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Suicide Squad Kill the Justice League | Recensione

Suicide Squad Kill the Justice Legue è un gioco che cerca di barcamenarsi in un universo DC ricco di rimandi, ma sbanda a causa del suo stesso gameplay.

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a cura di Ecleto Mucciacciuoli

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I videogiochi a tema supereroi nel mondo videoludico vantano di un retaggio notevole. Non solo la serie dedicata a Spider-Man ha attirato a sé l’amore di molti appassionati del genere, o semplicemente di chi stravede per i beniamini in calzamaglia, ma ci sono anche le opere di Rocksteady Studios che hanno ammaliato per anni. La serie di Batman ha insegnato ed ispirato molto ai suoi successori, sia in termine di gameplay che di narrativa. Le storie del pipistrello sono incastonate nella mente di tutti per come sono state dirette a livello registico, mentre scelte ludiche e atmosfera hanno poi gonfiato di mistero e aspettativa la sua storia.

Dopo diversi anni Rocksteady Studios torna a parlare di supereroi, o meglio nel loro mondo immaginifico, cercando di mostrare ancora una volta al mercato di ricordare cosa l'ha resa un esempio immortale per il genere action adventure. Suicude Squad Kill the Justice League desidera essere un pirotecnico connubio tra i fasti della serie di Batman e la necessità di approcciarsi a un mercato nuovo, che ora vede come punto di riferimento le avventure dell’uomo ragno.  

Sin dai primi minuti visibili del gameplay proposto, però, si è subito palesata una perplessità generale sullo stato di salute del progetto. Ciò che ci si presenta davanti agli occhi è uno stile di gioco adrenalinico e caotico, che sembra strizzare l’occhio a un flusso di tendenza che premia più la dinamicità, rispetto a un contesto più approfondito e psicologico. Cosa è stato partorito dalle fucine di Rocksteady Studios infine?

L'amore per l'universo DC

Suicide Squad Kill the Justice League ha una doppia anima: un dualismo netto e marcato. Da un lato c’è una cura quasi maniacale e reverenziale verso l’universo DC, dall’altra c’è una natura controversa e turbolenta legata al flusso del gameplay. La storia è un elemento molto preponderante e curato in quest’opera ed è stata strutturata per ammiccare agli appassionati del mondo DC. Sin dalle prime battute, ogni scena e scelta registica mostrano una sensibile cura nei confronti di una storia che vanta di picchi di elevata genialità. 

Si fanno continui riferimenti, anche decisamente oculati, a diversi collegamenti del macro universo narrativo e non mancano delle comparse d’eccezione capaci di rapire la scena. I protagonisti del gioco sono, appunto, la Task Force X: un’unità di supercriminali ingaggiati per una missione suicida per provare a sgominare un’entità aliena che ha letteralmente allungato i suoi tentacoli su una Metropolis ormai sull’orlo dell’apocalisse.

Il folle quartetto dell'apocalisse

La squadra è composta da Harley Quinn, Deadshot, King Shark e Capitan Boomerang e ognuno è caratterizzato da una personalità piuttosto eccentrica, nonché incline alla follia. Una preoccupazione poteva certamente essere che personaggi così scalmanati avrebbero fatto fatica a contendersi la scena, invece sono stati ben amalgamati tra loro.

Non mancano battute e un umorismo quasi grottesco, che però riescono a far apprezzare maggiormente le follie che rendono dannatamente curioso ognuno di loro. Si esplora a tratti il loro passato, le insicurezza che li scuotono e le loro fragilità, e questo contribuisce a rendere la loro costruzione avvincente e apprezzabile. Dall’altro lato la forza aliena di turno, capeggiata da Brainiac, ha assoggettato e manipolato la mente della Justice League, costringendo i nostri anti-eroi ad ingaggiare scontri all’ultimo sangue con i beniamini di sempre.

Passato contro presente

Interessante anche la gestione delle nemesi storiche: ogni membro della Suicide Squad ha dei conti aperti con almeno un eroe e quindi si creano parantesi narrative interessanti che spiegano meglio i conflitti passati. Se però guardiamo oltre la minuziosa costruzione dei personaggi, scoviamo dei cali di trama notevoli. Non tutti gli scontri sono godibili alla stesso modo. Certo, la regia ha lavorato molto per rendere la sconfitta degli eroi epica e spacca mascella in termine di realizzazione estetica, ma la complessità degli scontri certe volte scivola nella banalità.

Così ci troviamo dinnanzi a boss fight che ci fanno quasi commuovere per come sono state pensate, ma che poi non restituiscono lo stesso grado di soddisfazione una volta completate. L’andamento stesso della trama è tendenzialmente altalenante. Nella prima parte si avverte solo l’incessante bisogno di prepararsi ad affrontare gli eroi, mentre nella seconda si scivola in un ritmo sbrigativo e con poco pathos. Il gioco ti urla letteralmente di sgusciare verso la fine e si avverte dalle prime missioni.

Una corsa insensata e soffocata

Il risultato è un titolo che sembra esser stata cambiata in corso d’opera, che vanta di un inizio ben dosato e ricco di sorprese, ma che poi cerca solo di farci giungere in tutta fretta alle battute finali. Se la trama avesse mantenuto la stessa cura e si fosse distesa con maggior dimestichezza nel finale, ora parleremo di una storia pregevole e memorabile.

Purtroppo però la trama è vittima della sua stessa volontà di trascinarci all’endgame, finendo per diventare una corsa con ritmi strozzati e poco dosati. La fine del gioco è un parco giochi per chiunque ami spegnere il cervello e dedicarsi ad incarichi caotici e frenetici, ma il tutto di riduce a un condensato di attività poco ispirate. L'idea forse era che il cooperativo e la frenesia dovuta dagli scontri più impegnati avrebbero poi sopperito alle lacune contenutistiche, ma alla lunga si nota questo intercalare.

