L'Onorevole Pino Pisicchio del Gruppo Misto ha presentato un disegno di legge (C.5482) per ridefinire i confini della diffamazione a mezzo stampa e online. Il problema, secondo l'avvocato IT Guido Scorza, è che il testo tirerebbe nuovamente in ballo "i siti internet aventi natura editoriale". In pratica la definizione sarebbe talmente imprecisa che qualsiasi blog o sitino amatoriale rischierebbe di dover osservare gli stessi obblighi previsti per la stampa ufficiale.
E fra questi l'obbligo di rettifica entro 48 ore, nonché una maggiore responsabilità del gestore nei confronti dei commenti dei propri lettori. Insomma, secondo l'avvocato basterebbe la comunicazione di un presunto diffamato per far scomparire dal Web articoli, post e reportage di ogni genere.

Informazione istituzionale versus blog?
"Che ci sia ignoranza, malafede o confusione dietro a quest'ultimo tentativo di imbavagliare l'informazione sul web italiano, occorre fermarlo prima che sia troppo tardi", conclude Scorza su Il Fatto Quotidiano.
Apparentemente sembrerebbe l'ennesimo caso di insensibilità al problema dell'informazione online o incompetenza, ma le cose non stanno così. Pino Pisicchio è un avvocato e giornalista (!) che fa parte del Centro Democratico di Bruno Tabacci. È un moderato di vecchia data dal quale certamente non ci si può aspettare colpi di testa anti-costituzionali. Infatti scavando un po' si scopre che il suo disegno di legge risale al 2012, in piena tempesta Sallusti.
Ai tempi ne parlava come una proposta di legge bipartisan, firmata da deputati giornalisti, "per porre fine all'arcaico e illiberale retaggio di una sub-cultura censoria che condanna i giornalisti al carcere e prevede la responsabilità oggettiva per i direttori responsabili".
Per altro si parlava (e si parla anche oggi) dell'istituzione di un Giurì per la correttezza dell'informazione presso ogni Corte d'Appello con cinque membri. Due nominati dall'Autorità garante per le comunicazioni, due dall'Ordine dei giornalisti regionale e uno con funzioni di presidente tra i magistrati della Corte. Il compito dovrebbe essere quello di "esperire tentativi di conciliazione volti a prevenire situazioni di conflitto tra giornalisti e lettori, e a garantire il rigoroso e veloce adempimento del diritto di rettifica".
La nota di colore è che Pisicchio, sempre l'anno scorso, godeva dell'appoggio di Giuseppe Giulietti, fondatore di "Articolo 21, liberi di...", dell'Ordine dei Giornalisti e della FNSI - ovvero il sindacato dei giornalisti. Comprensibile, dato che la norma prevederebbe solo sanzioni pecuniarie per i giornalisti condannati per il reato di diffamazione (invece che la reclusione) e punizioni per chi abusa delle querele ai cronisti. Niente carcere insomma, ma estensione delle disposizioni della legge sulla stampa a ogni tipo di sito.
Ecco la proposta che piace alla stampa e forse meno al popolo della Rete. E dire che basterebbe far posto nel Giurì a due rappresentanti del mondo 2.0. Forse è chiedere troppo: sarebbero dolori per l'informazione istituzionale.