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Il post di Schifani e il flop dell'IA in politica

Come l'intelligenza artificiale sta cambiando la comunicazione aziendale, tra opportunità e rischi nascosti.

Avatar di Antonino Caffo

a cura di Antonino Caffo

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 22/07/2025 alle 09:53
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Il caso del governatore siciliano Renato Schifani ha fatto scuola nel contesto dell'uso dell'IA, ma nel peggiore dei modi possibili. Il post del politico pubblicato su Facebook conteneva le istruzioni originali destinate all'intelligenza artificiale: "Preparami una bozza dal tono istituzionale ma coinvolgente". Un errore che ha scatenato una valanga di critiche e commenti sarcastici, trasformando quella che doveva essere una comunicazione istituzionale in un perfetto esempio di come non utilizzare gli strumenti di IA nella comunicazione pubblica. Eppure, dietro questo episodio imbarazzante si nasconde una realtà molto più complessa e diffusa di quanto si possa immaginare.

L'utilizzo dell'intelligenza artificiale per creare contenuti è ormai una prassi consolidata nel panorama della comunicazione contemporanea. Aziende, professionisti e istituzioni ricorrono quotidianamente a ChatGPT e strumenti simili per produrre post sui social media, articoli, comunicati stampa e materiali promozionali. Non si tratta di una pratica condannabile in sé, anzi: questi strumenti permettono di ampliare le possibilità creative, gestire volumi di contenuti impensabili in passato e approfondire tematiche con una rapidità che prima era inimmaginabile.

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Il caso del post di Schifani è solo uno degli spunti di cui abbiamo parlato nel podcast Two Humans in The Loop. Nella puntata, analizziamo i rischi i rischi e le opportunità dell'intelligenza artificiale quando entra in gioco nella comunicazione politica e istituzionale.

Ascolta l'episodio completo su Spotify.

"Il problema sorge quando l'approccio diventa meccanico e privo di quella supervisione umana che dovrebbe sempre accompagnare l'uso di tecnologie così potenti" così spiega l'esperto Fabrizio Degni. "Bisogna sempre avere l'accortezza di evitare il copia-incolla pedissequo".

La vera differenza la fa la qualità del risultato finale. Quando l'intelligenza artificiale viene utilizzata non per risparmiare tempo, ma per migliorare la qualità del contenuto, i risultati possono essere sorprendenti. Si possono creare testi più approfonditi, analizzare grandi quantità di dati, sviluppare angolazioni narrative innovative. Tuttavia, questo approccio richiede una competenza specifica e una preparazione accurata dello strumento.

Il fenomeno dell'omologazione rappresenta un rischio concreto. Sempre più spesso si incontrano contenuti che seguono schemi identici, utilizzano formule simili e adottano lo stesso registro linguistico. Questo appiattimento stilistico è evidente non solo nei post sui social media, ma si sta diffondendo anche in ambiti più raffinati, inclusi i paper accademici dove la ricorrenza di strutture narrative identiche solleva interrogativi sulla perdita di originalità del pensiero scientifico. "Io, ad esempio, non so disegnare e con l'IA ne posso ottenere qualcuno per rendere i miei contenuti più belli. Non possiamo però pensare che interagire con un chatbot sia come comunicare con qualcuno che, dall'altra parte, ci comprenda davvero. Questo errore concettuale porta a usare in maniera errata con la tecnologia. Non solo politico: anche a livello accademico può succedere il copiare e incollare le risposte dell'IA. Con il tempo, si impara a distinguere un testo generato artificialmente".

La trappola dell'efficienza a tutti i costi

A fare da eco è Francesca Anzalone, fondatrice di Netlife e Reputation Strategist con venticinque anni di esperienza nel settore, secondo cui "il lavoro della persona non deve essere assolutamente sostituito dall'intelligenza artificiale". Il punto cruciale sta nell'approccio: considerare l'IA come un alleato prezioso piuttosto che come un sostituto del pensiero critico e della creatività umana.

Il mito della velocità rappresenta uno degli ostacoli principali per un uso consapevole dell'intelligenza artificiale nella comunicazione. Molti professionisti si aspettano di ridurre drasticamente i tempi di produzione, ma la realtà è diversa. Un utilizzo corretto dell'IA come "copilota" creativo richiede comunque tempo, attenzione e competenza. Si passa da tre ore di lavoro tradizionale a due ore e mezza con l'assistenza dell'IA: un miglioramento significativo, ma non rivoluzionario come spesso si crede.

