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Studiare informatica è una buona idea anche ai tempi di ChatGPT

Il presidente di OpenAI Bret Taylor afferma che la laurea in informatica insegna il "pensiero sistemico", fondamentale nell'era degli editor di codice AI.

Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 04/08/2025 alle 17:31

La notizia in un minuto

  • Bret Taylor di OpenAI distingue tra "imparare a programmare" e "studiare informatica", sostenendo che quest'ultima sviluppa il pensiero sistemico essenziale anche nell'era dell'AI
  • I programmatori del futuro diventeranno "operatori di macchine che generano codice" piuttosto che semplici digitatori, con Google che già utilizza l'AI per il 30% del nuovo codice
  • Leader tech concordano che l'informatica dovrebbe essere vista come "la scienza del risolvere problemi", mantenendo valore duraturo nella progettazione di sistemi complessi

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Nel dibattito sempre più acceso sul futuro della programmazione nell'era dell'intelligenza artificiale, emerge una posizione sorprendente da parte di uno dei protagonisti assoluti del settore tech. Mentre molti si interrogano sull'utilità di studiare informatica quando le macchine sembrano in grado di scrivere codice autonomamente, arriva una conferma autorevole del valore duraturo di questa formazione. La questione tocca migliaia di studenti universitari che si chiedono se la loro scelta di studi avrà ancora senso in un mondo dominato dall'AI.

Bret Taylor, presidente di OpenAI, ha recentemente chiarito la sua posizione durante un'intervista al podcast "Lenny's Podcast". Taylor, che ha conseguito sia la laurea triennale che quella magistrale in informatica a Stanford, distingue nettamente tra "imparare a programmare" e "studiare informatica". Secondo la sua analisi, quest'ultima disciplina offre competenze che vanno ben oltre la semplice scrittura di codice.

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Il dirigente ha elencato una serie di concetti fondamentali che caratterizzano la formazione informatica: la notazione Big O, la teoria della complessità, gli algoritmi randomizzati e i cache miss. Questi elementi, apparentemente tecnici, rappresentano in realtà i pilastri di quello che Taylor definisce "systems thinking", ovvero il pensiero sistemico.

Potremmo provare a tradurlo così: studiare informatica insegna a pensare in modo critico e analitico. Una qualità che in effetti è utile nella vita a prescindere da cosa facciamo per mestiere. 

L'evoluzione del ruolo del programmatore

La prospettiva delineata da Taylor è quella di un futuro in cui gli ingegneri informatici diventeranno "operatori di una macchina che genera codice" piuttosto che digitatori davanti a un terminale. Questa trasformazione non elimina l'importanza delle competenze informatiche, ma le ridefinisce completamente. OpenAI stessa ha sviluppato Codex, un agente di programmazione AI che compete direttamente con prodotti simili come Claude Code di Anthropic, Cursor e Replit.

L'impatto di questi strumenti è già tangibile nel settore. Sundar Pichai, CEO di Google, ha rivelato che l'intelligenza artificiale scrive attualmente il 30% del nuovo codice dell'azienda. Questo dato fotografa una realtà in rapida evoluzione, dove l'automazione sta ridefinendo i processi di sviluppo software.

La posizione di Taylor trova eco in altri leader del settore. Aparna Chennapragada, Chief Product Officer di Microsoft, ha espresso opinioni simili nello stesso podcast, sostenendo che l'AI spinge la programmazione verso "un livello di astrazione molto più elevato" senza eliminare la necessità di conoscenze informatiche. Questo approccio suggerisce un'evoluzione piuttosto che una sostituzione delle competenze tradizionali.

Anche Sameer Samat, responsabile di Android presso Google, ha contribuito al dibattito proponendo un cambio di prospettiva. Secondo Samat, l'informatica necessita di un rebranding: invece di concentrarsi sull'"imparare a programmare", dovrebbe essere presentata come "la scienza del risolvere problemi". Questa visione amplia significativamente l'orizzonte della disciplina, spostandola dalla tecnica pura alla metodologia di problem-solving.

Il valore duraturo del pensiero sistemico

La chiave di lettura proposta da Taylor si concentra sulla distinzione fondamentale tra scrittura di codice e progettazione di sistemi. "C'è molto di più nella programmazione che scrivere il codice", ha dichiarato durante l'intervista. L'informatica, nella sua visione, rappresenta una disciplina ideale per sviluppare il pensiero sistemico, una competenza che mantiene la sua rilevanza anche quando le macchine assumono il compito di generare codice.

Questa prospettiva offre una rassicurazione agli studenti di informatica e ai professionisti del settore: l'evoluzione tecnologica non elimina il valore della loro formazione, ma ne trasforma l'applicazione. Il futuro sembra riservare un ruolo di supervisione e orchestrazione piuttosto che di esecuzione diretta, richiedendo competenze di livello superiore nella gestione di sistemi complessi.

Fonte dell'articolo: www.businessinsider.com

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