10 0 5.5 Wolfenstein: Cyberpilot
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Realtà virtuale

Wolfenstein: Cyberpilot Recensione, la lotta ai nazisti sbarca in VR


Wolfenstein: Cyberpilot
Genere
FPS
Piattaforma
PS4/PSVR, PC/HTC VIVE
Sviluppatore
MachineGames/ArkaneStudios
Editore
Bethesda Softworks
Data di Uscita
26/07/2019
Abbiamo recensito il nuovo gioco vr di MachineGames, Wolfenstein: Cyberpilot, spin of di Wolfenstein Youngblood. Ecco le nostre impressioni!

Proprio come già fatto con Doom, The Elder Scrolls e Fallout, Bethesda continua a inserirsi nel panorama dei titoli VR con un altro dei suoi franchise più amati, Wolfenstein.
Annunciato durante l’E3 2018 come avventura parallela allo spin-off cooperativo Wolfestein: Youngblood – di cui trovate qui la nostra recensione – Wolfenstein: Cyberpilot  è uno shooter in realtà virtuale per Ps4 (Playstation VR) e PC (HTV Vive e Windows Mixed Reality) che asseconda alcuni fra i desideri più intimi di tutti i fan della saga: scatenare in prima persona la furia distruttiva delle macchine di morte naziste dell’universo fittizio di Wolfenstein, direttamente dalla prospettiva privilegiata della realtà virtuale.
Nonostante le ottime premesse e degli spunti interessanti, l’approdo iniziale alla VR di Wolfenstein non verrà ricordato fra i più felici. Scopriamo insieme perché il titolo sviluppato da Machine Games in collaborazione con Arkane Studios non ci ha convinto.

Nazisti fra baguette e croissant

Parigi, è l’alba degli anni ’80 nella realtà alternativa che fa da sfondo alla saga di Wolfestein: i Nazisti proseguono la loro ricerca di dominio incontrastato ma i focolai della resistenza non cessano di ardere e la capitale francese non fa differenza. Se in Youngblood seguiamo le vicende delle gemelle Jess e Soph, in Cyberpilot indossiamo i panni di un hacker senza nome schierato a fianco delle truppe di resistenza francesi. L’incipit della missione è tanto semplice quanto accattivante: supportare la guerriglia per ottenere informazioni approfondite sul centro delle operazioni naziste in città per passare al contrattacco, il tutto pilotando da remoto le stesse macchine di morte dell’esercito tedesco grazie a una falla nel sistema.
All’inizio della nostra (mini) avventura conosciamo subito Maria e Jemma, esponenti della resistenza locale che ci guideranno via radio fra i diversi passaggi delle missioni e nell’esplorazione del particolare centro di comando in cui ci troviamo.

Terminati i convenevoli iniziali veniamo introdotti ai diversi livelli, o meglio ai diversi piani, della base in cui ci troviamo: la sedia della nostra postazione è montata su un ascensore in grado di farci spostare nelle diverse sezioni, passando dal hub di pilotaggio all’area di rimessaggio e manutenzione dei bot.
La parte iniziale di ogni livello prevede proprio di cimentarsi con piccole attività di riparazione e sabotaggio delle centraline dei bot che utilizzeremo  prima di farli scendere sul campo di battaglia. Si tratta di passaggi semplici e non particolarmente articolati, come estrarre delle schede dati per sostituirle o rimuovere schegge dalla corazza del bot, che, tuttavia, si dimostrano piacevoli grazie alle interazioni della VR.

Conclusa la fase di messa a punto e raggiunto il livello della cabina di pilotaggio, una piccola simulazione virtuale consente di familiarizzare con i comandi e di apprendere le peculiarità del bot che ci approcciamo a telecomandare; le tre missioni che compongono la campagna ci mettono così alla guida di un Panzerhund, un cane-meccanico delle dimensioni di un furgone, di un drone da ricognizione e di uno Zitadelle, vero e proprio robot armato di razzi e mini-gun.


