Cinema e Serie TV

Alan Moore: i film tratti dai suoi fumetti

Il legame tra il mondo del fumetto e quello cinematografico può dirsi ormai quasi indissolubile e i film tratti da opere fumettistiche di successo sembrano essere attualmente tra i più amati dal pubblico (basterebbe menzionare le produzioni del Marvel Cinematic Universe); alcuni di essi, nel tempo, hanno addirittura ottenuto una fama tale da aver superato talvolta quella dello stesso fumetto originale.

Alan Moore

Anche Alan Moore ha visto portare diversi suoi scritti sul grande schermo e tuttavia, aldilà del successo che le trasposizioni abbiano riscosso o meno, l’innovativo ed eccentrico autore ha sempre rifiutato la presenza del suo nome tra i credits di questi film, ripudiandoli e non accettando nemmeno il riconoscimento delle royalties a lui dovute. Ancora una volta emerge lo spirito anarchico di Alan Moore, che rifiuta persino i “compromessi” economici derivanti dalla trasposizione delle sue opere (un po’ come il suo Rorschach di Watchmen affermava di non voler raggiungere nessun compromesso, nemmeno di fronte all’apocalisse), ma riteniamo che sia quantomeno doveroso menzionare i film tratti dai suoi fumetti, come parte integrante dell’immaginario appartenente alla cultura pop odierna.

From Hell – La Vera Storia di Jack lo Squartatore

From Hell è il film tratto dall’omonima graphic novel scritta da Alan Moore e disegnata da Eddie Campbell ed è il primo a prendere le mosse da uno dei fumetti dell’autore britannico; la pellicola del 2001 è diretta dai fratelli Albert e Allen Hughes e vanta la presenza di Johnny Depp, Ian Holm, Heather Graham, Robbie Coltrane e Jason Flemyng tra i nomi del cast.

In Italia il film è uscito con il doppio titolo La Vera Storia di Jack lo Squartatore – From Hell, dal sapore didascalico per comunicare l’idea di una svolta nell’indagine rimasta irrisolta per lungo tempo riguardo al celebre serial killer di Whitechapel; tuttavia Alan Moore ci conduce tra le strade del quartiere più degradato di Londra e tra gli intrighi della Corona solo per darci una possibile soluzione al mistero passato alla storia (e nel farlo, prende alcuni spunti dal libro Jack the Ripper: The Final Solution di Steven Knight).

Così, anche nella trasposizione filmica di From Hell dei fratelli Hughes, assistiamo alla risoluzione del caso attraverso una congettura su quello che avrebbe potuto essere lo scioglimento dell’enigma, pur con tutte le sostanziali differenze tra pellicola e fumetto. La trama racconta infatti delle indagini portate avanti dall’ispettore Frederick Abberline attorno agli orribili omicidi compiuti nel quartiere Whitechapel nel 1888, divenendo così il protagonista della storia benché nel graphic novel abbiamo invece la prospettiva dello stesso Jack lo Squartatore. Abberline, inoltre, possiede anche una sorta di dono della preveggenza che lo aiuterà durante il caso (complice la sua dipendenza dagli oppiacei), ruolo che invece nella graphic novel di Moore era stato affidato a James Lee, veggente della regina.

Alan Moore

In questa versione della storia raccontata da Moore su carta e dagli Hughes su pellicola, Jack lo Squartatore altri non è che il medico reale William Gull, incaricato dalla stessa regina Vittoria di “sistemare” una faccenda quantomeno scabrosa: il nipote, il principe Edward Albert Victor ha sposato Ann, un’ex prostituta, e da essa ha avuto addirittura una bambina, perciò Gull si occupa di lobotomizzare la ragazza prima e di uccidere le amiche di Ann poi, venute a conoscenza del fatto. Gli omicidi vengono compiuti da Gull/Jack in maniera efferata, seppur con la precisione caratteristica del chirurgo, accompagnati da oscuri rituali massonici (che nella graphic novel di Moore e Campbell ricevono un’attenzione particolare).

È quindi compito di Abberline dipanare la matassa sui misteriori e brutali omicidi creata da un complotto che risale addirittura fino alla Corona, aiutato qui soprattutto da Mary Kelly, anch’ella prostituta con la quale, nella versione cinematografica di From Hell, si instaurerà un sentimento amoroso attorno cui sembra gravitare l’intero film, penalizzando un po’ quello che invece nel fumetto era il carattere corale della storia.

