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Il personal computer è un “prodotto” difficile

Pagina 1: Il personal computer è un “prodotto” difficile

Introduzione

Nel lontano 2005, esattamente in maggio, le vendite dei notebook hanno superato quelle dei desktop. Secondo John Edwardson, CEO della catena informatica CDW, il sorpasso era inevitabile sopratutto a causa dell’avvento della tecnologia Wi-FI – che di fatto ha permesso il vero mobile working.

Da allora, però, qualcosa è cambiato anche sotto il profilo finanziario: i quattro giganti Hewlett-Packard, Compaq Computer, Gateway e IBM si sono dovuti confrontare con cessioni, defenestramenti di CEO e consistenti ridimensionamenti dei profitti. Dell, ad esempio, è passata dal dominio incontrastato ai controlli della Securities and Exchange Commission per le troppe perdite.

Il problema è che il settore è estremamente dinamico, e sempre più spesso rimette in discussione le strategie a lungo termine. "Ciò che permette il successo adesso non è detto che lo permetta domani", ha dichiarato Ed Coleman, CEO di Gateway che ultimamente sta cercando di costruirsi mercati sempre più di nicchia.

I portatili stanno rimpiazzando i computer fissi. I consumatori preferiscono lo stile alle prestazioni velocistiche. Inoltre, nei paesi sviluppati le vendite business stanno rallentando; mentre in quelli emergenti, come India, Cina e Brasile, sono in netto aumento. "I produttori sono obbligati a seguire entrambi i mercati se vogliono prosperare", ha confermato Mark Hurd, CEO di HP.

Gli esperti, però, concordano sul fatto che le cose si siano complicate notevolmente negli ultimi cinque anni. Nel 1981 il primo pc IBM costava 1561 dollari, oggi – considerando l’inflazione – praticamente sarebbero 3500 dollari. Questo evidenzia quanto siano scesi i prezzi. "Cinque anni fa un desktop medio costava 807 dollari, adesso non supera i 635 dollari. Un portatile viaggiava sui 1496 dollari, adesso staziona sui 948 dollari", ha sottolineato Stephen Baker, ricercatore di NPD.
E anche la redditività è scesa: i veri introiti li fanno i produttori di componenti. 

"Intel e AMD prelevano dai produttori circa 100 dollari per ogni processore; Microsoft, invece, con i suoi sistemi operativi circa 50 dollari", ha spiegato Reynolds. "Gli altri componenti costano meno, ma comunque i loro listini sono in crescita. Insomma alla fine un produttore di pc ha un margine di profitto del 5%, e in alcuni casi è capace di andare anche in perdita".

I desktop sono in caduta libera, ma rendevano nettamente di più. Progettare portatili dal design ricercato con dimensioni e pesi contenuti è un problema. Inoltre anche i modelli di vendita non possono che subirne le conseguenze. Dell vendeva i suoi prodotti desktop su Internet e via catalogo, ma con un notebook stiloso e costoso non si può seguire la medesima strada. "I consumatori vogliono sentire il prodotto, guardarlo, vagliarne ogni aspetto", ha dichiarato Todd Bradley, capo della divisione pc di HP. Questo è stato senza dubbio il vantaggio di HP negli ultimi tempi: grazie anche ad una buona presenza nei negozi, nel 2006, è riuscita a strappare la leadership mondiale al competitor Dell.