Vecchi errori e nuovi standard

Il gameplay di Suicide Squad Kill the Justice League è forse la vera e propria occasione sprecata. Sebbene le qualità base dei protagonisti siano ben incorniciate, non c’è una progressione del personaggio ben mercata. Tutto è perlopiù trascurabile, dai punti abilità alle armi in dotazione. I bonus che potremmo sbloccare dall’albero abilità non hanno un impatto sul nostro stile di combattimento degno di nota, mentre le armi sono pigre e senza mordente.

Si può affrontare benissimo la storia senza modificare nessun aspetto del vostro personaggio di turno ed è qui il problema. Ci sono tante cose da sperimentare: dalle molteplici armi e combinazioni, fino alla scelta di set equipaggiamento diversi, compresi di mod intriganti. Purtroppo però hanno un fine oltremodo edonistico e possono anche essere evitati brutalmente. Sono stati ragionati per essere un pretesto atto a colorare il nostro gameplay, ma nel pratico sono un valore aggiunto superfluo.

Verticalità esplorativa e vertigini creative

In titoli come questo se il giocatore non ha in mano la malleabilità necessaria per plasmate il proprio stile di combattimento, vuol dire che non è stato tarato con sufficiente cura. Per quanto concerne gli spostamenti, ogni personaggio vanta di un modo originale per saltare da un palazzo all’altro e il gioco tenta a più riprese di farci vivere l’esplorazione non solo in larghezza, ma anche in altezza

Così come in Spider-Man, anche qui si è optati per una serie di scontri che si svolge su più piani, spingendo il giocatore a sfruttare le aree di gioco in tutta la loro ampiezza. Sfortunatamente tale approccio risulta essere solo confuso e poco ragionato, tanto che useremo il salto perlopiù per rompere scudi nemici o aggirarli. La stessa mappa di Suicide Squad Kill the Justice League scoraggia l’esplorazione.

Non c’è granché da fare e le attività sono sporadiche e tediose, tanto da farvi concentrare sulla storia. Mancano le aree secondarie ben costruite, attività parallele memorabili e interazioni ambientali stimolanti purtroppo. È un peccato che tutto si riduca a un chiassoso salto da uno scontro all’altro, mentre Metropolis appare quasi come un cartonato.

Una Metropolis vuota

Le attività secondarie sono poi altresì ripetitive e anticlimatiche, tanto da spezzare il ritmo narrativo dopo poche battute per poi rimpiazzarlo con task poco stimolanti. Da salvare però la qualità del gunplay, che risulta essere appagante e apprezzabile da subito. Questo impegno tende a placare lievemente il malcontento legato alle missioni troppo riciclate e lo edulcora con uno shooting gratificante e adrenalinico.

Il problema giunge quando si ha un natura calo di creatività sul fronte delle attività secondarie e le sessioni ludiche diventano contenutisticamente aride. Suicide Squad Kill the Justice League avrebbe dovuto credere di più nelle sue qualità. Ha una storia ricca di scene indimenticabili e avrebbe dovuto tarare i tempi con più cura per mantenere un clima sempre stimolante.

Cosa andava fatto?

Alla fine la narrativa incuriosisce e affascina, e marcare quest’aspetto avrebbe garantito al gioco un fascino imprescindibile per gli amanti dell’universo DC. Per quanto concerne il gameplay sono estremamente confuso. Perché ancora scivolare nei soliti problemi? Senza un'intelligenza artificiale adatta a migliorare il comparto sfida, come possiamo avere il giusto stimolo per progredire?

Generi come questo devono investire in missioni secondarie scritte con più cuore. Non serve annacquare con l’adrenalina, ma piccole parentesi narrative-ludiche che possano invogliare l’esplorazione. Così come è impensabile avere tra le mani una Metropolis così arida, si tratta di una città iconica da sempre per il mondo supereroistico e deve essere pervasa di mistero e oscuri segreti dietro ogni angolo. Se lo merita.

Voto Recensione di Suicide Squad Kill the Justice League Recensione


6

Voto Finale

Il Verdetto di Tom's Hardware

Pro

  • Trama coinvolgente e impreziosita da una regia di alto livello

  • Gunplay appagante

  • Boss fight memorabili

  • Co-op piacevole

Contro

  • Andamento narrativo soffocato nella seconda parte

  • Sviluppo del personaggio non abbastanza impattante

  • Secondarie tediose

  • Una Metropolis quasi vuota

Commento

Suicide Squad Kill the Justice League è dunque un’amara delusione per il potenziale che aveva mostrato. Laddove la storia riesce a tenere vivo l’interesse per il mondo DC, offrendo anche dei piani regia di alto livello, si perde poi in una fretta innaturale che finisce per soffocare la genialità iniziale. I protagonisti sono ben costruiti e piuttosto memorabili, ma finiscono per essere avventurieri in un mondo scarno e vuoto, privo di stimoli alla lunga. Il gameplay vive di vertigini creative piuttosto marcate. Se da un lato il gunplay risulta essere appagante e godibile, dall’altra il senso di progressione generale dei personaggi è annacquato da un insieme di bonus aggiuntivi quasi mai impattanti. Metropolis poteva essere costruita con più passione e si avverte la sensazione che manchi qualcosa. Sul fronte online il titolo risulta essere divertente, anche se poco impegnato, e comunque garantisce delle esperienze gradevoli se ci si approccia senza troppe pretese. Un peccato per il ritmo del racconto, ma sono sicuro che se si fosse disteso di più sarebbe stata una vicenda memorabile nella sua interezza, così come le boss fight mozzafiato che dubito scorderò per impatto emotivo. 
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