Realtà virtuale

Half-Life Alyx | Recensione: il giorno 0 della realtà virtuale


Half-Life Alyx – PC
Genere
Sparatutto
Piattaforma
PC con Valve Index, Oculus Rift, Windows Mixed Reality o HTC Vive
Sviluppatore
Valve
Editore
Valve
Data di Uscita
23/03/2020

Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi.
(Ernest Hemingway)

Che cos’è per voi la perfezione? Un dipinto di Caravaggio? Una scultura di Michelangelo? Una sinfonia di Beethoven? Certamente ognuna di queste cose potrebbe, a proprio modo, essere perfetta, pur presentando al tempo stesso delle imperfezioni. “La perfezione si ottiene” diceva Saint-Exupéry “non quando non c’è più nulla da aggiungere, ma quando non c’è più niente da togliere.”

Dal punto di vista etimologico “perfetto” non significa privo di imperfezioni. Significa “compiuto”. Perfetto dunque è ciò che così buono al punto che nulla di simile potrebbe essere migliore. Perfetto è ciò che ha raggiunto il proprio scopo.

Valve con Half-Life Alyx lo ha raggiunto. Ha creato qualcosa che oggi non potrebbe essere migliore. Qualcosa di compiuto. A cui difficilmente si potrebbe aggiungere qualcosa. E a cui sicuramente non vorrei togliere alcunché.

Per me dunque Half-Life Alyx è perfezione.

Ve lo dirò con franchezza: mettetevi il cuore in pace. Non è necessario percorrere l’intero arco narrativo del gioco. Basta la prima mezz’ora in Half-Life Alyx per capire quale sarà il GOTY 2020. Credetemi, non c’è Doom Eternal che tenga (PS: è fantastico, giocatelo!). E no, non ho bisogno di giocare Dying Light 2, Cyberpunk 2077, Ghost of Tsushima, Halo Infinite o The Last of Us Part II per stabilirlo con assoluta certezza. E chiedo scusa per quelli che non ho citato. Ma Half-Life Alyx gioca in un’altra categoria.

Ognuno dei titoli menzionati potrà eccellere nel comparto tecnico, in quello narrativo o nel gameplay. O in anche in tutti questi messi assieme! Cose che comunque al titolo Valve non fanno difetto. Ma sicuramente nessuno potrà anche solo avvicinare l’ambizione e il coraggio di Half-Life Alyx.

L’ambizione di andare oltre i limiti imposti non solo dalla tecnologia, ma anche dalle consuetudini dei videogiocatori. E coraggio nell’accettarne le estreme conseguenze: Half-Life Alyx risulta giocabile esclusivamente in VR ed esclusivamente sulla piattaforma più potente che ci sia oggi: il PC. E non tiratemi in ballo la “Master Race” per favore… qui si parla di semplice necessità. Il PC ad oggi è l’unica piattaforma che possa far girare un gioco come questo.

Le cose stanno così, volenti o nolenti: questo è IL gioco del 2020. Quello che tutti dovrebbero giocare. E quello che purtroppo non tutti giocheranno…

Ma io ho un obiettivo e ce l’aveva anche Valve quando ha deciso di percorrere questa strada. Quando ha deciso, contro ogni previsione e logica, di tradurre in realtà il sogno di tutti quegli appassionati che non si erano mai arresi all’idea che non ci sarebbe più stato un Half-Life. E che, da un suo ritorno, si aspettavano qualcosa di grandioso. Quell’obiettivo, che poi è un sogno, vede ognuno di voi con un visore VR in casa. Vede una realtà virtuale non più aliena, ma perfettamente calata nella quotidianità del nostro esser videogiocatori. Persa ogni connotazione di tecnologia esclusiva, per diventare realmente inclusiva. Non sostitutiva del gaming come lo conosciamo oggi sia chiaro, ma in affiancamento a esso. Perché si tratta di rivoluzione sì, ma da affrontarsi un passo alla volta. E Half-Life Alyx è il più significativo dal 2016. Ossia da quando i visori di realtà virtuale sono tornati in commercio. Questa volta per restarci.

Tutto ciò che sto per raccontarvi ha l’obiettivo di indurvi a compiere quel passo. Di farvi indossare un visore. Fosse anche a casa di un amico e solo per una prova. Di spiegarvi che ne vale la pena.

E per dio se ne vale! Mi assumo la responsabilità di ciò che sto per dirvi: prendetevela pure con me se non dovesse essere così! Ma prestate attenzione alle mie parole: dimenticatevi tutto quel che è stato fino ad oggi. Premete il tasto reset su voi stessi. E tenete presente una cosa: tutto questo non è che l’inizio. Perché il meglio deve ancora venire!

