La ricerca di lavoro si sta trasformando in un campo minato di irritazioni e frustrazioni per i candidati, che sempre più spesso abbandonano le candidature ancor prima di inviarle. Un recente studio di Adobe Acrobat ha rivelato come determinate espressioni negli annunci di lavoro e specifiche caratteristiche delle offerte stiano allontanando sistematicamente i potenziali dipendenti, creando un paradosso in cui le aziende faticano a trovare personale proprio a causa del modo in cui si presentano sul mercato del lavoro.
Per esempio, quando un'azienda cerca cose come una "rockstar ossessionata dal cliente" capace di "indossare molti cappelli", probabilmente non riceverà molte risposte. La ricerca condotta su 1.060 persone, di cui 807 in cerca di lavoro, ha identificato una serie di espressioni che funzionano come veri e propri repellenti per i candidati. Al primo posto della classifica degli orrori linguistici troviamo appunto "customer-obsessed" e "wear many hats", entrambe citate dal 33% degli intervistati come motivo di deterrenza.
Non va meglio per il termine "rockstar", che evoca l'immagine di un lavoratore tuttofare sempre disponibile e pronto a sacrificare l'equilibrio vita-lavoro. Anche espressioni apparentemente innocue come "ambiente dinamico" e "famiglia", quest'ultima spesso utilizzata per descrivere il team di lavoro, risultano problematiche agli occhi dei candidati più attenti.
In generale, sembrerebbe che i giovani candidati siano perfettamente in grado di tradurre quelle frasi per ciò che sono realmente: richieste eccessive, irrazionali e poco accettabili.
L'inganno delle ferie illimitate
Sorprendentemente, quasi uno su dieci tra i candidati intervistati ha dichiarato che non si candiderebbero mai per un ruolo che offre ferie pagate illimitate. Questa diffidenza non è infondata: diverse ricerche hanno dimostrato che i dipendenti con PTO (Paid Time Off) illimitato tendono paradossalmente a prendersi meno giorni di vacanza rispetto ai colleghi che hanno un numero prestabilito di giorni a disposizione.
Il fenomeno rivela una crescente consapevolezza dei lavoratori riguardo alle pratiche aziendali che, sotto una vernice di generosità, nascondono spesso aspettative irrealistiche.
La trasparenza salariale si conferma invece come elemento cruciale: più della metà dei candidati evita annunci che non specificano la fascia retributiva, una tendenza che ha spinto diverse città e stati americani ad approvare leggi sulla trasparenza dei compensi.
La candidatura DEVE essere semplice, anzi semplicissima
Il problema non si limita al linguaggio degli annunci, ma si estende all'intero processo di candidatura. Un candidato su quattro rinuncia automaticamente alle posizioni che richiedono una lettera di presentazione, mentre quasi uno su cinque abbandona se non trova un'opzione di "candidatura rapida".
Anche questa è una scelta tutto sommato comprensibile. Una giovane candidata oggi deve per forza presentare decine, forse centinaia di candidature. E giustamente si chiede perché perdere tempo con chiede una lettera di presentazione - che probabilmente nessuno leggerà, o al massimo un algoritmo. E allo stesso tempo, può risultare una perdita di tempo una candidatura che richiede molti passaggi e molto tempo, dove per tante altre bastano pochi secondi.
La ricerca di Adobe mette in luce un paradosso del mercato del lavoro contemporaneo: mentre le aziende lamentano difficoltà nel trovare personale qualificato, continuano a utilizzare strategie comunicative e processi che scoraggiano attivamente i potenziali candidati. Il sondaggio ha coinvolto anche 253 responsabili delle assunzioni, evidenziando un divario di percezione tra chi cerca lavoro e chi lo offre che potrebbe spiegare molte delle attuali tensioni nel mercato occupazionale.