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Dragonero – Il Ribelle: Quando cantano le onde, recensione

Ci sono molti modi di ampliare la percezione di un contesto narrativo, ma pochi sanno essere coinvolgenti come il dare spessore alle figure che accompagnano i protagonisti di una storia. Anche in serie a fumetti in cui si tende a identificare come centrale la figura dell’eroe di turno, saper valorizzare i compagni d’avventura e renderli vivi e appassionanti diventa uno strumento narrativo funzionale, perfetto per invitare il lettore a esplorare una dimensione emotiva sempre in evoluzione. Una scelta che è stata sempre presente in Dragonero, la serie fantasy bonelliana, ma che con l’avvento della ribellione vista in Dragonero – Il Ribelle ha assunto una forma più marcata, come dimostra Quanto cantano le onde.

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Un numero particolare, Quando cantano le onde, che vede al timone della narrazione Luca Barbieri, curatore della serie e non nuovo al ruolo di cantore delle imprese di Ian Aranill. Quasi a voler mantenere una sua identità, Barbieri ancora una volta si affida ai sensi del lettori, invitandolo a sperimentare con ogni mezzo possibile offerto dalla fantasia l’Erondar. Pur trattandosi di una narrazione prettamente visiva, il fumetto, tramite onomatopee e effetti visivi, ha una sua sonorità, che si concretizza nella mente del lettore tramite una sinergia tra immagine e memoria uditiva di chi affronta la lettura. Giocando abilmente su questa interazione tra narratore e lettore, Barbieri ha avviato una propria linea narrativa che ci ha regalato passaggi importanti del mito di Dragonero, come L’urlo della carne o La voce della foresta profonda.

Quando cantano le onde: la storia di Aleen

A completare questa, per ora, trilogia del suono è appunto Quando cantano le onde. La sonorità dell’Erondar è parte importante della varietà delle storie e delle ambientazioni delle vicende raccontate in Dragonero, ogni personaggio ha un proprio passato, un’origine che viene accompagnata, a ben vedere, da un suono specifico. La voce della foresta per Sera, elfa silvana, o le grida di dolore e ferocia dei lottatori delle arene gladiatorie visti in L’urlo della carne ne sono stati un esempio, ma affrontando il passato di una delle compagne ribelli di Ian, Aleen, Barbieri sceglie nuovamente di associare al racconto dei suoi trascorsi quello del mare a cui la giovane è intimamente legata. Un po’ come Barbieri, che da buon ligure non dimentica il ritmico sciabordio delle onde e l’impetuosità improvvisa che possono scatenare.

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E il ritmo di Quando cantano le onde segue, in un certo senso, l’anima irrequieta del mare. Ed è proprio il mare a essere il protagonista di questa avventura, che vede Ian, Aleen e Aura mettersi sulle tracce di una potente reliquia, considerata da Alben un’arma essenziale per il futuro della ribellione, andata perduta durante il suo trasporto verso il rifugio dei ribelli. Come immaginabile, per i tre avventurieri non sarà una semplice missione di recupero, ma dovranno affrontare un viaggio che spingerà Aleen ad affrontare il suo passato, consentendoci anche di scoprire qualche aspetto in più di questo affascinante personaggio.

Lasciandovi il gusto di scoprire il cuore di questa avventura, è sufficiente indicare in questa trama di Barbieri un capitolo avvincente di Dragonero – Il ribelle. Si accennava prima all’importanza del mare, che non sarà solo un’ambientazione resa al meglio dall’autore, ma anche il metronomo con cui viene scandita la narrazione. Barbieri sembra evocare la natura mutevole degli oceani, passando da momenti di travolgente dinamicità come un’onda impetuosa o di attimi di pacata serenità, quasi volesse circondarci con una serafica emotività. Questo andamento consente di dare risalto sia al presente in cui si svolge la missione che ai ricordi di Aleen, che ci aprono un altro angolo di Erondar mai affrontato prima.

La caratterizzazione del popolo di Aleen, infatti, è uno degli aspetti più ammirevoli di Quando cantano le onde. Una riuscita dinamica tra tribù africana e culto litoraneo, in cui la profonda relazione tra questi uomini e donne e il mare diventa il fondamento di una tradizione che viene vissuta con gli occhi di Aleen, donna dal carattere forte e pronta a ribellarsi alla consuetudine tribale pur di non rinunciare alla propria identità. Ancora una volta, in Dragonero si va oltre al concetto spesso abusato in letteratura fantasy della damsel in mistress, che vorrebbe il personaggio femminile come l’elemento debole. Barbieri, come Enoch e Vietti, ha dimostrato di voler scardinare questo assioma stantio, presentando figure femminili forti e credibili, rese ancora più coriacee dalle proprie debolezze e sofferenze, che vengono affrontate con tenacia, provando la forza d’animo delle protagoniste. Aleen entra quindi di diritto nelle cerchia di donne forti dell’Erondare, come la Lupa, Sera, Aura o Yannah, capaci di ricordarci che la forza non è questione di muscoli ma di animo.

