Spazio e Scienze

I robot ci ruberanno il lavoro, speriamo ci paghino la pensione

Lo scienziato Stephen Hawking lo ha detto e ribadito più volte. L'avanzata della tecnologia e dell'automazione potrebbe accelerare le disuguaglianze. Se la ricchezza prodotta dalle macchine fosse condivisa, tutti potrebbero godere di una vita di lusso. Se invece i proprietari delle macchine remassero contro una redistribuzione delle ricchezze, la maggior parte delle persone finirebbe per essere miseramente povera. Cioè, l'uso spregiudicato dell'automazione potrebbe creare disastri.

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Le intuizioni di Hawking sembrano essere confermate dagli analisti della banca di investimenti Merrill Lynch, in un rapporto di 300 pagine finito nelle mani del quotidiano britannico The Guardian. Lo sviluppo vertiginoso dell'automazione viene definito come la quarta rivoluzione industriale dopo quelle del vapore, della produzione di massa e dell'elettronica. La penetrazione dei robot e dell'Intelligenza Artificiale interessa ogni settore industriale e fa ormai parte integrante della nostra vita.

Già, ma nei prossimi 20 anni questa rivoluzione potrebbe tagliare ben oltre un terzo dei posti di lavoro nei paesi più avanzati: il 35% nel Regno Unito e il 47% negli USA. La perdita di occupazione riguarderebbe soprattutto le attività manuali e quelle considerate a rischio, per lo più a bassa retribuzione. Non solo nelle fabbriche, ma anche nei servizi.

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Il rapporto citato dal Guardian sottolinea che nei settori più avanzati di produzione – ad esempio le case automobilistiche giapponesi – i robot sono già in grado di lavorare senza sorveglianza e senza interruzione anche per 30 giorni di fila. Per le attività manifatturiere di base, la sostituzione dei lavoratori umani con i robot farebbe calare del 90 per cento il costo del lavoro. Oggi nel mondo ci sono in media 66 robot ogni 10mila lavoratori, mentre il rapporto sale a 1250 robot nel solo settore automobilistico giapponese.

Merrill Lynch non nasconde che la crescente automazione farà intensificare il dibattito sulle conseguenze etiche e sociali.  A questo proposito va ricordato l'appello dei mille e passa scienziati – Hawking in testa – contro l'uso indiscriminato dell'Intelligenza Artificiale nelle armi di nuova generazione. Forse non si tornerà al fenomeno del luddismo durante la prima rivoluzione industriale, quando i tessitori sfasciavano le macchine a vapore che rubavano loro il lavoro, ma non vanno escluse forme radicali di resistenza. 

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A questo proposito il Guardian cita un sondaggio fatto negli Stati Uniti dall'agenzia Pew. Il 48 per cento degli intervistati ritiene che l'ascesa di robot e Intelligenza Artificiale avrebbe "un enorme impatto negativo sulla società, che porterebbe alla disparità di reddito e guasti sociali", mentre il 52 per cento ha fiducia nella capacità umana di superare gli ostacoli e creare posti di lavoro in sostituzione di quelli perduti. 

Intanto gli analisti di Merrill Lynch entrano nel dettaglio e dicono che la rivoluzione dell'automazione metterà in crisi persino i posti di lavoro nei fast food. A San Francisco c'è una startup che ha creato la Momentum Machine, che prepara e cuoce gli hamburger senza intervento manuale, per non parlare dei robot carebot che – con una popolazione sempre più anziana – saranno impegnati nell'assistenza alle persone non autosufficienti. Insomma, badanti di latta. Roba da far diventare tutti un po' luddisti.