Scenario

Perché non si trovano computer e accessori? È colpa degli schermi.

In occasione del passato CES 2021 “tutto digitale” abbiamo avuto la possibilità di fare due chiacchiere con Christian Teismann, Senior Vice President e General Manager di Lenovo. Abbiamo così avuto alcune informazioni “di prima mano” sullo stato della produzione e le gravi carenze in termini di disponibilità che stanno martoriando il settore dell’informatica. Inoltre, abbiamo colto la palla al balzo per fargli qualche domanda sul futuro dei dispositivi e delle tecnologie che sono previsti nei prossimi anni.

Innanzitutto, Christian Teismann è partito dal dire che i problemi di disponibilità derivano, ovviamente, dall’importante incremento nella domanda generato dall’enorme e improvvisa diffusione del remote working. Scendendo un po’ in dettaglio, però, si scopre che a essere in affanno non sono le fabbriche di computer e componenti, ma quelle che forniscono gli schermi.

“A causa della pandemia” – ha dichiarato – “la gente ha capito che un solo pc per tutta la famiglia non basta più, soprattutto se hai degli studenti in casa e che, addirittura, si dovrebbe avere un dispositivo a persona”. Questo significa moltiplicare per tre o quattro il numero di computer in casa e tutti si sono riversati nei negozi.

“Le persone” – continua Teismann – “son corse a comprare computer portatili o tablet, ma non è finita lì. Molti, per esempio, hanno voluto affiancare un monitor esterno per renderne più comodo o versatile l’utilizzo. L’ampio uso delle videoconferenze, infatti, tiene lo schermo principale costantemente occupato e un altro monitor torna molto comodo per consultare dei documenti o prendere appunti. Tutto questo ha fatto esplodere la richiesta”.

I produttori di pannelli hanno da subito fatto grossi investimenti per cercare di far fronte alle richieste, ma servono molti mesi per adeguare le fabbriche e bisogna valutare anche il fatto che se adesso c’è un picco nelle richieste, la produzione dovrà esser tarata per il livello di richiesta di monitor del “post-covid”.

“A questo riguardo” – dice Teismann – “i gusti della gente usciranno molto cambiati dalla pandemia. La gente ha capito che il PC è lo strumento più comodo per lavorare anche a casa, dove di solito teneva un computer ‘secondario’. Adesso che lo usano per 6/8/10 ore al giorno, vogliono una maggiore qualità: Internet deve funzionare meglio, lo schermo deve essere migliore, l’audio deve rendere comoda la partecipazione alle videoconferenze, il processore deve essere abbastanza potente da ridurre al minimo le attese e così via.”

Questo porterà lo sviluppo dei nuovi PC verso form factor più versatili. Gli schermi diventeranno sempre più grandi, di qualità più elevata e al 16:10 si affiancherà sempre più spesso il 3:2. Ovviamente, anche le dimensioni del mercato saranno più grandi che in passato perché la gente si sta abituando a usare (meglio) i propri PC e continuerà a farlo in futuro.

“Quando poi si potrà ricominciare a viaggiare,” – prevedere Teismann – “inizieranno a ritagliarsi una fetta importante anche i foldable, quei notebook che oltre a essere molto comodi da trasportare, permettono di lavorare un po’ ovunque in maniera più comoda grazie agli schermi slegati dalle tastiere”.

Un mercato che sta crescendo molto velocemente in questi giorni è, ovviamente, quello scolastico e nelle scuole stanno iniziando a capire che con la realtà aumentata si può fare moltissimo a livello didattico, soprattutto in tema di collaborazione e comunicazione. In futuro, si spera, questo trend potrebbe diventare importante.

“Serviranno ancora un paio d’anni” – conferma Tiesmann – “prima che la tecnologia porti la realtà aumentata davvero a portata d’utente, ma ci arriveremo e la realtà aumentata non sarà più solo fruibile tramite occhialini, ma anche tramite PC, tablet e smartphone.” Una promessa che abbiamo sentito molte volte, ma che stavolta potrebbe diventare realtà a partire, secondo il vice president, dalle applicazioni legate alla medicina.