Ciascuno di essi presenta caratteristiche differenti ma riconducibili a un pattern di comandi comune: una funzione primaria, una secondaria e una speciale. Per essere più precisi, il Panzerhund è armato di un lanciafiamme ed è in grado di caricare i nemici, con la possibilità creare un’onda d’urto che travolge gli avversari nelle sue vicinanze come attacco speciale. Lo Zitadelle, invece, trova nella mini-gun la sua arma primaria e in un lanciarazzi quella secondaria, con uno scudo cinetico nello slot della funzione speciale. Diversamente, il drone da ricognizione non è armato per degli scontri frontali: quest’ultimo è equipaggiato con un folgoratore che agisce a breve distanza e con un sistema di hacking utile per sbloccare terminali e serrature; la sua funzione speciale è una mimetica ottica temporanea.

Queste caratteristiche sono riportate anche sui comandi a nostra disposizione, compatibili sia con il Dualschock 4 che con i controller Move. Giocando con questi ultimi si apprezza l’esperienza di Bethesda sulla realtà virtuale, con un set di controlli simile a quanto già visto per esempio in Skyrim per gli input di movimento, assegnati al tasto Move, l’uso delle armi ai grilletti e la possibilità di interagire con il cockpit di pilotaggio attraverso pulsanti e indicatori luminosi.

Dammi il joystick

La differenza fra la dotazione di offensiva del Panzerhund e dello Zitadelle rispetto a quella del Drone lascia facilmente intuire come questa venga direttamente ribaltata su gameplay: comandando i primi due mezzi non faremo altro che portare distruzione a nostri oppositori, spostandoci fra vicoli e piazze di Parigi a falcidiare le diverse tipologie di truppe naziste che incontreremo, mentre le aree in cui adopereremo il drone ci vedranno sfruttarne le caratteristiche per muoverci con circospezione dietro le linee nemiche eliminando furtivamente i soldati che non riusciremo ad aggirare.


Nonostante una forte linearità e schematicità faccia da denominatore comune a tutto il gioco, la maggior mobilità del Drone e insieme al gameplay stealth rendono meglio riuscite le sezioni di cui esso è protagonista. Le aree all’aperto dove si manovrano il Panzerhund e lo Zitadalle, invece, oltre che mostrare il fianco a un comparto grafico sottotono, risultano decisamente troppo spoglie e prive di varietà o articolazione.
Complici di un livello di sfida tendente verso il basso, questi elementi fermano il contatore della longevità intorno alle due ore di gioco alla fine di questo spin-off VR dedicato Wolfenstein, lasciandoci con un po’ di amaro in bocca ripensando alle premesse da cui eravamo partiti.
Insomma, Cyberpilot si risolve in fretta e senza lasciare il segno. Visto il brand e la caratura dei nomi dietro la produzione era lecito aspettarsi qualcosa di più concreto.

Wolfenstein: Cyberpilot

Wolfenstein: Cyberpilot porta le frenetiche meccaniche shooting e l’umorismo nero della saga Bethesda per la prima volta in VR attraverso i panni di un hacker della resistenza francese, in grado di sabotare i droni da guerra nazisti in una Parigi fittizia degli anni ’80.

5.5
5.5

Verdetto

Machine Games e Arkane Studios trovano le premesse giuste da cui partire per il primo giro di valzer in VR per Wolfenstein, riuscendo anche a replicare parzialmente il mix di humour nero e frenesia che avvolgono il brand. Nel suo complesso, tuttavia, il gameplay del titolo Bethesda funziona solo a tratti, con le fasi stealth che risaltano per elaborazione ma che non riescono a nascondere la difficoltà di Wolfestein Cyberpilot a reggersi senza barcollare fra le tante criticità che lo avvolgono. Se infatti il titolo prodotto da Machine Games e Arkane Studios orchestra delle idee interessanti, i punti deboli della produzione saltano all’occhio fin troppo presto, con scenari di gioco che appaiano piatti e poco movimentati, un impatto visivo generale che non riesce a convincere, peccando quasi di grossolanità nella resa di alcuni particolari, e un gameplay privo di articolazione. A far pendere il nostro giudizio verso una sufficienza soltanto abbozzata si aggiungono poi a gran voce la linearità estrema dei tre livelli che costituiscono l’avventura e la longevità totale della stessa, che si attesta attorno al paio d’ore risicate, deludendo in quanto a contenuti offerti.

Pro

- Sterminare nazisti è sempre soddisfacente, soprattutto in VR
- Le sezioni con il Drone funzionano

Contro

- Contenutisticamente ridotto all’osso
- Gameplay nel complesso piatto e lineare
- Visivamente poco accattivante