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Immagine di Metal Gear Solid Delta: Snake Eater | Recensione
RECENSIONE
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Metal Gear Solid Delta: Snake Eater | Recensione

Metal Gear Solid Delta è il restauro di uno dei capitoli più acclamati del franchise di punta di Konami. Sarà riuscito a convincere?

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Avatar di Andrea Maiellano

a cura di Andrea Maiellano

Author @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/08/2025 alle 10:00
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  • Pro
    • Remake sontuoso e tecnicamente eccellente...
    • La modalità "moderna" riesce a renderlo più digeribile ai giocatori odierni...
    • Il materiale originale è stato trattato con estrema riverenza...
  • Contro
    • ... ma che accusa sotto alcuni aspetti un attaccamento eccessivo alla produzione originale.
    • ... ma poteva, e forse doveva, osare di più.
    • ... e proprio per questo motivo non si capisce a che giocatori sia indirizzato.

Il verdetto di Tom's Hardware

8
Metal Gear Solid Delta: Snake Eater è un remake che riesce a "estendere l'immortalità" di un gioco senza tempo. Il lavoro svolto da Konami è rispettoso e farà la gioia di chi vuole rigiocarsi il terzo capitolo di una delle saghe più importanti della storia videoludica, nella sua veste migliore. Il problema è che sembra sempre che gli sviluppatori abbiano lavorato con il freno a mano per timore di scatenare le ire dei fan dell'opera originale, offrendo un prodotto che andrebbe sì giocato da chiunque, ma per lo più in virtù di quei meriti risalenti al 2004, gli stessi che lo resero un titolo immortale. 

Informazioni sul prodotto

"Ispirato a Metal Gear Solid 3"

Questo è il messaggio che appare in apertura di Metal Gear Solid Delta: Snake Eater. Un modo per Konami, o meglio per gli sviluppatori del suo team Digital Entertainment e di Virtuos Studio, di prsentare in punta di piedi il loro remake di uno dei capitoli più famosi del franchise che ha reso Hideo Kojima una leggenda del settore.

Lo stesso Kojima che, questa volta, non si trova dietro la "macchina da presa", visto che i corridoi di Konami non li calca dall'ottobre del 2015. Motivo più che sufficiente per porre un messaggio del genere in apertura, visto che è noto come vengano considerate le opere videoludiche di Kojima dai suoi fan.

Konami, però, ha voluto rischiare... ha voluto rimettersi in gioco non solo con un franchise che, senza Kojima è stato dato per morto dai fan, ma con uno dei capitoli più significativi. Quello che riuscì a coniugare la follia visionaria del suo creatore a un gameplay di stampo survival che ancora oggi fa scuola.

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Ed eccoci qua. Un team completamente nuovo, e che vi anticipo subito si è rivelato davvero rispettoso nei confronti del materiale originale, supervisionato da Noriaki Okamura (producer di Metal Gear Portable Ops), e Yuji Korekado (creative producer di Metal Gear Solid V), e che si è trovato a dover portare a termine l'arduo compito di proporre alle nuove generazioni di giocatori uno delle produzioni più incensate della generazione PlayStation 2, rilanciare un franchise che si pensava oramai fosse morto, e sepolto, e, soprattutto, non attirarsi contro le ire di una delle fanbase più "aggressive" dell'intero settore... ci saranno riusciti?

In punta di piedi

Voglio rispondere subito alla domanda che da mesi riecheggia fra i fan della serie: "serviva davvero un remake di questo Metal Gear Solid?". Al netto dei rifiuti categorici di quella nicchia di giocatori che "non lo toccherebbe nemmeno con un legnetto perché non realizzato da Kokima", la risposta è un sonoro sì... soprattutto dopo aver visto il lavoro svolto da Konami.

Metal Gear Solid Delta: Snake Eater, difatti, compie quella magia che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato nel 2004, ovvero dare una forma definita a quei modelli poligonali tanto incredibili, per l'epoca sia chiaro, quanto ancora facenti parte di un periodo videoludico in cui l'immaginazione di noi adolescenti colmava i limiti tecnici.

Se si decide di affrontare il gioco nella sua modalità "classica", quello che ci si trova di fronte è una riproduzione 1:1 del classico del 2004, con un comparto tecnico che ha pochissimo da invidiare alle produzioni AAA odierne. 

In questa modalità, il gameplay è lo stesso del capitolo originale, così come sono invariate la regia, i dialoghi e le intuizioni di Kojima. Per un fan di vecchia data, la modalità "classica" di questo Delta equivale a un restauro atto a rinnovare l'immortalità di un classico senza tempo, con tutti i limiti che questa decisione si porta appresso.

