adoperato negli ultimi capitoli di Yakuza, il team ha deciso di fare un passo indietro sfruttando lo stesso engine grafico di Yakuza 0, creando una serie di compromessi logici e permissivi che restituiscono una resa visiva davvero fedele all’anime pur mantenendo alcuni elementi prossimi a una possibile controparte reale. Il risultato è stupefacente nei personaggi principali: abbiamo il Kenshiro meglio realizzato in tutti i suoi trentadue anni di carriera videoludica. Così come gli altri personaggi comprimari. Solo alcuni modelli dei personaggi secondari, come i cittadini di Eden, a volte risultano poco proporzionati o poco dettagliati, come avviene anche per alcuni scenari.

Tuttavia, riguardo questi ultimi, dobbiamo sempre tenere a mente l’ambientazione post-nucleare ricreata che spalleggia degli ambienti già poveri di dettagli (gli stessi paesaggi desertici e le onnipresenti rovine che abbiamo conosciuto nell’anime originale n.d.r.). In ogni caso, fino ad oggi si tratta della rappresentazione visiva di Hokuto No Ken meglio riuscita nei videogiochi.

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Il doppiaggio non è quello degli ultimi due OAV del 2008 (La leggenda di Toki; La leggenda del vero salvatore), e si avvale degli attori che hanno doppiato Yakuza 6 e Yakuza Kiwami 2, Takaya Kuroda nei panni di Kenshiro, Hidenari Ugaki (Goro Majima) in quelli di Jagi, Toshiyuki Morikawa (Kashiwagi) nel ruolo di Toki e Masami Iwasaki (RyÅ«ji Goda) in quello di Raoul, con un risultato spesso prossimo all’originale e più che soddisfacente. Quindi, oltre l’originale giapponese, la localizzazione è presente in lingua inglese con doppiaggio e sottotitoli. Anche i meno pratici della lingua anglosassone si troveranno a proprio agio con dei dialoghi non troppo lunghi o complessi contrariamente a quanto avviene nella serie di Yakuza.

Non possiamo dire lo stesso per le musiche del gioco, prevedibilmente rockeggianti, ma ripetitive, lontane e prive dei pezzi originali come Tough Boy e Ai wo Torimodose / You wa shock (che abbiamo scoperto essere incluse nella sola Premium Edition orientale). Un vero peccato per i nostalgici.

Abbiamo portato a termine la campagna principale in circa 23 ore di gioco, una durata che è destinata a salire completando le oltre 80 quest secondarie o se vi cimenterete a lungo nei tanti mini-giochi proposti in quell’inconfondibile “Yakuza Style”, quasi a voler sottolineare un certo marchio di fabbrica. Sappiate che non si tratta di uno Yakuza con una skin di Ken il Guerriero.

Le vicinanze con il franchise SEGA sono volutamente rivendicate in diversi punti del gioco con easter egg disseminati nei modi più improbabili, (tecniche di combattimento che omaggiano il Dragone di Dojima e perfino il sistema che riconosce se avete un salvataggio della serie di Yakuza nella PS4! n.d.r.), tuttavia, possiamo dire serenamente che Fist of the North Star: Lost Paradise non tradisce lo spirito della serie originale rappresentando un vero prodotto “fan service” in termini positivi.

Fist of the North Star: Lost Paradise – Playstation 4

Fist of the North Star: Lost Paradise è il primo gioco di Ken il Guerriero di questa generazione e in esclusiva per PS4. Sviluppato dal team SEGA di Yakuza, Ken il Guerriero dovrà cercare la sua amata Yuria nella cittadina di Eden in un vero open-world dedicato.

8.5
8.5

Verdetto

Fist of the North Star: Lost Paradise è un esperimento, che si impegna dall’inizio alla fine nel proporre un prodotto studiato appositamente per i fan. Sviluppato dal team responsabile della saga di Yakuza, con l’esperienza sui picchiaduro a scorrimento mascherati da open-world che anche in questa inedita avventura di Ken riesce a vestirsi di tutti gli elementi caratteristici del fumetto di Buronson. Alcune imperfezioni grafiche, una progressione delle tecniche di Hokuto un po’ confusionaria e alcune mancanze musicali, non ci hanno impedito di proclamarlo come il miglior gioco di Ken il Guerriero di sempre. Adesso vogliamo un seguito!

Pro

Ken e i protagonisti realizzati in modo superbo; storia inedita che si colloca bene nel canone originale; si mena e ci si diverte tantissimo; tanti mini giochi in Yakuza Style…

Contro

…solo che a volte ridicolizzano Kenshiro; alcuni scenari sono davvero troppo spogli; poteva avere un OST migliore.