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La Leggenda degli Uomini Straordinari

Attorno al film di Stephen Norrington uscito nelle sale nel 2003 si è creata un’ulteriore “leggenda”: quella che vede Alan Moore dissociarsi dalla produzione del film tratto da uno dei suoi fumetti di maggior successo a causa del flop della pellicola, condannata dalla critica (e dagli incassi al botteghino) ad essere relegata per sempre tra le produzioni da dimenticare, e che da questo momento in poi lo scrittore britannico abbia deciso di dire no a qualunque altro film basato sui suoi racconti.

La pellicola è tratta dalla mini-serie a fumetti La Lega degli Straordinari Gentlemen, firmata da Alan Moore e Kevin O’Neill, in cui alcuni dei personaggi più celebri della letteratura vittoriana vengono messi in scena all’interno di una cornice steampunk come una sorta di supereroi d’altri tempi: Allan Quatermain, dottor Jekyll e Mr. Hyde, il Capitano Nemo, Mina Murray, l’Uomo Invisibile e Mycroft Holmes sono i protagonisti riuniti qui dallo stesso impero britannico per salvare il mondo intero.

Alan Moore

La Leggenda degli Straordinari Gentlmen prende le mosse dal fumetto di Moore raccontando di una serie di attacchi terroristici da parte di un misterioso criminale, il Fantasma, ai danni di Germania e Inghilterra fingendo che i due paesi si attacchino reciprocamente al fine di giungere ad un conflitto mondiale. Viene quindi riunita una squadra di figure dalle doti caratteristiche per poter scongiurare la minaccia che incombe sul mondo: dalla composizione originale del fumetto sparisce Mycroft Holmes, per inserire due nuovi “straordinari gentlemen”, ovvero Dorian Gray e Tom Sawyer.

Che le voci sulla reazione di Moore alla realizzazione del film siano vere o meno, esso ha realmente ricevuto aspre critiche, tacciato di essere piatto nella regia e incapace di mettere insieme in maniera coerente i pezzi che invece Moore aveva sapientemente narrato coadiuvato dalle illustrazioni di O’Neill, con il risultato di un grosso calderone in cui la presenza di attori blasonati e l’utilizzo della CGI non riescono a salvare la minestra. Il cast comprende infatti la presenza di Sean Connery, Shane West, Peta Wilson e Jason Flemyng.

V per Vendetta

In questo caso abbiamo invece una pellicola che, al contrario, ha incassato bene al botteghino e presenta un protagonista divenuto un’icona a livello mondiale – ma che nonostante tutto è stata comunque rinnegata da Alan Moore, il quale si è detto deluso dall’opera finale e ha rifiutato la presenza del suo nome tra i credits del film.

Questo film è tratto dalla graphic novel V for Vendetta pubblicata inizialmente come serie a fumetti tra il 1982 e il 1985, ad opera di Alan Moore e del disegnatore David Lloyd; l’opera fumettistica è considerata ad oggi uno dei maggiori capolavori dell’autore britannico, mettendo in scena tematiche politiche e sociali che si rifanno direttamente alla storia dei regimi totalitari dell’ultimo secolo e prendendo grande spunto dal celebre romanzo di George Orwell, 1984.

Il film, diretto da James McTigue su sceneggiatura delle sorelle Wachowski, è stato proiettato per la prima volta in Italia nel 2006 sebbene l’uscita fosse prevista inizialmente per il 4 novembre 2005, in linea con gli avvenimenti salienti della trama. I nomi del cast di V per Vendetta includono Hugo Weaving, Natalie Portman, Jon Hurt e Stephen Fry, mentre la colonna sonora è stata affidato all’italiano Dario Marianelli.

V per Vendetta, analogamente al fumetto, è calato nel contesto futuristico e distopico di una Gran Bretagna in cui il regime totalitario del partito nazionalista Fuoco Norreno (Norsefire) ha preso totalmente il controllo sfruttando le incertezze e le contraddizioni del paese, segnato da rivolte e guerre civili. Repressione della libertà, instaurazione di un regime fondato sulla paura, persecuzione delle minoranze e degli oppositori politici e detenzione in campi di concentramento: questi i principi su cui si basa la società dittatoriale in cui si muove il protagonista della storia, V, un uomo misterioso che indossa un mantello ed una maschera dalle sembianze di Guy Fawkes, cospiratore artefice della congiura delle polveri nel 1605.

Alan Moore

V è un anarchico che rifiuta il regime di terrore che si è installato nel paese e che lotta per ripristinare la libertà dei suoi abitanti, attraverso una serie di attacchi ai principali luoghi istituzionali della città; contemporaneamente al proseguimento dei suoi piani di destabilizzazione della dittatura, V porta avanti anche una serie di ritorsioni contro coloro che anni prima lo avevano rinchiuso nel campo di concentramento di Larkhill, torturandolo e sfigurandolo, e trova perciò i suoi aguzzini compiendo la sua vendetta.