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Hitbox poco accurate, movimenti legnosi del protagonista e una serie di "anzianità di servizio" che Konami ha limato quel tanto che basta per non scontentare quella stregua di fan che, da mesi oramai, sono appostati fuori dai loro uffici con dei fucili da cecchino... pronti a punire anche la più piccola blasfemia.

Il problema, però, è che un'operazione di questa tipologia potrebbe non attecchire nei giocatori odierni. Non tanto perché troppo abituati a opere tanto sontuose quanto impegnate nel tendere costantemente la mano ai giocatori (giusto per precisare, Delta non fa sconti a nessuno), ma più per il fatto che anche se si opta per la modalità "moderna", che sposta la telecamera dietro le spalle di Snake, permette di mirare mentre si cammina e implementa alcune complicazioni per non rendere l'avventura eccessivamente semplice, la sensazione è la stessa di quanto testai il """remake""" (le virgolette sono d'obbligo) del primo Dead Rising. 

Quello che voglio dire è che per evitare di attirarsi contro le ire dei fan di vecchia data, Konami non ha rischiato nemmeno dove poteva farlo, ovvero in quella modalità "moderna" che gli avrebbe permesso, per l'appunto, di rendere maggiormente moderna l'esperienza finale, venendo incontro ai giocatori di oggi non in termini di difficoltà, ma per tutto quel che concerne un game design che, per quanto incredibilmente attuale, accusa sotto diversi aspetti gli oltre vent'anni trascorsi dalla sua uscita.

Tecnicamente straniante

Come accennavo poc'anzi, Metal Gear Solid Delta è tecnicamente sontuoso, talmente impressionante da risultare, in certi frangenti, persino posticcio per via di una inevitabile frizione con alcuni elementi del titolo originale che non si potevano migliorare ulteriormente se non ricreandoli da zero.

Ecco quindi che a delle ambientazioni incredibilmente dettagliate, si scontrano delle animazioni leggermente troppo rigide delle forme di vita che la popolano; ai modelli poligonali tirati a lucido da Konami, si contrappongono un labiale fuori sincrono e alcuni movimenti innaturali dei personaggi e che a un mondo di gioco che sprizza next gen da ogni pixel, fanno da contraltare dei menù farraginosi e una struttura a sezioni che risulta eccessivamente figlia del suo tempo. 

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Insomma, come accennavo poc'anzi, Metal Gear Solid Delta è un restauro tanto rispettoso quanto poco ambizioso e quando si cominciano a notare tutti i dettagli che vi illustravo precedentemente, si capisce anche perché Konami abbia scelto proprio questo terzo capitolo per provare a rilanciare la serie. 

Laddove il quarto e il quinto capitolo, sono troppo connessi con le storie narrate precedentemente, e il primo e il secondo Metal Gear Solid richiederebbero un lavoro di restauro molto più invasivo, il terzo capitolo della saga si rivela perfetto.

Gameplay tutt'ora godibilissimo, tecnicamente avanti per i suoi tempi e, soprattutto, trattandosi di un prequel, ci si può giocare la "carta" dell'ordine cronologico. Tutti aspetti ottimali per realizzare un restauro che non scontenti nessuno e che, allo stesso tempo, permetta di sondare il terreno per comprendere se, anche senza Kojima, Konami possa riproporre i capitoli del passato in forma moderna.

Per questi motivi, come avrete notato, non ho mai accennato a praticamente alcun aspetto del gameplay di Metal Gear Solid Delta, perché vi basta leggere una recensione del 2004 per sapere di cosa si tratti, visto che il remake di Konami è talmente rispettoso, da risultare persino noioso per chi questo capitolo lo ha divorato nel corso degli anni.

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Tutto questo rende brutto questo remake? Assolutamente no! Lo rende "non necessario"? Per nulla. Ma sicuramente si poteva fare qualcosina di più giàce si è voluto rischiare nel mettere mano a un opera così importante.

Allo stato attuale, Delta, è una produzione che "parla a tutti e nessuno" allo stesso tempo. Piacerà da morire a chi non aspettava altro che una "messa a nuovo" per rigiocarselo nella sua forma migliore (ovviamente se sarà capace di ignorare l'assenza di Kojima), così come è indubbiamente un titolo da consigliare a chi non ha mai avuto modo di provarlo, al netto che riesca a passare sopra ad alcune "vecchiaggini" che potevano, o forse dovevano, essere limate almeno in quella modalità "moderna" che faceva sperare in un pochino più di coraggio.

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