e-Gov

Google Glass dà nome e cognome agli sconosciuti nella folla

I Google Glass (Google Glass alla prova: ergonomia, prestazioni e uso pratico) ufficialmente sono ancora un progetto in via di sviluppo, eppure il dibattito riguardo alla privacy è già piuttosto accesso. Come dimostra per esempio il fatto che otto deputati statunitensi abbiano voluto domandare a Google se gli occhiali potranno riconoscere i volti delle persone, cioè se saranno dotati di riconoscimento facciale.

Su questo punto Steve Lee, director of product management di Google Glass, ha risposto in un comunicato: "Abbiamo più volte indicato che non avremmo unito funzionalità di riconoscimento facciale nei nostri servizi a meno che non riusciamo a includere anche forti strumenti di protezione della privacy".

Insomma, no ma forse sì, con le dovute cautele. Cerchiamo innanzitutto di capire cosa si intende per riconoscimento facciale: Wikipedia scrive che "il riconoscimento facciale (in inglese face detection) è una tecnica di intelligenza artificiale, utilizzata in biometria per identificare o verificare l'identità di una persona a partire da una o più immagini che la ritraggono."

"Solitamente il riconoscimento avviene mediante tecniche di elaborazione digitale delle immagini, ignorando tutto quello che non rappresenta una faccia, come edifici, alberi, corpi, che vengono solitamente definiti background. Si può affermare che si tratta di un riconoscimento di pattern, dove il pattern da riconoscere è il viso umano."

"Per facilitare l'individuazione di una faccia, i primi sistemi tenevano conto che un viso umano è composto da due occhi, un naso e una bocca. I sistemi più recenti invece riescono a riconoscere una persona anche se questa ha il viso ruotato, o comunque non in visione frontale. Il riconoscimento può avvenire modellando la faccia come un oggetto in due dimensioni (2D) o in tridimensionale (3D)".

Tutto chiaro? Significa che i Google Glass potranno (potrebbero) dare un nome alle persone che incontriamo per strada e che – accade soprattutto dopo una certa età – non identifichiamo subito. Forse succede anche a voi. Qualcuno vi ferma e vi dice "ciao come stai?" e voi non riuscite a ricordare di chi si tratta, come si chiama, dove lo avete conosciuto. Semmai un vecchio compagno di scuola, una persona con cui avete fatto affari vent'anni prima, eccetera. Grande imbarazzo, al quale potrebbero ovviare gli occhialini magici.

D'altronde si tratterebbe di una riscoperta. Patrizi e senatori romani avevano il nomenclator, lo schiavo o il liberto che suggeriva nell'orecchio i nomi delle persone incontrate per strada, teneva conto degli appuntamenti e degli impegni ed evitava figuracce al padrone/datore di lavoro.

E la privacy? Tanto quella ce la siamo giocata nel momento stesso in cui ci siamo iscritti a Facebook, Twitter, Gmail, eccetera eccetera eccetera. Poco male, verrà un giorno in cui, incontrando il solito ignoto, potremo sussurrare: "Ok Glass, fammi da nomenclator"!

Utile, per esempio, a riconoscere le tre celebrità presenti in questo articolo: chi di voi riconosce tutti e tre i volti senza bisogno di aiuto?