Il mondo automotive assiste a una svolta epocale: Tesla chiude definitivamente la produzione delle sue ammiraglie Model S e Model X, i due veicoli che hanno riscritto le regole dell'elettrico premium tra il 2012 e il 2015. L'annuncio di Elon Musk durante la conference call con gli investitori non lascia spazio a interpretazioni: entro il secondo trimestre del 2026 le linee di assemblaggio dello stabilimento di Fremont cesseranno di produrre queste due icone elettriche, sacrificate sull'altare della robotica e dell'intelligenza artificiale. Una decisione che segna non solo la fine di un'era per il marchio californiano, ma solleva interrogativi profondi sulla futura identità di Tesla come costruttore automobilistico tradizionale.
La motivazione ufficiale dietro questa scelta strategica è chiara quanto controversa: liberare capacità produttiva per il robot umanoide Optimus, che secondo la visione di Musk rappresenta il futuro dell'azienda. "È tempo di concludere con onore i programmi Model S e X, perché ci stiamo muovendo verso un futuro basato sull'autonomia", ha dichiarato l'imprenditore sudafricano, aggiungendo un invito diretto ai potenziali acquirenti: "Se siete interessati a una Model S o X, questo è il momento di ordinarla". Un'uscita di scena brusca, senza preavvisi o modelli di transizione, che contrasta con l'approccio graduale tipico dei costruttori tradizionali quando dismettono veicoli storici.
Dal punto di vista commerciale, la decisione non giunge del tutto inaspettata. Le vendite combinate di Model S e Model X hanno registrato un declino costante e significativo negli ultimi anni, oscurate dal successo dei modelli più accessibili Model 3 e Model Y. Nel 2025, Tesla ha venduto appena 50.850 unità nella categoria "altri modelli" – che comprende anche il Cybertruck oltre alle due ammiraglie – con un crollo del 40,2% rispetto all'anno precedente. Numeri che evidenziano come il segmento premium elettrico sia diventato marginale nella strategia commerciale del marchio californiano.
Tecnicamente, entrambi i modelli hanno segnato pietre miliari nell'evoluzione della mobilità elettrica. La Model S, con autonomie che nelle versioni Long Range superano i 650 km nel ciclo WLTP e accelerazioni da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi nelle varianti Plaid, ha dimostrato che un'auto elettrica poteva competere con le berline sportive tradizionali sia in termini di prestazioni che di praticità. La Model X, con la sua architettura SUV e le iconiche portiere Falcon Wing, ha invece aperto la strada ai crossover elettrici premium, anticipando di anni l'arrivo di competitor come Audi e-tron, Mercedes EQC e BMW iX.
La transizione strategica di Tesla da casa automobilistica a leader nell'intelligenza artificiale e robotica sta tuttavia attraversando una fase turbolenta. I risultati finanziari del quarto trimestre parlano chiaro: un calo del 61% degli utili che riflette non solo i costi della riconversione produttiva, ma anche la crescente pressione competitiva nel segmento elettrico da parte dei costruttori tradizionali, ormai pienamente operativi con gamme elettriche mature e tecnologicamente competitive.
Per gli appassionati e i collezionisti, le ultime unità di Model S e Model X prodotte tra il 2025 e il secondo trimestre 2026 potrebbero acquisire nel tempo un valore particolare, rappresentando la chiusura di un capitolo fondamentale nella storia dell'automotive elettrico. Lo stabilimento di Fremont, che ha visto nascere le prime Tesla di serie, si prepara ora a una metamorfosi industriale che lo trasformerà in un hub per la produzione robotica, segnando definitivamente l'allontanamento di Musk dalla vocazione automobilistica pura del brand che ha fondato oltre vent'anni fa. Resta da vedere se questa scommessa sul futuro dell'AI e della robotica potrà compensare l'abbandono di segmenti di mercato che, seppure in contrazione per Tesla, continuano a rappresentare nicchie profittevoli per i competitor premium tedeschi e americani.