Una serie entrata nel mito

Sono passati più di 12 anni dall’ultima volta in cui è uscito un videogioco con la dicitura “Half-Life” nel titolo. E più di 15 dall’uscita dell’ultimo capitolo principale della serie. Per qualcuno Half-Life era ormai un lontano ricordo custodito gelosamente in un cassetto o lasciato a prendere polvere su uno scaffale. Per altri una creatura mitologica, conosciuta solo attraverso i meme che da anni circolano in rete. I più giovani, che non avranno mai giocato un Half-Life, potrebbero perfino ignorare che cosa sia!

Che cosa è dunque Half-Life? Se lo esprimiamo in numeri è una serie, creata da Valve (sono quelli di Steam), che tra due capitoli principali, alcuni spin off ed espansioni ha venduto qualcosa come 30 milioni di copie (dato aggiornato a qualche anno fa) considerando tutte le piattaforme su cui è uscita. Diventando di fatto uno dei franchise più importanti dell’industria del videogioco. Insomma una vera icona! Ma questa non è che una parte della storia.

L’altra parte ci dice che non esiste un’altra serie al mondo come Half-Life. Capace a ogni iterazione, a ogni suo uscita, di riscrivere la grammatica stessa del videogioco.

Nel 1998 il primo Half-Life rivoluzionò il modo di concepire la narrazione interattiva in un videogame con visuale in prima persona ed elementi action adventure e shooter. Un titolo che avrebbe fatto scuola! E sei anni dopo Half-Life 2 fu una rivoluzione ancora più grande, con il debutto dell’engine Source e l’introduzione di una fisica che, ai tempi, all’interno di un videogioco non si era ancora vista. Anche lì, dopo Half-Life 2, la gaming industry fu obbligata a compiere un balzo in avanti per tenere il passo di ciò che aveva fatto Valve.

Ma era nulla in confronto a quello che sarebbe arrivato più di 15 anni dopo con Half-Life Alyx!

La donna giusta, nel posto sbagliato può fare una grande differenza

Per godersi Half-Life Alyx non è necessario aver giocato i precedenti Half-Life, anche se credo sia dovuto recuperarli – trattasi di pietre miliari! – ma un po’ di ripasso fa sempre bene!

Riassumendo la trama della serie per sommi capi: nel laboratorio di Black Mesa, nel Nuovo Messico viene condotto un esperimento che porta accidentalmente all’apertura di un portale dimensionale. Delle creature aliene invadono il complesso e le forze speciali vengono mandate a risolvere la situazione e a far sparire ogni evidenza. Uno scienziato di Black Mesa, Gordon Freeman, deve vestire i panni dell’eroe e destreggiarsi tra alieni e marine ostili, fuggendo dal complesso e bloccando l’invasione, dopo aver sconfitto una creatura chiamata Nihilant.

Lo scompenso causato dal portale dimensionale viene però tracciato da una razza aliena chiamata Combine, che arriva sulla Terra e in virtù della sua superiore tecnologia riesce a soggiogarla, riducendo la popolazione in schiavitù. L’umanità precipita in una realtà distopica dove ognuno è controllato e ogni tentativo di ribellione viene schiacciato. L’unica speranza è la Resistenza, in cui confluiscono alcuni scienziati sopravvissuti all’incidente di Black Mesa. Tutto questo mentre Gordon Freeman, in seguito agli eventi del primo Half-Life, si ritrova in uno stato di criostasi indotto dal G-Man, un uomo misterioso vestito in giacca e cravatta e con in mano sempre una valigetta, che sembra agire “al di sopra degli eventi”.

Arriviamo così ad Half-Life Alyx. Nel gioco vestirete i panni di Alyx Vance, figlia di Eli Vance, uno degli scienziati di Black Mesa. Già incontrata durante Half-Life 2, anche se i fatti qui narrati si svolgono 5 anni prima degli eventi di Half-Life 2 Episode 2. Parliamo quindi di un prequel al ritorno in scena di Gordon Freeman.

Benvenuti nella nextgen

Esiste un prima e un dopo. Un mondo prima di Half-Life Alyx. E un mondo dopo Half-Life Alyx. Questo gioco fa da spartiacque.