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Spinto da questa visione, Barbieri imbastisce un racconto in cui il vigore di Aleen è il vero protagonista, sospinto da emozioni contrastanti, dal rimorso al timore di veder volti del proprio passato, toccando anche l’amore fraterno e la determinata difesa della propria visione del mondo. Quando cantano le onde appassiona per la costruzione accurata dei tempi narrativi, in cui ogni elemento trova il giusto posto, stuzzicando la curiosità del lettore e poggiandosi anche su una certa familiarità con altre opere. Non si può, infatti, non ravvisare nella struttura sociale del popolo di Aleen un omaggio alla parte tribale dei wakandiani visti in Black Panther, personaggio ben noto a Barbieri, che lo ha raccontato per noi in questo approfondimento. Gli abiti tribali, il rituale di sfida per il potere hanno una forte attinenza alla cultura wakandiana, un omaggio che Barbieri accompagna con un’altra citazione nerd, dedicata a Aliens -Scontro Finale, ricordato con una delle sue battute più celebri.

Una storia appassionante

Una storia che appassiona riuscendo anche a riallacciarsi in modo convincente alla continuity di Dragonero -Il Ribelle. Non sono solamente le aderenze cronologiche a sancire la solidità di una linearità narrativa, che deve esser sostenuta anche da una coerenza dei protagonisti, risultato ottenibile rispettandone i tratti essenziali e le loro visioni. Barbieri, da buon curatore della serie, non delude, mostrandoci i protagonisti nella loro piena identità, che si tratti del rispettoso distacco durante le fasi più personali della storia da parte di Ian o i tratti più ferini di Aura, dalla sua magia al suo carattere fumantino.

A dare ancora più vigore a Quando cantano le onde sono i disegni di due nomi cari ai lettori della serie: Alessandro Bignamini e Fabrizio Galliccia.

Bignamini ha dalla sua una spontanea propensione al disegno epico, caratterizzato da una visione delle scene che sa cogliere con invidiabile precisione la giusta prospettiva per esaltare la narrazione. Nelle tavole d’apertura dell’albo, questo suo dono è particolarmente evidente, aiutando il lettore a entrare nel giusto mood per affrontare questa avventura. Una ricchezza stilistica che viene mantenuta anche nel resto delle tavole a lui affidate, che mostrano ancora una volta la giusta muscolarità durante gli scontri o la sentita emotività dei personaggi. Da ammirare la certosina ricerca del dettaglio, che si tratti di una polena o della esotica ricchezza di un abito tribale, segni che identificano sempre il lavoro di Bignamini.

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Altrettanto importate è l’apporto di Galliccia, il cui tratto si presta alla perfezione nel ritrarre la parte ‘magica’ dell’avventura. La costruzione di questo mondo oltre la realtà ha il giusto tono di orrore, che si rispecchia anche nelle espressioni dei personaggi, valorizzate da un utilizzo del contrasto cromatico appagante e che coglie le giuste sfumature emotive del momento. Ammirevole la padronanza della prospettiva e della cinetica delle scene più intense, in cui Galliccia coglie i tratti epici della vicenda, conciliandoli in un racconto visivo intenso e con la giusta violenza, senza eccedere ma trasmettendo al lettore tutta la tensione del frangente.

Ancora una volta va riconosciuto al duo Pagliarani – Francescutto la realizzazione di una copertina di grande pregio. Pagliarani, ispirandosi alle prime tavole dell’albo, ritrae un momento di grande impatto, mettendo Ian in una posizione non facile, con una minaccia incombente, che diviene il nostro punto di vista, con una magnifica scena di tempesta sullo sfondo. Una tavola feroce e impetuosa, che Francescutto interpreta cromaticamente valorizzando le tinte del mare, ampliando il senso di movimento delle onde e fornendo un contrasto con l’elemento in primo piano, di colorazione più accesa e dai toni sanguigni, forieri di pericolo.

Anche in Quando cantano le onde Barbieri non viene meno al suo ruolo di curatore, che dopo avere meritatamente elogiato il lavoro di Bignamini e Galliccia, ci ricorda che a luglio Dragonero – Il ribelle ci terrà compagnia con ben tre uscite, tra la serie regolare (Le Gazze Ladre), l’albo estivo e il nuovo speciale che vedrà lo scout incontrare nuovamente una figura amata dai lettori bonelliani: Zagor. Immancabile come in ogni avventura di Dragonero il lettering di Marina Sanfelice.

Dall’ombra insorgiamo. Nel silenzio colpiamo.

Dragonero – Il Ribelle: Quando cantano le onde

Quando cantano le onde svela il passato di Aleen, una delle ribelli al seguito di Ian, mostrandoci un nuovo angolo dell'Erondar. Barbieri interpreta al meglio la continuity della serie, aiutato dagli splendidi disegni di Bignamini e Galliccia.

Pro

  • Storia entusiasmante e con il giusto ritmo
  • Bignamini e Galliccia interpretano magnificamente la trama di Barbieri
  • Pagliarani e Francescutto si sono nuovamente superati con una copertina strepitosa

Contro

  • Il bollino celebrativo Bonelli rovina una copertina altrimenti perfetta