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OneCoin è un sistema piramidale? Arrestato il leader del progetto

Gli Stati Uniti hanno arrestato il leader di OneCoin con l'accusa di aver creato uno schema piramidale basato su una criptovalua fittizia.

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Avatar di Manolo De Agostini

a cura di Manolo De Agostini

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 11/03/2019 alle 12:30
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Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha arrestato Konstantin Ignatov, una delle persone dietro il progetto della criptovaluta OneCoin. L'accusa è che OneCoin sia più uno schema piramidale (Ponzi) che una vera e propria valuta.

Secondo le autorità a stelle e strisce, la società con base in Bulgaria fondata nel 2014 è ancora operativa. Konstantin Ignatov è stato arrestato con l'accusa di cospirazione per frode telematica, mentre la sorella maggiore, Ruja Ignatova, è stata incriminata per riciclaggio di denaro sporco e frode telematica e di titoli. La Ignatova è ancora in libertà.

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Il funzionamento di OneCoin prevede per gli utenti una commissione nel caso convincano altre persone ad acquistare la criptovaluta OneCoin. Un sistema che ricorda quello di uno schema marketing multi-livello. L'azienda avrebbe attratto oltre 3 milioni di membri nel mondo, nonostante non abbia una blockchain funzionante o un libro mastro pubblico.

Secondo il procuratore Geoffrey Berman, i leader di OneCoin sarebbero riusciti a creare un'azienda multimiliardaria "basata completamente su menzogne e inganni". L'azienda, nel biennio 2014-2016, avrebbe fatturato 3,35 miliardi di euro.

Il pubblico ministero afferma che i leader hanno mentito agli investitori per gonfiare il valore di un OneCoin da mezzo euro a quasi 30 euro a partire dal gennaio di quest'anno. I leader del progetto, inoltre, si sarebbero scambiati email scrivendo che avevano in programma di "prendere i soldi e scappare, e dare la colpa a qualcun altro".

"Questi imputati hanno messo a punto uno schema piramidale della vecchia scuola su una nuova piattaforma", ha scritto in un comunicato il procuratore distrettuale della contea di New York, Cyrus Vance.

Durante le indagini le autorità statunitensi hanno scoperto che OneCoin diceva di avere un libro mastro digitale per registrare le transazioni della criptovaluta, ma non ce n'era uno pubblico verificabile. Nel 2015, la Ignatova iniziò a offrire ai membri del suo progetto token falsi OneCoin da vendere, chiamandoli "monete false".

Alla richiesta dei membri di sapere quando sarebbero stati in grado di incassare i loro token, Ignatov avrebbe risposto: "se sei qui per incassare, lascia questa stanza ora, perché non capisci di cosa tratta questo progetto".

Mark Scott, un'altra persona che ha collaborato al progetto OneCoin, è stato incriminato la scorsa estate e rischia un massimo di 20 anni di carcere. Anche Ignatov rischia 20 anni di prigione, mentre Ignatova si trova di fronte a cinque accuse separate, che potrebbero portare la pena a un massimo di 85 anni.

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