Dopo averlo avviato per la prima volta, mi scorrevano in testa mille pensieri mentre cercavo di immaginare cosa avesse in serbo Valve per questo ritorno del suo franchise più celebre. Non era Half-Life 3, ma era comunque un Half-Life! E quanto ci sarebbe stato, in Half-Life Alyx, di quello che mi sarei atteso da un Half-Life 3? Mi avrebbe sorpreso, spiazzato oppure deluso? Sarebbe stato amore a prima vista o delusione cocente? Io stesso ero in bilico! Avevo atteso così tanti anni quel momento. Cosa avrei trovato oltre quella siepe?

La verità è che nulla poteva prepararmi a ciò che sarebbe accaduto da lì in poi! A ciò che mi avrebbe atteso oltre quella schermata dei titoli, osservata in piedi tra le macerie di una struttura Combine. Davanti a quella scritta “Start a New Game”. Che sfiorata con un dito mi avrebbe poi trasportato in un altro mondo. In un’altra vita. Nei panni di Alyx Vance. Dentro a City 17.

Ho passato una settimana intera in un’altra dimensione. E quel che sto scrivendo, ora che ne sono riemerso, ne è sia resoconto che conseguenza.

Perché ora, sì ora, dopo averlo completato, sono consapevole che questo non era il momento che attendevo da 12 anni. Ma quello che attendevo da più di 40. Quello che film e libri mi avevano solo fatto immaginare.

Il mio sogno di bambino divenuto realtà.

Una pietra miliare (non solo per la VR)

Esiste una differenza sostanziale tra un titolo VR nativo e un titolo VR cosiddetto “ibrido”, ossia che conservi alcune delle dinamiche di interazione tipiche dei videogiochi non VR, pur essendo giocabile in realtà virtuale. Oppure che risulti giocabile sia in VR che senza.

L’esempio più lampante è Resident Evil 7. Un gioco straordinario per dimostrare il potenziale immersivo di un visore VR nel contesto di un survival horror. A suo modo (e tempo) anche un punto di riferimento. Ma dove entravano in gioco tutti i limiti di un approccio ibrido, oltre che di una tecnologia VR primitiva (per quanto efficace) come quella di PlayStation. Controlli solo tramite pad. Interazioni limitate con il mondo di gioco. In due parole: meno immersione.

Per questo Valve ha scartato l’ipotesi del gioco ibrido. Troppo diverso il modo di interagire e di raccontare le cose, in un titolo canonico e in uno VR. E per questo Half-Life Alyx non si gioca con un pad, ma solo con i motion controller dei visori VR. Che vi permetteranno di usare le vostre mani come fareste nella realtà, afferrando e manipolando oggetti, spostandoli, scansandoli oppure lanciandoli. E poi il colpo di genio…

In Half-Life 2 il “core loop” del gioco era basato sull’uso della Gravity Gun, per manipolare la gravità. Qui invece ci sono i “guanti Russells”. Dei guanti che vi permetteranno di manipolare la gravità, attirando verso di voi gli oggetti semplicemente con un movimento del braccio. E che serviranno per afferrare munizioni, kit di cura, e in generale per interagire in modo più rapido ed efficace con quasi tutto quello che incontrete nel mondo di gioco.

Fatto salvo per questa intuizione, Half-Life Alyx non inventa sostanzialmente nulla. Non riscrive le regole della VR, che pure Valve stessa aveva contribuito a definire anni fa ormai con demo come The Lab. Gli approcci alla “locomotion” (ossia il problema di spostarsi nell’ambiente di gioco), la manipolazione degli oggetti, lo stealth, i puzzle ambientali sono tutte cose che in VR si erano già viste prima e altrove. Pensiamo a un Budget Cuts. E pure nell’implementazione della fisica ci viene in mente un certo Boneworks che si era addirittura spinto oltre, senza però arrivare a un risultato anche solo paragonabile.

Perché c’è una cosa su cui Half-Life Alyx allunga il passo diventando inarrivabile. Il modo in cui tutti questi elementi si fondono tra loro, per dar vita a un’esperienza VR completa, coerente e memorabile. La direzione artistica sorprendente. Le dinamiche di gameplay perfettamente bilanciate. L’audio incredibilmente immersivo. La cura del dettaglio spinta all’inverosimile. I valori produttivi espressi non da ogni singolo ambiente, ma da ogni singolo oggetto del mondo di gioco. Mai un gioco in VR si era spinto fino a questo punto. A un’attenzione per i dettagli che sfocia nel maniacale. Ma che probabilmente era indispensabile per realizzare la visione di Valve.

Ed è qui che l’’evoluzione portata in campo da Half-Life Alyx assume tutti i tratti di una rivoluzione.

