Meta ha avviato il blocco dei collegamenti verso ICE List, un sito web che raccoglie informazioni sulle operazioni dell'Immigration and Customs Enforcement (ICE) e della Border Patrol statunitense, includendo i nomi di migliaia di agenti federali. La decisione della piattaforma di Mark Zuckerberg solleva interrogativi significativi sul bilanciamento tra privacy individuale, trasparenza governativa e moderazione dei contenuti sui social network, in un momento in cui le politiche migratorie statunitensi sono al centro del dibattito pubblico.
ICE List si presenta come un progetto di documentazione pubblica a carattere collaborativo, strutturato come una wiki dedicata alla raccolta sistematica di dati sulle attività delle agenzie federali per l'immigrazione negli Stati Uniti. Secondo quanto dichiarato sul sito stesso, l'iniziativa mira a "registrare, organizzare e preservare informazioni verificabili su azioni di enforcement, agenti, strutture, veicoli e incidenti correlati che altrimenti rimarrebbero frammentati, difficili da accedere o non documentati". Oltre alla cronaca degli interventi più significativi, la piattaforma pubblica elenchi di nomi di singoli agenti operativi presso ICE, CBP e altre agenzie del Department of Homeland Security.
I creatori del sito hanno affermato di aver ottenuto gran parte delle informazioni attraverso una "fuga di dati", ma un'analisi condotta da Wired ha rivelato che la lista si basa in larga misura su profili LinkedIn pubblicamente accessibili. Il database comprende circa 4.500 dipendenti del DHS, un numero che ha contribuito alla viralità del progetto all'inizio di marzo, quando la presunta "leak" è stata ampiamente condivisa sui social network, incluse le piattaforme di Meta.
L'intervento di Meta è arrivato solo dopo che il sito aveva già guadagnato visibilità considerevole. Gli utenti che ora tentano di accedere ai link precedentemente pubblicati su Threads o Facebook si trovano di fronte a messaggi di errore che impediscono l'apertura delle pagine. Chi prova a condividere nuovi collegamenti riceve una notifica che recita: "I post che sembrano spam secondo le nostre Linee guida della community vengono bloccati su Facebook e non possono essere modificati". La formulazione generica del messaggio contrasta con la specificità dell'azione intrapresa dalla società di Menlo Park.
Un portavoce di Meta, interpellato sulla questione, ha fatto riferimento alle politiche sulla privacy dell'azienda, che vietano la divulgazione di informazioni personalmente identificabili (PII). La compagnia non ha però chiarito perché abbia scelto di bloccare il sito solo dopo diverse settimane dalla sua diffusione virale, né se consideri i profili LinkedIn pubblici come una violazione delle proprie norme contro il doxxing. La distinzione tecnica tra informazioni già disponibili pubblicamente e la loro aggregazione sistematica rappresenta un'area grigia nelle policy delle piattaforme social.
Questo non è il primo episodio in cui Meta interviene per rimuovere contenuti relativi al monitoraggio delle attività di ICE. In passato, il social network aveva eliminato un gruppo Facebook che tracciava gli avvistamenti di agenti dell'ICE a Chicago, una decisione presa in seguito a pressioni da parte del Dipartimento di Giustizia statunitense. Il precedente solleva questioni sulla pressione che le autorità federali possono esercitare sulle piattaforme tecnologiche per limitare la circolazione di informazioni sensibili, anche quando queste non violano apparentemente le leggi vigenti.