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Spazio e Scienze

Gli scienziati pensano a una stazione spaziale per riciclare i detriti nell’orbita terrestre

Il Gateway Earth Development Group, un team di accademici provenienti da diverse Università del mondo, sta pensando alla realizzazione di una stazione spaziale come soluzione al problema dei detriti nell'orbita terrestre.

Spazzatura dallo spazio profondo. No, non è il titolo di un B-Movie, ma un problema serio ed enorme che ci affligge sempre più e minaccia di frenare seriamente lo sviluppo tecnologico sulla Terra. Per farvi fronte un gruppo di scienziati provenienti da diverse parti del mondo e raccoltisi nel Gateway Earth Development Group ha proposto un’idea radicale: costruire una stazione spaziale per riciclare i rottami presenti nell’orbita terrestre, così da diminuire la minaccia di collisione per satelliti e altri veicoli spaziali.

60 anni di esplorazione spaziale infatti hanno avuto come effetto collaterale l’accumulo attorno alla Terra di rottami di missili e satelliti. Attualmente, tra funzionanti e non, si contano infatti ben 22mila oggetti di grandi dimensioni fluttuanti attorno al nostro pianeta. Ma il conteggio, decisamente sottostimato, sale a oltre 1 milione se si contano anche i detriti di dimensioni minori di 1 centimetro, che a quella velocità sono comuqnue sufficienti per danneggiare un satellite o un altro veicolo spaziale.

Si tratta di un problema da non sottovalutare, perché ‎perdere un satellite, oltre a un ingente danno economico, potrebbe significare trasmissioni TV di qualità minore e previsioni del tempo meno affidabili, ma anche automobili o aerei che avrebbero difficoltà a seguire la rotta prestabilita e possibilità di essere colpiti da una catastrofe naturale, come ad esempio un uragano, senza che la maggior parte delle persone sia stata allertata per tempo. ‎

Elaborazione al computer dei satelliti presenti nelle zone LEO e GEO. Dalla simulazione mancano i detriti.

Due sono le orbite attorno alla Terra, LEO (Low Earth Orbit) e GEO (Geostationary Earth Orbit). La prima si estende dai 200 ai 1000 km di altezza ed ospita principalmente la Stazione Spaziale Internazionale e altri satelliti. La seconda invece si trova a 36mila chilometri di altezza, dove le forze che agiscono fanno sì che i satelliti restino stazionari, ossia fermi sopra un determinato punto della Terra. Qui ci sono i satelliti metereologici e quelli per le telecomunicazioni.

La più affollata in assoluto è LEO, ma quella strategicamente più importante è GEO. Per non rendere quest’ultima simile a quella a quota inferiore, normalmente le agenzie spaziali mandano i satelliti e gli altri dispositivi ormai in disuso in un’orbita ancora più elevata, un cimitero a 3/400 km da una zona protetta internazionale.

Tuttavia in quella zona sono stati osservati spesso lampi di luce, probabilmente esplosioni dovute alla collisione tra relitti o esplosione di vecchi serbatoi o batterie. Il pericolo è che i detriti più piccoli possano precipitare, raggiungendo la zona GEO a quota inferiore. Inoltre solo l’80% dei satelliti non più operativi vengono portati nella fascia esterna, l’altro 20% resta comunque a gravitare nella zona GEO.

Secondo gli scienziati questi detriti potrebbero essere recuperati con profitto, non solo per liberare le orbite terrestri rendendole più sicure, ma anche per recuperare materiali spesso ancora validi, che potrebbero essere riutilizzati per la realizzazione di altri dispositivi o persino basi, come ad esempio quella lunare. Studi ad esempio hanno dimostrato che i pannelli solari di satelliti non più funzionanti perdono appena il 24% della propria efficienza in 15 anni.

Secondo i ricercatori una stazione del genere potrebbe essere già pronta e in servizio entro il 2050. C’è solo un problema: prima bisognerebbe cambiare le leggi attuali. Sono proprio queste ultime infatti che sostanzialmente vietano di raccogliere e riciclare i detriti spaziali.