Valve voleva dimostrarci cosa potesse essere un gioco VR immerso nella generazione attuale, ma già proiettato nella prossima. Una produzione tripla A paragonabile, per investimenti, alle migliori esclusive che fanno da traino alla vendita delle console. Un gioco senza limiti autoimposti, senza l’obiettivo di far cassa sfruttando il nome. Un gioco che potesse essere d’esempio: per l’industria e per i videogiocatori. La bandiera, la killer app, di cui la VR aveva bisogno. E scusateci se non si chiama Half-Life 3!

Valve non sbaglia un colpo

Half-Life, ma anche Portal, Countestrike, Team Fortress, Left4Dead, Dota2 ci insegnano qualcosa. Dimentichiamoci per un attimo il passo falso di Artifact. E le Steam Machine….resta il fatto che di solito Valve non sbaglia un colpo. Qualcuno poteva pensare che dopo tanti anni e tanti cambiamenti il tocco magico si fosse esaurito. Be’, sappiate che non è così!

Half-Life Alyx è una di quelle cose belle e preziose che vanno custodite. Ti accoglie prendendoti per mano. Non vuole spaventarti, non all’inizio almeno! Comincia lento, ma ti invita a farsi scoprire, lusingandoti con scenari mozzafiato. Il gioco si apre su una vista di City 17 dalla terrazza di un palazzo. E già quell’immagine vi rimarrà impressa a lungo! L’architettura degli edifici intorno a voi parla di glorie ormai passate e stride con le macerie di un luogo completamente devastato dalla guerra. Le pattuglie per le strade. La gente rintanata in casa. I droni di sorveglianza. Enormi Strider che camminano tra i palazzi e navicelle ostili a solcare il cielo. Mentre all’orizzonte incombe la sagoma opprimente della Cittadella. Contate fino a 10! E sarete già dentro.

Passerete qualche minuto su quel terrazzo a scrutare tutto intorno, sporgendovi dal balcone per guardare giù in strada. Accorgendovi, nel farlo, di come le vostre mani possano sfiorare fa ringhiera e vi accorgerete quando accadrà, per via del feedback aptico dei controller (ancora più raffinato se userete i Knuckles di Valve, per cui questo gioco è ovviamente ottimizzato). Vedrete le dita stringersi sul corrimano. Ogni dettaglio curato all’inverosimile. Nulla che possa spezzare l’incantesimo, riportandovi alla realtà. Sta tutta lì la magia di Half-Life Alyx!

Poi a un certo punto vorrete muovervi.

Per spostarvi avrete diverse possibilità, a seconda del vostro grado di comfort nel giocare in VR. Potrete usare il teletrasporto (modalità Blink), spostando verso il basso lo stick del motion controller destro e indicando con la mano il punto in cui muovervi. Lo spostamento sarà istantaneo. Oppure potrete fare la stessa cosa ma raggiungendo la vostra destinazione con uno spostamento automatico accelerato (modalità Shift). Infine c’è il sistema Continuo che vi permetterà di muovervi fluidamente usando in avanti o indietro lo stick del controller sinistro, un po’ come fareste in un tradizionale FPS. E usando la vostra testa o la mano per decidere la direzione in cui avanzare o indietreggiare. Si tratta in realtà di un sistema ibrido: perché in questa modalità potrete alternare tra teletrasporto e movimento continuo con il pad. È sicuramente il sistema di spostamento più immersivo implementato dal gioco, ma richiede una certa abitudine alla VR, altrimenti cadrete subito vittime della sickness. La buona notizia è che l’abitudine a giocare in VR rende sempre più tolleranti. Quindi potrete anche iniziare con una modalità e poi switchare a un’altra proseguendo nel gioco.

Sappiate comunque che del teletrasporto non potrete mai fare a meno. Spostandovi con lo stick infatti potrete solo camminare, mentre in alcuni punti del gioco avrete necessità di saltare per superare degli ostacoli oppure – durante i combattimenti – muovervi rapidamente da una copertura all’altra o evitare l’esplosione di una granata. In quei momenti il teletrasporto sarà fondamentale.

