Le istituzioni europee stanno sperimentando approcci innovativi per integrare l'intelligenza artificiale nei processi governativi, con l'obiettivo di snellire la burocrazia e ridurre i margini per comportamenti illeciti. L'Albania ha catturato l'attenzione internazionale con un'iniziativa che dovrebbe cambiare la gestione degli appalti pubblici attraverso l'automazione dei controlli. Il progetto si inserisce in una strategia più ampia del paese balcanico per accelerare il proprio percorso di integrazione europea, puntando sulla digitalizzazione come leva di modernizzazione amministrativa.
L'iniziativa albanese prevede l'utilizzo di un sistema di intelligenza artificiale dotato di un'interfaccia avatar per analizzare la documentazione relativa alle gare d'appalto. Il sistema esamina i documenti presentati dalle aziende partecipanti, verificando la completezza formale e sostanziale delle proposte e individuando potenziali irregolarità che potrebbero sfuggire al controllo umano. La tecnologia opera sotto la supervisione diretta del primo ministro e rappresenta un tentativo concreto di applicare l'automazione ai processi più delicati della pubblica amministrazione.
Per Pasquale Viscanti di IA Spiegata Semplice, dietro questa scelta strategica si intravede "il supporto di Mira Murati, ex Chief Technology Officer di OpenAI, che è albanese, e figura di spicco nel panorama internazionale dell'intelligenza artificiale". La presenza di una personalità di questo calibro ha probabilmente contribuito a orientare le decisioni governative verso soluzioni tecnologicamente avanzate. "Il paese sta investendo significativamente nell'integrazione dell'IA per gestire le attività burocratiche necessarie al processo di adesione all'Unione Europea" dice.
I meccanismi di controllo e supervisione
Contrariamente a quanto potrebbero suggerire i titoli sensazionalistici, il sistema non opera in completa autonomia. "Dietro ogni applicazione di intelligenza artificiale per funzioni pubbliche esiste sempre un team dedicato che si occupa della gestione quotidiana" continua Viscanti, "dell'aggiornamento degli algoritmi e della verifica dei risultati. L'approccio garantisce che le decisioni finali rimangano sotto controllo umano, mentre l'IA si limita a svolgere le attività di analisi preliminare e identificazione delle criticità".
"Il team tecnico lavora sullo sviluppo e la manutenzione del software, senza interferire direttamente con i contenuti delle gare d'appalto analizzate". Questa separazione delle competenze dovrebbe teoricamente ridurre i rischi di corruzione, spostando l'attenzione dai singoli casi alle caratteristiche generali del sistema di controllo. L'obiettivo è abbreviare drasticamente i tempi di approvazione delle pratiche, che attualmente richiedono settimane o mesi per il completamento di tutte le verifiche necessarie.
Quello albanese è un esempio che può essere confrontato con l'esperienza italiana, per valutare approcci alternativi all'integrazione dell'IA nelle istituzioni. Le recenti modifiche normative nel nostro paese hanno semplificato i processi di appalto, eliminando alcuni vincoli burocratici e depenalizzando l'abuso d'ufficio. Queste misure hanno certamente accelerato le procedure, ma anche sollevato preoccupazioni relative alla riduzione delle garanzie anticorruzione.
Il Parlamento italiano sta sperimentando l'utilizzo dell'intelligenza artificiale per supportare il processo legislativo, con l'obiettivo di accelerare la redazione delle norme rispettando i criteri tecnici richiesti. "Il sistema viene concepito come uno strumento di supporto nella fase preparatoria" ancora Viscanti, lasciando alle commissioni parlamentari e alle camere il compito di esaminare, modificare e approvare i testi definitivi. "L'approccio italiano considera l'IA principalmente come un alleato che non deve interferire con le decisioni politiche".
Rischi e opportunità dell'automazione governativa
L'implementazione di sistemi di intelligenza artificiale nelle funzioni pubbliche presenta sfide significative legate alla preparazione del personale che deve utilizzarli. La mancanza di competenze digitali adeguate rappresenta uno dei principali ostacoli all'efficacia di questi strumenti, richiedendo investimenti massicci in formazione e aggiornamento professionale. "La cultura dell'intelligenza artificiale deve diffondersi ben oltre la cerchia degli specialisti, raggiungendo tutti coloro che dovranno interagire con questi sistemi nella pratica quotidiana".
"Dobbiamo essere in grado di capire quale IA può essere utile, quale non fa al nostro caso. È importante che ci siano più contenuti informativi". Gli esperti del settore evidenziano la necessità di intensificare l'attività divulgativa per colmare il gap culturale che ancora separa la popolazione dalle potenzialità dell'IA. L'Europa, pur avendo primeggiato nella regolamentazione del settore, rischia di rimanere indietro rispetto a Stati Uniti e Cina nello sviluppo di applicazioni concrete. La sfida consiste nel trasformare il vantaggio normativo in un'opportunità per sviluppare soluzioni verticali specifiche per settori strategici.
Le infrastrutture tecnologiche rappresentano un asset fondamentale per competere nel panorama internazionale dell'intelligenza artificiale. "L'Italia dispone di uno dei principali supercomputer europei, situato a Bologna e gestito da CINECA in collaborazione con Leonardo". Questa risorsa potrebbe consentire alle PMI e alle startup italiane di sviluppare soluzioni di IA avanzate senza dover dipendere completamente dalle piattaforme straniere, creando un ecosistema di innovazione tecnologica autonomo.
Il caso albanese dimostra come paesi di dimensioni relativamente ridotte possano utilizzare l'intelligenza artificiale per accelerare i propri processi di modernizzazione amministrativa. L'esperimento rappresenta un test importante per valutare l'efficacia di questi strumenti nella lotta alla corruzione e nell'ottimizzazione dei servizi pubblici. I risultati di questa iniziativa potrebbero influenzare le scelte di altri paesi europei, fornendo dati concreti sui benefici e sui rischi dell'automazione governativa in settori particolarmente sensibili come quello degli appalti pubblici.