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Palestina accusa Instagram di censura

Instagram di proprietà di Facebook è stato oggetto di gravi critiche per la rimozione di contenuti pro-Palestina, durante il conflitto che ha interessato la Striscia di Gaza e i territori limitrofi.

Molte storie dei momenti salienti che riguardano il conflitto sono scomparse a causa di quello che Instagram ha descritto come un “glitch”, ovvero un errore dei sistemi automatizzati.

7amleh, un’organizzazione no profit focalizzata sui social media, ha ricevuto più di 200 reclami per post cancellati e account sospesi relativi a Sheikh Jarrah.

“Su Instagram, si trattava principalmente di rimozione di contenuti, anche gli archivi di storie più vecchie sono stati eliminati. Su Twitter, la maggior parte dei casi è stata una sospensione dell’account “-  ha dichiarato  Mona Shtaya, consulente di advocacy di 7amleh.

I palestinesi che vivono nel quartiere di Sheikh Jarrah rivendicato dai coloni ebrei si erano rivolti ai social media per protestare mentre rischiavano lo sfratto, ma alcuni hanno trovato i loro post, foto o video rimossi o i loro account bloccati.

Instagram domenica, dopo le accuse, ha annunciato di aver modificato i suoi algoritmi e di essere in grado di ripubblicare i contenuti originali,  “allo stesso modo”.

Il cambio di impostazioni di Instagram arriva dopo le recenti lamentele da parte dello staff secondo cui le ultime notizie e i post aggiornati relativi alla Palestina nella recente guerra di Gaza sono stati rimossi automaticamente dalla piattaforma.

Come riportato sul Financial Times, il gruppo di dipendenti di Instagram fatto numerosi appelli sui contenuti che erano stati censurati dalla moderazione automatizzata della piattaforma.

Già il 6 maggio diversi attivisti palestinesi si sono visti limitare la portata dei propri contenuti. In quella circostanza, Adam Mosseri, il numero uno di Instagram, aveva ammesso l’errore, definendolo un bug facilmente risolvibile.

“Questo giorno è di importanza essenziale per aumentare la consapevolezza di un tema così cruciale, e noi vogliamo supportare la nostre community indigene su Instagram. Ci scusiamo con tutti coloro che hanno pensato di non poter portare l’attenzione su queste tematiche”. ha twittato Mosseri

Per Khalid Harith, un attivista palestinese di 22 anni che coordina la copertura palestinese sui social media, si tratta di razzismo strutturale:

Non è solo repressione. Israele sta palesemente utilizzando reti di account falsi e bot per influenzare l’opinione pubblica a modo suo. Prendono di mira gli attivisti e segnalano i loro post o account in numero schiacciante. Questi account non hanno follower e non seguono nessuno. Non hanno post “, ha detto Harith a TRT World

Un portavoce di Facebook ha spiegato che non si trattava di censura intenzionale ed è per questo che hanno lavorato per risolverlo .

Ma non restano a guardare, Kassem Mnejja e Marwa Fatafta, responsabili delle politiche pubbliche di Access Now per il Medio Oriente e il Nord Africa, che in una dichiarazione hanno spiegato:

Con una rapida escalation, centinaia di post e account che documentano queste violazioni sono stati rimossi su Instagram e Twitter. La portata di queste rimozioni di contenuti e sospensioni di account segnalate dagli utenti e documentate dalle organizzazioni per i diritti digitali è eclatante e pronunciata“.

Queste violazioni non sono limitate agli utenti palestinesi, ma colpiscono anche gli attivisti di tutto il mondo che utilizzano i social network per aumentare la consapevolezza sulla grave situazione a Sheikh Jarrah”, avvertono Mnejja e Fatafta

Non è la prima volta che un  social media è criticato per la rimozione mirata di contenuti. Per esempio, Twitter ha recentemente limitato l’account di uno scrittore palestinese. Successivamente, la società ha dichiarato che era dovuto a un “errore”.

Può suonare un pò strano visto che sia Twitter che Instagram hanno affermato che un bug era responsabile, sebbene siano di proprietà di due società diverse.

Sono molte le domande che sorgono davanti a questi fatti:

Dove risiede la verità?

I social media stanno rapidamente diventando il nuovo campo di battaglia per l’attivismo online?

Con certezza non possiamo saperlo ma una cosa sembra chiara e lampante: l’immenso potere dei social. Un potere che va oltre le mode, che tocca le corde più profonde dell’animo umano, che influenza le menti, nel bene o nel male.

I social media oggi se mal utilizzati se gestiti da persone sbagliate possono essere un’arma letale, perché semplicemente possono distorcere la realtà delle cose.

Nonostante tutto noi crediamo che i Social Media possano essere fonte di bene, di condivisione, di libertà d’espressione, solo attraverso un uso consapevole e una gestione pulita!