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La UE dà lezioni sull’open source: fa risparmiare miliardi

La Commissione UE ha deciso di favorire l'adozione del software open source nelle pubbliche amministrazioni per incrementare i risparmi. Secondo le stime in un solo anno il settore pubblico europeo potrebbe risparmiare fino a 1,1 miliardi di euro.

"Gli standard aperti favoriscono la concorrenza, promuovono l'innovazione e consentono di risparmiare. La guida pubblicata oggi aiuterà le autorità nazionali a cogliere tutte le opportunità di innovazione ed efficienza", ha confermato Neelie Kroes, Vicepresidente della Commissione europea.

L'idea di fondo è quella di adottare una nuova strategia politica per aiutare le istituzioni pubbliche a evitare la dipendenza da un unico fornitore di sistemi d'informazione e comunicazione (ICT). D'altronde le indagini confermano che le gare d'appalto aperte incrementano il numero di partecipanti con offerte migliori – il solo raddoppio ad esempio diminuisce il valore dell'appalto del 9%.

"Molte organizzazioni, tuttavia, non disponendo ancora delle competenze necessarie per individuare gli standard più adatti alle proprie esigenze informatiche o temendo che i costi iniziali del cambiamento possano essere troppo elevati o causare la perdita di dati, restano ancorate ai propri sistemi o dipendenti da un unico fornitore", sottolinea la nota ufficiale della Commissione UE.

Si fa saltare con la pasta o si mette a crudo?

Non meno importante il fatto che l'uso di standard condivisi semplifica lo scambio di dati tra sistemi pubblici, consentendo così ai cittadini di fornire i propri una sola volta. Lo stesso vale poi in ambito transfrontaliero.

Ecco quindi la decisione della Commissione UE di divulgare una guida per i funzionari pubblici responsabili della pianificazione e dell'acquisto di sistemi e servizi ICT. Il tutto per aiutare paesi, regioni e interi settori a sviluppare una strategia globale.

"Per assistere le autorità pubbliche nel processo di transizione, la Commissione europea organizzerà riunioni con le parti interessate (autorità pubbliche, aziende fornitrici di ICT, organismi di normazione e società civile). Le organizzazioni pubbliche potranno così imparare l'una dall'altra, adottare le migliori pratiche emergenti, esaminare insieme i problemi comuni e suggerire soluzioni comuni", conclude la nota.

Tutto bello, ma poi andando a parlare con chi prende questo genere di decisioni si scopre che la maggioranza dei nostri dipendenti pubblici non è all'altezza di tali rivoluzioni informatiche. Gli investimenti in formazione in Italia purtroppo fanno sballare i conti. E questo è solo un dettaglio che riguarda la gestione informatica.