Discorso analogo per la visuale. Potrete usare due modalità per gestirla. O meglio tre considerando che potrete anche usare la vostra testa e il vostro corpo per farlo! In alternativa potrete usare lo stick destro del motion controller per forzare una rotazione. E potrete scegliere tra rotazione fluida (come nei normali FPS) oppure con scatti di un certo angolo. La rotazione angolare rispetto a quella fluida ha il vantaggio di permettere rotazioni più rapide e di indurre meno sickness. Pure qui Half-Life Alyx vi permetterà di personalizzare in modo fine la vostra esperienza: potrete scegliere l’esatta velocità di rotazione della visuale continua, oppure gli angoli di ogni “salto” della visuale angolare, a intervalli di 15°. Personalmente ho iniziato con visuale angolare settata a 30° e da un certo momento in poi sono passato alla visuale fluida con velocità impostata su 65 (la scala di valori è da 1 a 100).

Infine potrete anche decidere se preferite impugnare le armi con la mano destra o con la sinistra. L’obiettivo è adattare perfettamente il gioco a ciascun giocatore.

Le tante anime di Half-Life Alyx

Gustatevi ogni singolo istante di questo gioco. Non divoratelo, bensì centellinatelo. Come ho fatto io. Come se ci volessero altri 15 anni prima che possiate giocarne un altro così. Ma non ci vorranno! Non ora e non più.

Ci sono due modi di giocare a Half-Life Alyx. E uno è quello sbagliato. Si può semplicemente avanzare nella storia. Lasciandosi trasportare da una narrativa coinvolgente, da dialoghi taglienti, da un mondo di gioco opprimente ma immersivo come non mai. E in tal caso aspettatevi una durata tra le 12 e le 15 ore. A difficoltà normale e senza conoscere la soluzione dei puzzle ambientali (comunque mai così complicati da rappresentare un ostacolo alla progressione). Oppure si può esplorare. Dimenticandosi dei confini di uno schermo. E anche quelli del tempo che, levato il visore, scorrerà inesorabile. Sbirciando dietro a ogni angolo. Sotto a quella scatola. Dentro a quel condotto o in quel tubo di cemento poggiato per terra. Alla ricerca di un po’ di munizioni in più o della preziosa resina che vi servirà a potenziare le vostre armi attraverso delle stazioni di replicazione. In tal caso le ore di gioco che impiegherete per portarlo a termine saranno anche più di 20!

Potrete (anzi dovrete!) sperimentare senza darvi alcun limite. Ed è qui che Half-Life Alyx dà il meglio di sé. Quando deciderete di abbracciare fino in fondo il parco giochi digitale che Valve ha messo in scena per voi. Quando vi soffermerete a studiarne ogni più piccolo dettaglio. In una vite, che rotola su un tavolo. O in un secchio pieno di cianfrusaglie tra cui frugare. Mentre vi accuccerete, facendovi piccoli piccoli, dietro ad un’auto per ripararvi dai colpi. Mentre sbircerete, dallo spiraglio di una portiera o vi sporgerete, appena oltre il finestrino, per rispondere al fuoco nemici. O quando vi inginocchierete per infilarvi in un cunicolo e trovare quel pezzo di resina che vi mancava.

E se nel farlo vi troverete ad avvicinarvi troppo alle pareti o agli oggetti, piuttosto che mostrarvi dei brutti glitch la visuale diventerà arancione, suggerendovi in modo più “educato” di fare un passo indietro.

Half-Life Alyx ha tante anime. Inizia come un action adventure. Si concentra su narrazione, esplorazione ed enigmi ambientali, che richiedono un certo spirito di osservazione. Oltre che dimestichezza con la lingua inglese, perché il gioco non è doppiato ma nemmeno tradotto nella nostra lingua. Quindi dovrete cavarvela con i sottotili in inglese oppure scaricarvi la traduzione in italiano “fan made” realizzata a tempo di record da un gruppo di appassionati italiani. Dopo le fasi iniziali Half-Life Alyx abbraccia dinamiche da shooter ed è qui che vi tornerà utile la pratica fatta con i motion controller e in cui dovrete fare largo uso degli spostamenti con il teletrasporto. Userete le vostre armi come fareste nella realtà e l’approccio agli scontri è sempre strategico. Vietato andare allo sbaraglio!

Infine da un certo momento in poi il gioco assume tutti i tratti di un survival horror. Ambienti bui, furtività e una torcia per farvi largo nell’oscurità.

Non aspettatevi l’arsenale di un Call of Duty. Nell’arco della campagna, distribuita in un numero di capitoli che NON è divisibile per 3 sbloccherete 3 (in questo caso sì!) diverse armi da fuoco. Ciascuna potenziabile attraverso le già menzionate resine, che rappresentano i collezionabili del gioco oltre che un invito ad esplorarne gli ambienti. Mirini reflex e laser, caricatori più grandi, sistemi di ricarica automatica e lanciagranate sono alcune delle aggiunte possibili. Alcune armi avranno anche una doppia modalità di fuoco, ma la cosa sostanzialmente si ferma qui. In compenso potrete lanciare oggetti per creare diversivi, usarne altri come scudi improvvisati, afferrare al volo le granate lanciate dai nemici e rilanciargliele. Sì una cosa vista e rivista negli shooter, ma che in VR ha tutto un altro sapore. Insomma l’unico limite sarà il vostro ingegno!