Ad affiancare V nel corso della storia, c’è Evey, una ragazza che è stata salvata dall’uomo mascherato durante un tentativo di violenza e che pian piano verrà sempre più a conoscenza delle ideologie e delle intenzioni di V dimorando presso il suo covo, la Galleria delle Ombre (sarà anche vittima di una finta segregazione in un campo, con torture annesse, da parte del suo salvatore che cercherà così di forgiarla e renderla più forte per combattere il regime). Evey, infine, sarà colei che porterà avanti i piani di V anche dopo la sua morte, distruggendo il Parlamento e lanciando un messaggio a tutta la popolazione, adesso mossa dalla volontà di scendere in strada e riprendersi ciò che gli spetta.

Aldilà del rifiuto di Alan Moore verso il film V per Vendetta, è innegabile come questo abbia ottenuto un largo favore da parte del pubblico mondiale, entrando a far parte dei film (a diritto o meno) che hanno segnato la storia del cinema, ma non solo; la grottesca maschera sogghignante indossata da V, ispirata alla figura storica ed eroe nazionale britannico Guy Fawkes, è diventata uno dei simboli per eccellenza dell’anarchia, della lotta al potere, della rivoluzione contro le tirannie. Un’icona della cultura pop che ha acquisito il significato stesso di “libertà” e di attacco ai poteri forti, divenendo anche un marchio identificativo per il gruppo di hacker attivisti Anonymous a livello globale.

La steelbook del film V per Vendetta, che troverete cliccando su questo link.

Watchmen

Alan Moore non ci sta neanche stavolta e si chiama fuori dal progetto e dai diritti annessi, rifiutando ancora una volta la trasposizione cinematografica di uno dei suoi fumetti. Nel 2009 tocca a Watchmen, diretto da Zack Snyder sulla base dell’omonima serie creata da Alan Moore e da Dave Gibbons e in cui figurano nel cast attori come Patrick Wilson, Jeffrey Dean Morgan, Jackie Earle Haley, Billy Crudup e Carla Cugino.

Watchmen è stato – numericamente parlando – un flop al botteghino, vuoi per la scia su cui il pubblico di allora si è imbarcato dopo le dichiarazioni di Moore; vuoi perché il fenomeno dei cinecomics non era ancora esploso e non avevamo avuto quella sorta di “sovraffollamento” di supereroi che potesse far sorgere negli spettatori la necessità di un super-gruppo fuori dagli schemi, nudo e crudo nel presentare gli aspetti più umani dei personaggi in calzamaglia, alternativo alla visione classica dell’eroe senza macchia.

Il film di Snyder, tuttavia, è stato rivalutato col tempo tanto da essere oggi un prodotto acclamato dal pubblico, anche a seguito della produzione di una serie TV per HBO che prosegue la storia di Watchmen alcuni anni dopo gli avvenimenti del finale.

Watchmen

Data l’opera di base su cui il film si fonda, è innegabile che potesse essere problematico rappresentare su pellicola i numerosi fatti del fumetto, il quale si prende il suo tempo per raccontare non solo le imprese dei vigilanti protagonisti, ma anche per inserire delle digressioni sui loro predecessori, i Minutemen; per narrare i Racconti del Vascello Nero, una sorta di storia per analogia che rappresenta metaforicamente le azioni di Ozymandias; per approfondire la psicologia dei personaggi, anche quelli più “secondari”.

A Snyder tuttavia può andare il merito di aver saputo mettere in scena una materia difficile com’è quella di Watchmen in maniera anche piuttosto fedele, con espedienti geniali (vedi l’introduzione che riassume brevemente la storia dei vigilanti dai Minutemen fino ai Watchmen sulle note di The Times They Are a’-Changin’) e con una caratterizzazione dei protagonisti degna di nota, che in fondo si fa perdonare anche l’aver modificato il finale rispetto a quello del fumetto di Moore fondandolo comunque sugli stessi presupposti ideologici (chi lo ha letto, saprà che l’assenza di un gigantesco calamaro alieno non possa di certo inosservata).

Watchmen è la storia di un gruppo di supereroi senza alcun potere (eccetto che per il Dr. Manhattan) che deve fare i conti non solo con la criminalità e la minaccia di un’incombente guerra nucleare, ma anche con le pulsioni e le ideologie squisitamente umane che caratterizzano ciascuno di noi; e, benché Moore non ne abbia riconosciuto la “paternità”, non si può mettere di certo in dubbio che il film – come il fumetto ai suoi tempi – abbia lasciato una traccia nella storia dei cinecomics.

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