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Cina, rifiuti da consegne a domicilio: milioni di tonnellate di plastica

In Cina i servizi di consegna a domicilio di cibo stanno facendo aumentare esponenzialmente le quantità di rifiuti di plastica.

Il successo delle app e dei servizi online per la consegna di cibo a domicilio in Cina sta contribuendo a un aumento spropositato di rifiuti di plastica: nel 2017 è stata superata quota 1,6 milioni di tonnellate. Praticamente rispetto ai due anni precedenti l’incremento è stato del 900%. Entrando nello specifico, come racconta il New York Times, si parla di 1,2 tonnellate di contenitori plastici, 175mila tonnellate di bacchette usa e getta, 164mila tonnellate di buste di plastica e 44mila tonnellate di cucchiai di plastica.

Sebbene la produzione procapite sia ancora inferiore rispetto agli statunitensi gli specialisti del settore stimano che oltre il 70% della raccolta sia inadeguata: va a finire in discariche oppure all’aperto o in mare. E dire che la Cina sostiene di riciclare normalmente il 25% della sua plastica prodotta – con solo il solo 10% degli Stati Uniti.

Il problema è che le scatole da asporto vengono escluse dai cicli di raccolta differenziata e considerato il loro peso leggero non conviene neanche agli spazzini prelevarle per venderle alle società specializzate. Per altro prima di essere eventualmente riutilizzate dovrebbero essere lavate accuratamente e come ha spiegato un addetto ai lavori “mezza giornata di lavoro per pochi centesimi non ne vale la pena”.

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I servizi di consegna di Meituan e Ele.me stanno spopolando soprattutto nelle zone urbane. Il primo l’anno scorso ha raggiunto i 6,4 miliardi di ordini con una spesa media di circa 6,50 dollari – sufficienti per un buon pasto. Complessivamente per il settore si parla di un volume di affari di circa 70 miliardi di dollari, contro i 19 degli Stati Uniti (Statista).

Con questi numeri la prospettiva è di aumentare ulteriormente il business, ma già oggi il fiume Yangtze pare essere responsabile dei centinaia di migliaia di tonnellate di plastica riversate nel mare – nel 2015 erano 367mila.