e-Gov

PC e hardware cinese sotto la lente: Washington ha paura

Washington ha deciso che ogni strumento informatico di provenienza cinese dovrà essere attentamente analizzato prima di essere adottato da enti governativi. Il presidente Barack Obama ha firmato recentemente una legge di spesa che in 240 pagine spiega i nuovi obblighi di istituzioni come la NASA, il Ministero di Giustizia e quello del Commercio.

Ebbene, per ridurre i rischi di cyber-spionaggio e sabotaggio viene richiesto un consulto con le forze inquirenti (specializzate) ogni qual volta si desidera procedere con l'acquisto di apparecchiature informatiche di provenienza cinese. Nello specifico si parla di prodotti realizzati o assemblati da una o più entità che sono di proprietà, dirette o in outsourcing cinese. E i marchi più famosi che ipoteticamente potrebbero pagarne le conseguenze sono quelli di Lenovo, Huawei e ZTE.

Paura, eh?

Com'è risaputo questo timore nei confronti della Cina affligge da tempo Stati Uniti, Regno Unito, Australia, India e altri paesi. In Italia, sebbene tutti i nostri operatori TLC si affidino da tempo a colossi cinesi, nessuno si è mai posto il problema. In Parlamento non si è mai vista neanche un'interrogazione sull'argomento.

In ogni caso gli Stati Uniti hanno deciso di affrontare la questione anche perché importano circa 129 miliardi di dollari di "prodotti tecnologici avanzati" dalla Cina. Almeno secondo l'ultimo rapporto del Congressional Research Service.

"Questa legge usa la sicurezza Internet come una scusa per agire in maniera indiscriminata contro le aziende cinesi", ha commentato il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Hong Lei. "Non è vantaggioso per la fiducia reciproca tra Cina e Stati Uniti e neanche per lo sviluppo delle relazioni commerciali ed economiche".

La spada di Damocle sulle teste delle imprese occidentali è quella di sempre: se sgarrate vi blocchiamo l'accesso al mercato più importante del mondo. E in un momento di crisi economica internazionale basta davvero poco per far peggiorare ulteriormente le cose. Prova ne sia che Lenovo, candidata a diventare leader del settore PC, ha già messo le mani avanti.

"Dipende su come il linguaggio viene interpretato, in verità potrebbe essere applicata (la legge, NdR.) in maniera più ampia a molte aziende straniere dell'industria IT", si legge in una nota ufficiale dell'azienda. "Abbiamo fiducia e siamo certi che continueremo ad avere successo negli Stati Uniti anche se noi o i nostri concorrenti dovranno confrontarsi con nuovi regolamenti".