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Warframe: il fiducioso battito del Cuore di Deimos

La nuova espansione di Warframe, Cuore di Deimos, è stata una grande ventata d’aria fresca all’interno della sempre cangiante economia di gioco. Riallineare tutte le piattaforme con lo stesso tipo di contenuto è stato solo uno dei desideri che i fan chiedevano da tempo a Digital Extremes, insieme a una zona open world che prendesse il meglio dalle esperienze precedenti. Proprio come gli Infected, Warframe si è evoluto ancora una volta e ha creato la classica situazione in cui “non c’è miglior momento per entrare a giocare”, un effetto vissuto con tale intensità solamente al lancio di Fortuna (complice anche una campagna pubblicitaria più presente).

Ebbene, è tempo di tirare le somme e vedere come il Cuore di Deimos sia solamente un trampolino di lancio per la stabilizzazione del gioco, soprattutto per la modifica sensibile alle abilità dei vari Warframe, che ricordiamo essere un unicum fin dalla creazione del gioco.

Liberazione nell’infestazione

Partendo dall’aggiunta di Deimos e della sua questline, il lavoro svolto sulla famiglia degli Entrati si è dimostrato ben più ponderato e caratterizzato perfino degli abitanti di Fortuna. Certo, i lavoratori di Solaris avevano un carisma tutto loro e sono diventati facilmente alcuni dei personaggi più amati del franchise, ma il nucleo familiare mezzo Orokin mezzo Infested ha un piglio tanto particolare da essere un eccellente esempio di quanto il team creativo abbia imparato dai propri passi pregressi, tanto che finalmente le varie Questline sono ben più che semplici intermezzi tra un grado e l’altro.

Oltre a essere variegate nella forma, il rapporto che si crea tra gli Entrati, l’infestazione e il Vuoto è un equilibrio davvero precario dove effettivamente l’azione del giocatore è risaltata nel corso delle varie avventure. Non ai livelli della quest principale dedicata alla genesi dei Tenno, sia chiaro, ma sicuramente più d’impatto rispetto alle altre zone Open World e un eccellente accompagnamento nel caso la si affronti da nuovo giocatore (e quindi nel bel mezzo dell’esperienza cinematica principale). Ciò che rende gli Entrati ancora più preziosi è il loro collegamento storico con la scoperta del Vuoto e delle sue funzioni, un’energia finora rimasta nel limbo del mistico e che con il Cuore di Deimos trova una marea di risposte grazie a dei letterali archivi da visionare a piacimento.

La libreria degli Entrati è la dimostrazione perfetta che, quando vuole, Digital Extremes riesce a curarsi della sua “lore” senza per forza nascondere le storie dietro criptici indizi o dialoghi sporadici. Una strada intrapresa con l’eccellente investigazione di The Glassmaker e qui ripresa nel filone principale con, sorprendentemente, ingegno. Ciò si riverbera al di fuori degli scaffali dell’archivio, coinvolgendo tutta la missione per salvare il Cuore di Deimos: un artefatto di estrema importante per i poteri dei Warframe e per alcune conseguenze legate alle future difese contro i Sentient.

Il coinvolgimento del giocatore è quindi alle stelle, specie perché Deimos in sé ha una struttura che prega di farsi scoprire mano a mano, in costante lotta tra organismi ostili e con delle armature, i Necramech, ottenibili da ogni giocatore per aggiungerle al proprio Arsenale. Se Fortuna aveva i K-Ride e Cetus gli Eidolon, Deimos lascia da parte la monotematicità per aggiungere tanti piccoli diversivi in grado di rendere il tempo speso in esso abbastanza lontano dalla ripetitività che di solito di associa alle attività di Warframe. Anzi, al contrario, ogni attività appare diversa e alle volte perfino un bel test per la forza della propria armatura. Il mix finale che esce fuori da tutti questi elementi è uno degli Open World più azzeccati del gioco, effettivamente vivo dietro la sua vallata fatta di carne putrescente e ricco di segreti, storie e nemici da scoprire. Un traguardo, specie nel panorama degli Open World, che porta Warframe a dimostrare ancora una volta la validità della sua offerta sempre più crescente.

Xaku e la nuova genesi dei Warframe

Parte di essa deriva, infine, proprio dalla nuova possibilità di sacrificare i propri Warframe e sbloccare le relative abilità da infondere in altre armature senzienti, in modo così da creare combinazioni che hanno ridato vita a un meta stagnante. Il tutto avviene sul proprio Orbiter grazie alla simpatica bocca Infested stazionata nel retro della nostra nave, a cui dovremo dare da mangiare per sbloccare livello, potenziamenti e fedeltà incondizionata. Qui entra in gioco la parte meno divertente di Cuore di Deimos: quella del farming compulsivo di risorse rare richieste in numeri abbastanza importanti. Che lo si odi o lo si ami, questo genere di cose è sempre stato parte dell’anima della longevità di Warframe e i giocatori vecchi ormai si saranno fatti l’abitudine in merito.

Non siamo ai livelli di Railjack al suo lancio, ma non è neanche quella situazione in cui vi basteranno una decina di ore per ottenere risorsa x. Bisogna farmare, e tanto, ma è i frutti del duro lavoro vi permetteranno di accedere a un sacco di upgrade decisamente utili. L’unica nota dolente, al momento, potrebbe essere l’eccessiva rarità delle Modifiche per il Necramech, sperando possa essere risolta in una patch futura (come di solito avviene per le questioni da percentuali).

La filosofia alla base di tutto questo è incarnata in Xaku, l’armatura creata dalla community e composta da pezzi di altri Warframe messi insieme. Il suo kit di abilità è ottimo e molto versatile, capace addirittura di rubare le armi ai nemici e incanalare l’energia del vuoto per aumentare i danni e generare un campo materico altamente instabile. Più che per la sua prodezza – comunque degna di nota – Xaku ha un valore estremamente importante per il suo design unico, pensato dall’utenza e tradotto in gioco in una delle armature più appaganti degli ultimi anni. E poi, diciamocelo, è anche dannatamente bello a vedersi con le sue animazioni in contorsione.

In generale l’intuizione di fondere i vari Warframe ha ripagato come idea strutturale, trovando in Xaku la sua espressione più canonica e nelle fusioni quella in grado di coinvolgere tutti i Warframe passati. Tale direzione è un futuro auspicabile guardando in avanti: se le diverse meccaniche che le espansioni maggiori portano con sé avranno un riverbero su tutto il gioco, si evita quella strana sensazione di avere un titolo ricco di contenuti ma tutti settorializzati, ognuno con un proprio loop di gioco ed ecosistema. Infondere un tema globale affievolisce il divario tra le tipologie di giocatori, rinvigorisce i contenuti pregressi e valorizza le modalità più vicine a quelle nuove, permettendo quel senso di continuità necessario per tenere i giocatori all’interno di Warframe il più possibile.

Cosa ci aspetta da qui in avanti? Chi può dirlo. Sicuramente i Sentient sono una minaccia da dover affrontare il prima possibile, i Corpus si sono rinvigoriti e il Paradosso di Duviri rimane un grosso punto interrogativo alquanto invitante. Quello che troviamo oggi, con il Cuore di Deimos, è un passo importante per dirigerci verso uno qualunque di questi possibili scenari; un passo unito tra tutte le piattaforme, ottimistico nell’impegno rinnovato di Digital Extremes e ancora più valevole con l’arrivo di Warframe nelle console di nuova generazione. E da qui a novembre, chissà, magari con il lancio su PlayStation 5 e Xbox Series X potrebbe scapparci un nuovo, grande aggiornamento.

Warframe è disponibile gratuitamente su PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch.