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Impronta digitale su WhatsApp, arrestata gang di spacciatori

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Avatar di Alessandro Crea

a cura di Alessandro Crea

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 16/04/2018 alle 11:37
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Tutto è nato da un'immagine digitale di una mano che circolava su WhatsApp: era quella di uno spacciatore che offriva la propria merce. La polizia di Bridgend nel Galles, Regno Unito, ha analizzato l'immagine con avanzate tecniche di scansione digitale ed è riuscita a estrapolare alcune porzioni di impronte digitali, parziali ma sufficienti a identificare uno dei colpevoli e a sgominare l'intera organizzazione criminale, composta da 11 persone.

In realtà dall'immagine si è potuto estrapolare soltanto l'impronta digitale del tratto medio e inferiore del dito, insufficiente dunque per effettuare il match nei classici database. Grazie però alla collaborazione con l'unità di supporto scientifico di Gwent, attraverso l'analisi delle impronte disponibili è stato possibile ricostruire quelle del polpastrello, individuando così il responsabile. Una tecnica rivoluzionaria che d'ora in poi spingerà le forze di Polizia a controllare sempre le foto presenti sugli smartphone sequestrati, in cerca di possibili indizi prima non rilevabili. 

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La foto da cui sono state estrapolate le impronte digitali

"Si tratta di una tecnica antica, le impronte digitali, declinata però con tecniche nuove come la scansione fotografica e i social media", hanno spiegato alcuni ufficiali di Polizia alla BBC. "Gli spacciatori stanno usando la tecnologia per non farsi prendere e abbiamo bisogno di stare al passo con i progressi tecnologici". Insomma, il crimine si evolve per sfruttare le nuove tecnologie a proprio vantaggio e ovviamente la giustizia deve fare altrettanto per continuare con successo la propria lotta, come in questo caso.

Fino a ieri poteva sembrare una situazione fantascientifica, vista solo nelle puntate di CSI o nella sequenza di Blade Runner in cui Rick Deckard identifica uno dei replicanti attraverso l'analisi di una foto, scoprendo così dettagli minuscoli e invisibili a occhio nudo, ma comunque presenti nell'immagine.

Nel 1966, in un mondo ancora analogico, Michelangelo Antonioni in Blow-Up parlava dell'impossibilità di penetrare il reale con lo sguardo cinematografico, un'impossibilità data dall'informazione infinita contenuta nel reale e impossibile da oggettivare tramite lo strumento della cinepresa. Ora, nel 2018, in piena era digitale, non solo è possibile estrarre l'informazione "nascosta" nelle infinite pieghe del reale, ma è anche possibile manipolare il reale stesso, eliminarne pezzi, aggiungerne altri, riscriverlo. Una prospettiva che dà le vertigini e di cui la notizia di oggi rappresenta solo l'aspetto positivo.

"Sebbene la qualità della fotografia si sia rivelata una vera sfida, le piccole parti sono state sufficienti a dimostrare chi era lo spacciatore", ha affermato un ufficiale della polizia gallese. "Questi sono tutti progressi nel mondo digitale - forniscono molte domande a cui dovremo fornire delle risposte". Ecco, tutto dipenderà dalle risposte che riusciremo a fornire in futuro alle domande che il digitale ci pone.


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La fotografia ai tempi del digitale? L'occhio del fotografo è un buon libro per iniziare.

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