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Rai revolution: il canone TV lo pagheremmo più volentieri?

La Rai del futuro, che ha in mente il Premier Matteo Renzi, sembra davvero qualcosa di cui gli italiani potranno andare fieri. Sulla carta c'è odore di BBC ma anche France Télévision, due colossi del servizio pubblico che vengono sempre citati come modelli di riferimento. Il percorso sarà difficile ma l'obiettivo è di arrivare al prossimo rinnovo del consiglio di amministrazione Rai, previsto per maggio 2015, con tutti i decreti e gli adempimenti burocratici adeguati.

Come racconta Affari&Finanza de La Repubblica, nel 2013 la Rai ha certificato a bilancio 1,75 miliardi di euro di ricavi provenienti dal canone, 682 milioni di euro generati dalla pubblicità, 291 milioni di euro frutto dei ricavi commerciali e 19 milioni di altre attività. Considerati i costi però l'anno si è chiuso con soli 5 milioni di euro di risultato netto. Un buon risultato se si considera il saldo negativo di 245 milioni del 2012, ma pessimo se si chiede agli italiani un'opinione sulla qualità offerta.

Il nuovo cavallo (steampunk) di Viale Mazzini?

Al solito non è tutto da buttare, perché alcuni programmi sono davvero validi: l'ideale sarebbe fare selezione, riorganizzare e in alcuni casi tagliare. Il Premier, il sottosegretario con delega all'editoria Luca Lotti e il sottosegretario con delega alle Comunicazioni Antonelli Giacomelli stanno lavorando in tal senso. Sappiamo che da mesi un gruppo di saggi sta delineando il piano e che a breve scatterà una consultazione pubblica. Ma non basta perché il primo scoglio è quello del canone. L'idea è che con un esborso più equo da parte degli italiani e con una Rai di maggiore qualità sia più digeribile – come avviene nel resto d'Europa dove spesso è più caro. Fermo restando il fatto che in viale Mazzini cessi l'occupazione manu militari da parte dei partiti politici.

La trovata di Renzi è quella di realizzare almeno un canale Rai senza pubblicità e altri 4 o 5 con spot ma tematici. Il primo dovrebbe essere generalista con programmi di servizio pubblico e intrattenimento, come BBC One. Più che Rai 1 si pensa a una sintesi (al rialzo) di Rai 2 e Rai 3. Qui confluirebbe la raccolta del canone ed eventi come la Formula 1 o il Calcio sarebbero totalmente privi di spot.

Un secondo canale sarebbe di news, mentre un terzo sarebbe dedicato ai bambini. Il quarto potrebbe specializzarsi in contenuti culturali e il quinto magari potrebbe puntare sullo sport. L'ultimo è ancora una grande incognita perché dovrebbe essere dedicato agli sport minori che però hanno un grande seguito; non le serie minori del Calcio.

Dopodiché una delle più belle intuizioni che stanno maturando in senso al progetto è che ragionare di "canali" è un po' antiquato. Bisognerebbe invece sfruttare le potenzialità del Web, del satellite e dello streaming. Un eventuale canale informativo in inglese si rivolgerà agli stranieri, più che agli emigrati che vogliono sapere della sagra della polpetta. E quindi "Made in Italy" tirando in ballo turismo, industria manifatturiera, cultura, eccetera.

Report Affari&Finanza

Rai vanta ancora maestranze e professionisti di altissimo calibro: perché non sfruttare queste risorse per aumentare le produzioni da vendere all'estero? Altro che licenziare e tagliare i posti, a Palazzo Chigi si ragiona per farli lavorare di più e magari in condizioni migliori. Secondo i dati del 2010 Rai è arrivata a spendere 835 milioni di euro per trasmettere le serie TV straniere, contro i 781 milioni della Germania e 738 milioni della Francia. In Gran Bretagna non superano i 238 milioni.

La cessione del 30% di Raiway, la società che possiede e gestisce la rete e diffusione del segnale radiotelevisivo, potrebbe portare nuovo ossigeno. 300 milioni di euro per dare una svolta. Senza patemi.