Vivrete scontri a fuoco ad alto tasso di adrenalina. Avete idea di cosa voglia dire stare dietro a una colonna mentre i proiettili fischiano intorno a voi? Intenti ad aprire un fucile a pompa, inserirci dentro le cartucce, chiuderlo e caricarlo con i nemici a due passi da voi? Half-Life Alyx ve lo mostrerà! Suderete freddo perché sarà come essere lì…

Non abbiate paura di sbagliare. Non abbiate, soprattutto, paura di sperimentare. Potrete salvare in qualunque momento. Half-Life Alyx non è mai punitivo. Anche se giocato a difficoltà elevata (i livelli di difficoltà sono 4).

Spesso dovrete aprire arnadietti Combine, disattivare barriere di energia o attivare stazioni di potenziamento. È qui che tornerà utile il Multistrumento. Un attrezzo con cui potrete portare a termine dei veri e propri minigiochi basati su intuito, abilità manuale, sangue freddo e precisione. Ce ne sono di quattro tipologie, con difficoltà crescente man mano che proseguirete nel gioco. E posso dirvi che Valve, nel progettarli, si è davvero superata. Quando dovrete disinnescare delle mine capirete a cosa mi stia riferendo!

I livelli di gioco non sono aperti, ma lineari. E i percorsi sono obbligati, perché l’obiettivo era la massima spettacolarizzazione. Ma sono complessi, stratificati e nel percorrerli non avrete mai l’impressione di essere rinchiusi in una gabbia.

Esplorazione, shooting, furtività. Enigmi. Tutti questi ingredienti e tutte queste anime si fondono in modo coerente e funzionale al racconto che Valve voleva mettere in scena. Una storia parallela, destinata però a stravolgere (e travolgere) tutto ciò che conosciamo!

Siete pronti per l’upgrade?

Gli oltre dodici anni passati dall’ultimo Half-Life prima di Alyx sono un’era geologica se misurati in termini di tecnologia.

Half-Life 2 Episode 2 aveva bisogno di una CPU a 1.7GHz, di 512MB di RAM e di una scheda grafica DirectX 8.1 per funzionare. Girava su Windows 7 e si accontentava di 6,5GB di spazio su disco rigido. Che comunque per quei tempi non erano poca cosa! La fisica di Half-Life 2 spingeva al limite le CPU dell’epoca, inoltre questo gioco è stato tra i primi a utilizzare Steam. E ricordo ancora oggi la brutta sorpresa nello scoprire che avrei dovuto scaricare tutti quei GB con la connessione ISDN che avevo ai tempi!

Half-Life Alyx oggi richiede almeno un Core i5 7500 o un Ryzen 5 1600, che sono come minimo 10 volte più veloci rispetto agli entry level dell’epoca. 12GB di RAM, ossia 24 volte la quantità di allora. E una GPU AMD Radeon RX580 o Nvidia GeForce GTX 1060, che sono 40/50 volte più veloci rispetto alle entry level di quei tempi. Il gioco è disponibile unicamente in formato digitale (il peso del download è di 48GB da Steam), per un ingombro su disco di 63GB, in pratica 10 volte tanto. E il tutto ovviamente gira sotto Windows 10.

Parliamo di requisiti di base. Perché quelli raccomandati sono un’altra cosa!

Si parla di una CPU almeno Core i7 6700K a 4 core e 4GHz, di 16GB di RAM e di una GPU AMD Radeon RX Vega 64 o Nvidia GeForce GTX1080 con 8GB di VRAM. Oltre a un visore compatibile con SteamVR, quindi Rift, Rift S, HTC Vive, HTC Cosmos, un visore Mixed Reality e ovviamente Valve Index, che rappresenta il modo migliore di giocarci.

Al di là delle semplici specifiche sappiate che vi servirà un PC in grado di generare una frame ogni 12,5ms o meno. L’obiettivo minimo infatti sono le 80 fps costanti, necessarie a pareggiare il refresh a 80Hz di un visore Oculus Rift S. Con un Oculus Rift di prima generazione invece (il cosiddetto CV1) serviranno 90fps costanti. Quindi un 12% circa di frame medie in più, a fronte però di una risoluzione che è circa il 30% inferiore (Oculus Rift CV1 ha una risoluzione complessiva di 2160×1220 pixel, contro i 2560×1440 pixel di Oculus Rift S).

