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TIM: la fusione con Open Fiber? Se genera valore…

L'accordo Sky-Mediaset? Le autorità dovranno vigilare. Il Calcio su TIM? Possibile. Un'unica rete con gli asset di TIM e Open Fiber? Non è da escludere, ma solo se genera valore. È questa la sintesi del Genish-pensiero, scorrendo l'intervista rilasciata oggi a La Stampa.L'amministratore delegato di TIM, Amos Genish, parte subito sulla questione più calda, ovvero la recente partnership tra Sky e Mediaset. "Non sono d'accordo con chi dice che l'intesa renderà più difficile la convergenza prevista dal nostro nuovo piano industriale", sottolinea.

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Amos Genish, Amministratore Delegato di TIM

"Detto ciò, non abbiamo molti dettagli sulla cooperazione Sky-Mediaset e aspettiamo di vedere come funzionerà. Credo che le autorità dovranno esaminare l'intesa attentamente per evitare che dia luogo a una concentrazione ancora maggiore rispetto all'esistente. Si deve anche accertare che tutti i protagonisti del mercato abbiano accesso agli stessi contenuti con le stesse condizioni".

Dopodiché è risaputo che la convergenza dei contenuti abbinata alla connettività fibra è il modello di business di riferimento per il settore – lo è stato in Europa, lo sarà anche in Italia. Ora che Mediapro ha acquisito i diritti TV del Calcio (Serie A 2018-2021) e sta per pubblicare una sua gara, per TIM c'è la possibilità di trattare ma senza dimenticare un'attenta valutazione dei costi della potenziale base-clienti. Insomma, non si esclude nulla.

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Sul fronte societario, la sfida lanciata dal Fondo Elliott non sembra destare preoccupazione. "Io credo nel nostro piano industriale e mi sento legato solo a questo. Non immagino altre idee di ingegneria finanziaria che possano servire a questa azienda nel lungo termine. Ho bisogno di un consiglio che lo sostenga con un consenso chiaro. In caso contrario, non avrei molta scelta. Eppure non credo succederà", sostiene Genish. Mentre per la societarizzazione della Rete "ci vorrà un anno per entrare nel vivo dell'operazione, dobbiamo definire la cornice regolamentare".

Ma su un punto non ci sono incertezze. "Tim deve avere la maggioranza. Chiedete in giro: esperti e operatori vi diranno che, per una società come la nostra il controllo della rete è un requisito essenziale", puntualizza l'AD. Se poi si tira in ballo l'eventualità di una fusione tra la rete TIM e quella di Open Fiber, non vi sono pregiudizi a patto che i rapporti di forza siano chiari.

"Parliamo di dimensioni molto diverse. Noi abbiamo 4,6 miliardi di euro di ricavi, loro risultano aver fatto 90 milioni nel 2017. Non sarebbe mai una fusione fra pari, sebbene abbia pieno rispetto per OF, una iniziativa molto interessante con alle spalle azionisti di rilievo. Non siamo in teoria contrari a un 'merger', a patto però che condizioni e valutazioni siano tali da creare valore. Non se n'è mai parlato; non è sul tavolo; Enel e Cdp hanno detto più volte di non essere interessati. In altre parole: non c'è nulla", spiega Genish.

E sul Governo che verrà? "Siamo un gruppo da 4 miliardi di investimenti e 50mila dipendenti in Italia. È nostro interesse intenderci con ogni governo e, oltretutto, credo che qualunque governo non possa che sostenere la separazione della rete che crea più neutralità. Lo ripeto: sono ottimista".