La comunicazione deve partire dalla consapevolezza di chi siamo e cosa vogliamo trasmettere

Anzalone si occupa di reputazione digitale. Il concetto di reputation strategy va oltre la semplice visibilità online. Si tratta di costruire un posizionamento autorevole basato su contenuti impattanti e relazioni autentiche. In questo contesto, l'intelligenza artificiale può diventare un "complice positivo", come lo definisce Anzalone, ma solo se utilizzata con la consapevolezza che si tratta di uno strumento e non di un sostituto del pensiero umano.

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I rischi nascosti dell'apparente semplicità

L'interfaccia user-friendly degli strumenti di IA moderna nasconde una complessità tecnica che spesso viene sottovalutata. A differenza del passato, quando l'utilizzo di motori di ricerca richiedeva la conoscenza degli operatori logici, oggi basta formulare una domanda in linguaggio naturale per ottenere risposte apparentemente sofisticate. Questa facilità d'uso, però, può indurre in errore facendo dimenticare che "dietro le risposte non c'è un essere pensante che ci offre riflessioni mature", ma un sistema che interconnette dati e informazioni attraverso algoritmi complessi.

Francesca Anzalone introduce il concetto fondamentale di "consapevolmente connessi", un metodo che pone al centro la responsabilità nella comunicazione digitale. "Quando parliamo online non stiamo parlando a un algoritmo, stiamo parlando a delle persone che ci ascoltano", sottolinea l'esperta. Questa prospettiva cambia radicalmente l'approccio all'uso dell'IA: non si tratta più di produrre contenuti in serie, ma di costruire relazioni significative attraverso una comunicazione etica e consapevole.

"Non dobbiamo demonizzare la tecnologia ma nemmeno diventarne vittime. Dissento dal prendere un contenuto prodotto dall'IA e pubblicarlo online. È un problema di base: non sto comunicando realmente perché non parto dal considerare come quel messaggio impatterà sulle persone che lo leggono" dice Anzalone. In una omnicanalità reale, ossia in un dialogo nel mondo fisico, può avvenire uno scollamento, una incoerenza con quanto raccontato online. Questi sono i problemi reputazionali più grandi. C'è da pensare all'IA come un grande supporto ma non lo strumento unico di produzione".

Questi anche per via dei bias. "Gli algoritmi possono introdurre filtri culturali, linguistici o ideologici nei contenuti generati, alterando il messaggio originale che si intendeva comunicare. Per questo motivo, è fondamentale sviluppare una profonda consapevolezza dei propri valori e obiettivi comunicativi prima di delegare qualsiasi parte del processo creativo all'intelligenza artificiale".

La questione dei dati

"Il mio miglior complice è un'intelligenza artificiale considerata come un tool limitato, capace di rispondere velocemente ma non con cui avere un dialogo, che invece è biunivoco. Il chatbot tende a darci sempre ragione, e questo non è edificante. Il valore aggiunto di una comunicazione leale è di un team che non la pensa esattamente come noi, così da poter identificare le vulnerabilità e i rischi. Quando parliamo di strategia reputazionale consideriamo anche i punti deboli su cui lavorare, da migliorare" conferma Anzalone.

Per i giovani professionisti che si affacciano al mondo della comunicazione, la sfida è duplice: devono imparare a utilizzare strumenti potentissimi senza perdere la capacità di pensiero critico. La raccomandazione di Anzalone è chiara: "Sviluppare un pensiero critico deve essere un sistema di vita. Non prendere mai per buono tutto quello che ci viene fornito". Il tempo risparmiato grazie all'IA dovrebbe essere investito nell'approfondimento, nella lettura e nello sviluppo delle competenze analitiche personali.

L'evoluzione della comunicazione digitale ci pone di fronte a scelte decisive. L'intelligenza artificiale può rappresentare un acceleratore formidabile per la creatività e l'efficienza, ma solo se accompagnata da competenza, etica e consapevolezza del contesto. Come sottolinea l'esperienza di chi lavora da decenni nel settore, il vero valore della comunicazione sta nella capacità di costruire relazioni significative e di generare cambiamenti positivi nelle persone che ci ascoltano. Gli strumenti cambiano, ma questa missione fondamentale rimane invariata.

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