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Microsoft, in Giappone la settimana lavorativa di 4 giorni ha aumentato la produttività del 40%

Nel burrascoso quanto fertile Sessantotto uno degli slogan più diffusi era il celebre “lavorare meno, lavorare tutti”, rimasto però per 50 anni lettera morta come tanti altri spunti di quel periodo. Ora però un esperimento condotto lo scorso agosto da Microsoft Japan ha contribuito a riportare i riflettori su un argomento che nei prossimi decenni sarà sempre più cruciale. La filiale nipponica del colosso di Redmond, nel quadro dell’iniziativa Work Life Choice Challenge ha condotto un interessante esperimento, riducendo per tutto il mese la settimana lavorativa a soli 4 giorni, dal lunedì al giovedì, registrando contestualmente un aumento della produttività del 39,9%.

In particolare, secondo Microsoft, il miglioramento è stato dovuto soprattutto alla durata delle riunioni, scesa a soli 30 minuti, e ad un aumento delle conferenze da remoto, ma ovviamente non è da sottovalutare l’aspetto psicologico: lavoratori più soddisfatti e meno stressati tenderanno infatti a svolgere le stesse quantità di lavoro in meno tempo, eliminando distrazioni e lunghe pause. Non è un caso infatti se il 92,1 % degli impiegati ha affermato di aver molto gradito la riduzione. L’azienda inoltre ha anche registrato un abbassamento dei costi, grazie a un minor consumo elettrico (‎23,1% in meno di elettricità utilizzata) e a una diminuzione del 58,7% di pagine stampate.

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Quello della riduzione dell’orario di lavoro, visto non tanto nell’ottica del pieno impiego e della solidarietà sociale come nel Sessantotto, ma in quello di raggiungere semplicemente una più elevata produttività grazie a un miglior equilibrio tra vita privata e ore lavorative, è un tema che sta tornando assai di moda. Molte nazioni infatti stanno valutando la possibilità di accorciare l’orario lavorativo e in quei contesti dove sono già stati fatti esperimenti i risultati sono sempre stati assai positivi, con dipendenti meno stressati e più soddisfatti e significativi aumenti di produttività.

È inutile nascondere infatti che in una società come l’attuale il lavoro, di per sé, non nobilita più nessuno, perché in un’organizzazione altamente efficiente in cui il processo produttivo è fortemente segmentato, esso non è più il frutto tangibile del proprio ingegno unito alle proprie abilità, ma solo l’esecuzione di routine astratte e spersonalizzanti, in cui il risultato dei propri sforzi è assai vago, mentre la ripetitività elevata. Ridurre le ore lavorate lasciando più spazio alla vita privata potrebbe dunque essere una soluzione per riuscire a mantenere o addirittura incrementare la produttività senza per questo usurare oltremodo i lavoratori.