Le sale conferenze della sede centrale Ford a Dearborn sono diventate teatro di una protesta digitale piuttosto originale: giovedì mattina, gli schermi degli uffici hanno mostrato un'immagine provocatoria del CEO Jim Farley con un cerchio barrato sul volto e la scritta "F**k RTO".
L'acronomio RTO indica Return to Office e descrive le politiche aziendali tese a riportare le persone a lavorare in ufficio. Una tendenza che vediamo più o meno in tutto il mondo. Politiche che hanno spesso creato tensioni, ma è la prima volta che si assiste a una manifestazione di dissenso così teatrale.
Dave Tovar, portavoce di Ford, si è limitato a dichiarare al Detroit Free Press che l'azienda è "consapevole dell'uso inappropriato della tecnologia IT aziendale e sta conducendo un'indagine". La rapidità con cui le immagini si sono diffuse sui social media ha amplificato l'impatto della protesta, costringendo l'azienda a una risposta immediata.
L'identità del responsabile rimane un mistero, ma gli esperti concordano sul fatto che solo qualcuno con conoscenze approfondite dell'infrastruttura di rete interna potrebbe aver orchestrato un'operazione simile. L'hackeraggio degli schermi richiede competenze tecniche specifiche che vanno ben oltre quelle di un impiegato medio. Questo dettaglio fa pensare che il colpevole sia probabilmente qualcuno del reparto IT, con accesso privilegiato ai sistemi aziendali e la capacità di manipolare i display distribuiti negli uffici.
Il ritorno forzato e la resistenza dei dipendenti
D'altra parte spesso e volentieri proprio i lavoriti dell'IT sono quelli più ostili alle politiche RTO. Di frequente queste persone sono in grado di svolgere il loro lavoro da qualunque luogo del mondo - salvo quei casi in cui bisogna agire fisicamente sulle macchine - e comprensibilmente mal digeriscono l'obbligo a lavorare in ufficio.
Anche altri lavoratori, come quelli di amministrazione, potrebero perfettamente lavorare da casa, e anche tra loro molti si oppongono alla RTO. Ma in questo caso è più che senssato pensare a qualcuno con competenze IT e accessi privilegiati.
Ford ha chiesto alla maggior parte dei suoi lavoratori di tornare in ufficio quattro giorni alla settimana a partire dal primo settembre (gli operai naturalmente lavorano in frabbrica). L'azienda giustifica questa svolta sostenendo che "lavorare insieme di persona su base quotidiana aiuterà ad accelerare la trasformazione di Ford in un'azienda con maggiore crescita, margini più alti, meno ciclica e più dinamica".
Le reazioni sui social media rivelano un malcontento diffuso che va oltre la semplice preferenza per il lavoro da casa. Un utente di Reddit ha descritto la situazione come "The Hunger Games per trovare un posto a sedere", lamentando che l'azienda non garantisce nemmeno scrivanie assegnate ai dipendenti. "E buona fortuna a sedersi vicino al tuo team", aggiunge il commento, "anche se la 'collaborazione' era presumibilmente l'obiettivo".
Queste difficoltà potrebbero non essere un semplice errore di valutazione: secondo alcuni, infatti, le aziende implementano politiche RTO come alternativa al licenziamento. Sarebbero, di fatto, uno strumento di logoramento per spingere i dipendenti alle dimissioni volontarie, evitando così i costi dei licenziamenti. Sebbene Microsoft e altre grandi corporation respingano categoricamente queste motivazioni, il sospetto rimane forte tra i lavoratori.
Un altro tema importante è l'investimento in strutture: le aziende hanno realizzato nuovi uffici, e l'idea di vederli vuoti non piace a nessuno. Il prossimo mese Ford inaugurerà la sua nuova sede centrale a Dearborn, e il management vuole vedere gli uffici pieni. Tuttavia, la protesta digitale dimostra che non tutti i dipendenti sono disposti ad accettare passivamente questo cambiamento, e alcuni sono pronti a rischiare la propria carriera per far sentire la propria voce.