Il 2023 è stato un anno da record per la ricerca e sviluppo nell’automotive europeo: le case costruttrici hanno investito 85 miliardi di euro, il doppio di quanto speso dal settore farmaceutico. Eppure, nel 2024, la produzione è calata a 11,5 milioni di veicoli, circa 750.000 in meno rispetto all’anno precedente. Un segnale che racconta un settore in bilico: da un lato la pressione della concorrenza globale, dall’altro un mercato elettrico che fatica a decollare, stretto tra costi elevati, infrastrutture insufficienti e consumatori sempre più cauti. Ecco la panoramica dell'Automobile Industry Pocket Guide elaborata da ACEA.
Il peso sull’occupazione
Nonostante le difficoltà, l’automotive resta una colonna portante del lavoro in Europa. Sono 13,6 milioni le persone impiegate nell’intero comparto, con 2,5 milioni occupate direttamente nella produzione. Significa che più dell’8% di tutta l’occupazione manifatturiera dell’Unione dipende dalle quattro ruote. Un ecosistema che, tra fabbriche, indotto e servizi collegati, continua a generare valore e stabilità, soprattutto nelle regioni più industrializzate.
Il 2024 ha visto una produzione mondiale di 92,8 milioni di veicoli, con l’Europa che contribuisce al 14,9%. Una quota significativa, ma sempre più insidiata dai colossi asiatici. Dal 2015, la crescita della produzione di auto elettriche ha cambiato il volto delle catene di montaggio: solo nell’ultimo anno il balzo è stato del 41%. Un ritmo che, se da un lato mostra la determinazione dell’industria, dall’altro evidenzia la difficoltà di sostenere margini e domanda costante.
Immatricolazioni: un mercato in movimento
Il mercato globale dell’auto ha registrato 92 milioni di immatricolazioni nel 2024, con un incremento del 2,7% rispetto all’anno precedente. L’Unione Europea detiene una quota del 13,7%, pari a 10,6 milioni di veicoli, di cui 9,3 milioni sono automobili. La Germania si conferma leader con 2,8 milioni di nuove immatricolazioni, seguita dall’Italia con 1,56 milioni. In media, in Europa viene venduta un’auto ogni 42 abitanti, un dato che racconta non solo l’ampiezza del mercato, ma anche le profonde differenze di potere d’acquisto e di politiche fiscali tra i Paesi membri.
Con 285,6 milioni di veicoli in circolazione, l’Europa si conferma tra le regioni più motorizzate al mondo. Di questi, quasi 249 milioni sono automobili. Il tasso medio di motorizzazione è di 646 veicoli ogni 1.000 abitanti, con l’Italia che svetta a quota 818, record continentale. Il parco auto europeo, però, continua a invecchiare: l’età media ha raggiunto i 12,3 anni, segnale che le famiglie faticano a rinnovare la propria vettura, complice il costo elevato delle nuove tecnologie.
Commercio estero: un surplus che resiste
L’automotive europeo resta uno dei pochi comparti a garantire un saldo commerciale positivo. Nel 2024 le esportazioni hanno raggiunto 178,2 miliardi di euro, a fronte di importazioni per 84,3 miliardi. Il surplus, pari a 93,9 miliardi, rappresenta una linfa vitale per l’economia dell’Unione. Stati Uniti, Regno Unito e Turchia sono i principali mercati di sbocco, confermando il peso geopolitico dell’auto come strumento di influenza economica e industriale.
Infrastrutture: la corsa delle colonnine
Il futuro dell’elettrico dipende anche dalle infrastrutture, e il 2024 ha segnato un nuovo traguardo con 882.000 colonnine pubbliche installate in tutta l’UE. Francia, Germania e Paesi Bassi ne concentrano il 60%, ma il dato medio resta fragile: c’è solo un punto di ricarica ogni cinque auto elettriche. Una sproporzione che rischia di alimentare sfiducia tra i consumatori e di frenare la diffusione della mobilità a zero emissioni.
L’Unione Europea resta il continente più sicuro al mondo in termini di incidenti stradali. Nel 2023 si sono registrati 46 decessi ogni milione di abitanti, con un calo del 15,4% rispetto al 2014. Un risultato che riflette l’efficacia delle normative, dei controlli e delle tecnologie di sicurezza ormai diffuse anche nei modelli di fascia media.
Ambiente: emissioni in calo
Sul fronte ambientale, il bilancio è complesso ma incoraggiante. Le auto nuove immatricolate nel 2024 hanno registrato una media di 108 g/km di CO₂. Dal 2005 le emissioni per veicolo prodotto si sono ridotte del 62%, mentre quelle di composti organici volatili sono scese del 55%. Numeri che mostrano i progressi compiuti, ma che non bastano a placare le pressioni regolatorie né a soddisfare gli obiettivi climatici europei.
Un dato emerge con chiarezza: l’auto resta il motore della ricerca industriale europea. Il comparto assorbe il 34% degli investimenti in R&S, più di qualunque altro settore. Una spinta che non riguarda solo la mobilità elettrica, ma anche i carburanti alternativi, i sistemi di guida autonoma e le nuove piattaforme digitali.
Fiscalità e politiche pubbliche
Le quattro ruote non sono solo industria, ma anche una delle principali fonti di entrate fiscali per i governi. Nei maggiori Paesi UE il gettito legato ai veicoli ammonta a circa 415 miliardi di euro l’anno. Nonostante questo peso, soltanto metà degli Stati membri sostiene con incentivi concreti lo sviluppo dell’infrastruttura di ricarica, lasciando irrisolta una delle questioni più cruciali per la transizione energetica.
Il ritratto dell’automotive europeo è quello di un gigante che continua a investire e a generare valore, ma che si trova al centro di una transizione difficile e spesso contraddittoria. L’innovazione corre, ma il mercato arranca; la produzione resta forte, ma il parco circolante invecchia; l’export sostiene l’economia, ma la concorrenza globale incombe. Un equilibrio instabile che determinerà non solo il futuro delle fabbriche, ma anche quello dell’intera Europa industriale.