Il settore del calcolo quantistico sta attraversando una fase di transizione cruciale, segnata da un cambio di paradigma che allontana l'industria dall'entusiasmo indiscriminato per avvicinarla a metriche concrete, risultati misurabili e modelli di business verificabili. A certificare questa evoluzione è il "Quantum Readiness Report 2026" pubblicato da QuEra Computing, azienda specializzata in piattaforme quantistiche basate su architetture ad atomi neutri, che ha raccolto le risposte di 291 stakeholder distribuiti tra mondo accademico, industriale, governativo e fornitori tecnologici in oltre 25 paesi. Il quadro che emerge è quello di un mercato in fase di maturazione, dove le organizzazioni iniziano a richiedere prove concrete di superiorità computazionale rispetto ai sistemi classici, abbandonando progressivamente la narrativa dell'innovazione fine a se stessa.
Uno dei dati più significativi della ricerca riguarda la percezione dei limiti delle architetture di calcolo tradizionali: il 62% degli intervistati con carichi di lavoro pertinenti segnala vincoli moderati o critici delle infrastrutture classiche. Questo dato sottolinea come la domanda per le tecnologie quantistiche non sia più trainata esclusivamente dalla curiosità tecnologica, ma da necessità operative concrete in domini computazionalmente intensivi. Parallelamente, però, la fiducia nelle capacità nazionali si è significativamente raffreddata: la percentuale di rispondenti che considera il proprio paese "molto ben posizionato" nel quantum computing è crollata dal 45% del 2025 al 25% del 2026, con un calo di ben 20 punti percentuali che evidenzia il passaggio da aspettative ottimistiche a valutazioni più rigorose basate su progressi tangibili.
Le timeline previste per il raggiungimento della superiorità quantistica su specifici workflow restano tuttavia relativamente compresse, segno che la fiducia nel potenziale di lungo periodo della tecnologia non è venuta meno. Oltre il 43% degli intervistati prevede che i computer quantistici supereranno i sistemi classici in determinati ambiti entro cinque anni, mentre un ulteriore 37% indica un orizzonte temporale tra sei e dieci anni. Meno dell'1% ritiene che tale traguardo non verrà mai raggiunto, un dato che conferma come il settore non stia vivendo un periodo di disillusione ma piuttosto una ricalibrazione verso aspettative più disciplinate. Come sottolinea Yuval Boger, chief commercial officer di QuEra Computing, "le organizzazioni stanno passando dal chiedersi se il quantum sarà importante al domandarsi quando, dove e in quali condizioni genererà un valore reale".
Emerge però quello che il report definisce il "paradosso della preparazione": nonostante l'aumento dell'interesse verso la tecnologia, un numero minore di organizzazioni si considera oggi pronta all'adozione. Solo il 55% degli intervistati definisce la propria azienda "abbastanza" o "molto preparata", in calo rispetto al 65% dell'anno precedente. Questa apparente contraddizione riflette in realtà una maggiore consapevolezza della complessità tecnica, organizzativa e infrastrutturale necessaria per implementare soluzioni quantistiche in produzione. Il dato acquisisce ulteriore significato se analizzato per dimensione aziendale: le organizzazioni più grandi si percepiscono paradossalmente meno pronte rispetto a player più piccoli e agili, probabilmente a causa della complessità dei sistemi legacy, dei cicli di approvazione più lunghi e della competizione per le risorse di budget.
Il divario tra sperimentazione e prontezza operativa è evidenziato da un altro dato chiave: sebbene il 56% delle organizzazioni sia attivamente impegnato in attività di esplorazione, valutazione o proof-of-concept legati al quantum computing, solo il 13% ha raggiunto la fase di implementazione o scala. Questo gap conferma che la maggior parte delle realtà si trova ancora in una fase esplorativa, dove vengono testati casi d'uso specifici ma mancano ancora le condizioni per un deployment produttivo su larga scala. La carenza di competenze specializzate rappresenta un vincolo determinante: il 37% degli intervistati la identifica come una delle sfide principali, collocandola tra i fattori più critici insieme alla maturità tecnologica e ai costi di implementazione.
L'analisi geografica rivela differenze significative nei livelli di fiducia e preparazione tra diverse aree del mondo. Regno Unito e Stati Uniti registrano i livelli di confidence più elevati, rispettivamente con l'88% e l'82% degli intervistati che ritengono i propri paesi ben posizionati nel settore del quantum computing. L'Unione Europea si ferma invece al 51%, riflettendo un approccio più prudente ma anche una maggiore attenzione a tematiche come la sovranità tecnologica, la disciplina negli investimenti e l'integrazione con l'ecosistema industriale esistente. A livello organizzativo, solo il 21% degli intervistati europei descrive la propria realtà come "molto preparata", suggerendo che le aziende del continente stanno adottando una strategia più graduale e strutturata rispetto alle controparti anglosassoni.
Sul fronte dei casi d'uso, la simulazione emerge come l'applicazione più promettente per il raggiungimento di un vantaggio quantistico nel breve-medio periodo. Questo dominio rappresenta il 42% delle applicazioni pianificate, con un focus particolare su scienza dei materiali, chimica computazionale e scoperta di farmaci. Si tratta di ambiti in cui le approssimazioni necessarie per il calcolo classico introducono limitazioni sostanziali, rendendo le architetture quantistiche particolarmente adatte a risolvere problemi che coinvolgono simulazioni molecolari, ripiegamento delle proteine e ottimizzazione di batterie elettrochimiche. Come evidenzia Boger, "non sono casi d'uso speculativi, ma problemi reali e attuali in cui le approssimazioni del calcolo classico non bastano".
La dinamica degli investimenti conferma ulteriormente la fase di consolidamento del settore. Quasi la metà degli intervistati, pari al 46%, prevede che i budget dedicati al quantum computing rimarranno stabili nel 2026, mentre solo il 10% anticipa una diminuzione. Questo scenario indica che il settore non sta vivendo una fase di arretramento ma piuttosto una transizione da investimenti guidati dall'hype a scelte più selettive e basate su evidenze concrete di ritorno economico. Le organizzazioni che affrontano vincoli computazionali più severi, particolarmente nei settori farmaceutico, delle scienze della vita, della chimica avanzata e del settore pubblico, stanno progressivamente spostando l'adozione del quantum da iniziativa esplorativa a necessità operativa, spingendo i fornitori di tecnologia a dimostrare il valore pratico delle loro soluzioni con benchmark riproducibili e casi d'uso documentati.