Lato CPU Half-Life Alyx spremerà al massimo la vostra fiammante CPU multicore! Nel mio caso, con un Intel Core i9 7900x (10 core/20 thread) ho registrato l’occupazione di fino a 8 core fisici da parte del gioco, con un livello di carico complessivo prossimo al 40%. Tra i più alti mai visti in un videogioco su una CPU di fascia così alta.

Lato GPU invece: usando un Oculus Rift CV1 e impostando il dettaglio su High Fidelity, una RTX2070 risulta impegnata al 70% circa. Usando un Rift S la stessa scheda sarebbe prossima al proprio limite. E per andare su Ultra Fidelity vi servirà qualcosa di ancora più veloce e con più memoria. Se poi il gioco invece che con Rift voleste giocarlo con un Valve Index, il numero minimo di fps salirà a 120. O anche 144 volendo provare la modalità sperimentale! Quindi una frame ogni 8,3ms, oppure una ogni 6,9ms. Mentre la risoluzione complessiva salirà fino al 77% passando da un Rift CV1 a Index, ossia da 2160×1200 a 2880×1600. Riassumendo: più RAM impegnata se vorrete giocare in Ultra Fidelity e fino al 77% di risoluzione in più, da muovere dal 33% al 60% più velocemente. Avete già capito. Senza una 2080Ti non andrete da nessuna parte se vorrete spingere tutto al massimo. E solo così potrete assaporare il gioco nella sua veste migliore e con il visore migliore. Nessun compromesso pure qui!

Sperimentate pure con le impostazioni, ma attenti a non esagerare! E ricordate la regola d’oro: più il frame rate è elevato e costante, minore sarà il fastidio che proverete giocando in VR.

Half-Life Alyx è il gioco che darà un senso al vostro essere PC gamer. È il gioco che vi farà rimpiangere di non essere PC gamer. Ed è il gioco che potrebbe indurvi a diventare PC gamer. In ogni caso questa è la vera nextgen!

Il mondo dei videogiochi non sarà più lo stesso

Sono arrivato alla fine. Non del mio viaggio in Half-Life Alyx, che proseguirà almeno con un altro playthrough, per completare alcuni achievement e coglierne meglio alcune sfumature. Bensì del mio racconto. Di questa esperienza. E voi, che mi avete seguito fin qui, non avete fatto poco! Ma vi chiedo ancora un piccolo sforzo. Che prometto essere l’ultimo.

Quando si ha a che fare con una serie così iconica è facile farsi tradire dalle aspettative o dalle emozioni. Perdere di lucidità, sottostimando o sovrastimando ciò che si abbia di fronte. Ma proprio perché qualcosa di fuori dal comune io credo sia ancora più importante mantenersi lucidi, tenere ben saldo il timone. E giudicare le cose con la massima obiettività.

E questo è quel che ho cercato di fare. Ho vuotato il sacco, sì. Vi ho raccontato quello che ho vissuto. Non quello che ho sognato, ma quello che ho visto con i miei occhi. Le mie personalissime “cronache da City 17”. Ho provato a trasmettervi tutto questo pur consapevole che senza indossare quel visore sarà tutto inutile. Non potrete mai comprendermi fino in fondo. Ma ho voluto ugualmente provarci!

Perché sì. Perché ne valeva la pena!

Perché Half-Life Alyx è l’esperienza in VR più completa e immersiva e devastante che possiate fare oggi. Un nuovo paradigma che mette in ombra tutto il resto. Un nuovo modo di intendere il videogioco. Che DEVEe arrivare alle masse. E sono certo che ci arriverà, con la prossima generazione di console. Perché tutti hanno il diritto di giocarci.

Ha delle sbavature, ma sono marginali. Nell’intero playthrough ho riscontrato un solo crash. Il gioco post lancio ha ricevuto un paio di patch minuscole, nessuna maxi patch al day1. Segno che il prodotto era maturo e che il lancio non è stato affrettato. Esplorando gli ambienti si può storcere il naso per qualche texture a bassa risoluzione che stona un po’ con il dettaglio che caratterizza invece tutto il resto. Occasionalmente poi ci sono problemi di hitbox e gestione delle collisioni. Tutte cose ammissibili visto il gran numero di oggetti presenti nelle scene e le infinite possibilità di interazione possibili tra essi. Noterete anche qualche incongruenza nella fisica ragdoll, ad esempio cercando di spostare i cadaveri dei nemici. O qualche compenetrazione tra poligoni un po’ “ardita”. E forse, difetto più grave, il fatto che a volte ci siano oggetti “statici” mescolati ad altri con cui si possa invece interagire. Fa un po’ specie poter ridisporre tutto l’arredo di una stanza e trovarsi poi a non poter scostare le tendine perché sono rigide come marmo!

