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Italia competitiva nell’innovazione, ma il futuro preoccupa

Forse sarà il nostro innato pessimismo, ma in pochi in Italia avrebbero scommesso sullo stato di salute di innovazione e competitività nel nostro Paese. E invece no: stando allo studio Global Competitiveness Index 4.0 del World Economic Forum siamo 22esimi al mondo per innovazione, ma noni se si prendono in considerazione solo gli Istituti di ricerca di qualità e addirittura quarti se ci si focalizza sui Distretti imprenditoriali d’eccellenza. Tutto bene quindi? Non esattamente.

Anzitutto con 71 punti su 100 siamo bloccati al 31esimo posto (su 140 Nazioni prese in considerazione) nell’indice generale, non una cattiva posizione in assoluto, ma dobbiamo registrare l’assenza di un qualsiasi miglioramento rispetto ai dati precedenti.

Altri chiaroscuri riguardano l’economia: il debito pubblico è considerato una debolezza strutturale e per questo ci classifichiamo al 60esimo posto della classifica generale, ma il quadro macroeconomico sembra essere positivo e con ampi margini di miglioramento. Per questo risultiamo comunque in 17esima posizione in ambito europeo, ma il nostro PIL (Prodotto Interno Lordo) con una crescita dell’1,5% nel 2017 è il migliore dal lontano 2008.

A destare preoccupazione però è soprattutto la carenza di investimenti su Pubblica Amministrazione e capitale umano. Nello studio infatti l’Italia si posiziona al 104esimo posto per formazione del personale e al 40esimo per le competenze della forza lavoro. Il quadro che ne emerge è impietoso, nel report infatti si parla di “insufficienti risorse per finanziare gli investimenti innovativi” e di “una burocrazia soffocante”.

I miglioramenti in alcuni degli indici sono dovuti all’adozione di nuovi parametri da parte del WEF, che ha tenuto conto delle sfide e dei risultati ottenuti nella digitalizzazione. Questo significa che in alcuni settori stiamo lavorando bene, forse meglio di quanto fosse prevedibile, ma persistono problemi strutturali che devono essere affrontati con urgenza se non vogliamo sperperare anche ciò che di buono stiamo facendo.