E infine i caricamenti tra livelli, quelli sì fastidiosi. Ma in fondo necessari perché vedete, anche durante ciascun livello, se andaste a osservare il Task Manager di Windows, notereste che Half-Life Alyx carica in continuazione. Porzioni di livello, asset, nemici. Una tecnologia ereditata dalle console, ma che si rende necessaria pure su PC quando il livello di complessità degli scenari raggiunge queste proporzioni. Quando pure le texture faticano a stare nella memoria delle schede video di fascia più alta.

Sarebbe stato impossibile dar vita a un ambiente di gioco così realistico e interattivo simile senza adottare questa soluzione. E anche così vi consiglio l’installazione del gioco su un buon SSD.

Ma niente di tutto questo scalfisce la visione d’insieme. Perché Half-Life Alyx vince la sua sfida, rendendo giustizia al nome che porta. E quel che abbiamo di fronte non è solo un nuovo paradigma per i giochi in VR, ma uno dei giochi più significativi di questa generazione. Un titolo che è la massima espressione del videogioco oggi. Un titolo che unisci i puntini. Un titolo che ci dà una visione d’insieme e un punto di vista differente sulla trama di Half-Life e che qualunque appassionato di questa serie iconica, ma anche qualunque giocatore in generale dovrebbe giocare. Valve aveva dichiarato che Half-Life 3 sarebbe arrivato solo nel momento in cui la tecnologia avesse compiuto progressi tali da consentire quel “salto quantico” rappresentato da ogni capitolo principale del franchise. Mi riesce comunque difficile immaginare un “oltre”, eppure dopo Half-Life Alyx sono fiducioso che quel momento a lungo atteso non sia più un miraggio e non sia nemmeno distante.

Il voto che gli ho assegnato dunque è per l’ambizione. Per il coraggio. E un po’ anche per la follia. Sì anche quella di chi acquisterà un PC e un visore solo per giocarci. Il rischio più grande che correrete? Trovare insipido tutto il resto! Perché la domanda ora è una e una sola: come saranno i videogiochi da qui in poi? Come sarà il mondo che tanto amiamo dopo Half-Life Alyx?

Half-Life Alyx – PC

Half-Life Alyx è il nuovo capitolo dell’amata saga di Valve Software. La serie approda ora su VR, rivoluzionando così la sua struttura e i contenuti offerti.

10
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Verdetto

Un videogioco coraggioso e ambizioso, che spinge al limite l’hardware PC più potente disponibile sul mercato. La sintesi di oltre 4 anni di evoluzione della VR in ambito domestico e il meglio che possiate giocare oggi indossando un visore (e non solo)! Ha il DNA di un vero Half Life, una storia travolgente e un gameplay super immersivo. Nella visione di questo gioco c'è tanto di quello che avrebbe dovuto essere Half Life 3. E di ciò che probabilmente sarà Half Life 3. Perché questo non è il punto d'arrivo della VR. Ma il punto di partenza! Giocarlo quindi è un dovere verso sé stessi, prima che verso Valve. Che ancora una volta ha fatto la Storia. Signori questa è la Vera Nextgen!

Pro

- Il DNA di un vero Half-Life, ma proiettato nella nextgen!
- Storia appassionante che (s)travolge l’universo di Half-Life
- Direzione artistica fuori parametro
- Interazioni fisiche super accurate
- Sound design da Oscar
- Dialoghi memorabili
- Controlli e locomotion adatti a ogni tipo di utente (e a prova di sickness!)
- Esplorazione, shooting, survival. Ce n’è per tutti!
- Il meglio che possiate giocare oggi in VR (e non solo)
- Richiede un PC di fascia alta e un visore VR (e li spreme al limite!)

Contro

Richiede un PC di fascia alta e un visore VR
- Niente lingua italiana, nemmeno per i sottotitoli
- Caricamenti tra i livelli
- Fisica ragdoll e compenetrazioni tra poligoni che ogni tanto fanno le bizze
- Prima o poi finisce!
- Non si chiama Half Life 3