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Cinema e Serie TV

Godzilla, sessant’anni tra mito e leggenda ora pronto a tornare

Godzilla si prepara a tornare al cinema con il suo trentacinquesimo lungometraggio: ripercorriamo la storia del mostro giapponese dal 1954 a oggi.

Sessant’anni e un nuovo film pronto a far rivivere un mito, una leggenda che nel cuore di molti occupa un posto davvero enorme: d’altronde le dimensioni di Godzilla lo sono, e il gigantesco mostro giapponese sembra pronto a conquistare nuovamente quella nicchia di spettatori che da anni vivono nel fascino di un mostro che si aggira minaccioso per le città pregne di grattacieli del Giappone. L’arrivo al cinema di Godzilla 2: The King of Monster, è un nuovo tentativo da parte del temibile mostro di raccontarsi e di mostrarsi, per riscattare quelle ultime uscite leggermente a vuoto, convincendo tutti i fan di vecchia data che ancora si emozionano al solo sentire quei passi che affondano nell’asfalto.

Quando Godzilla affondò

I passi falsi recenti sono sotto gli occhi di tutti, a partire da Gozilla Monster Planet, che è stato distribuito su Netflix in due diversi momenti, con delle riuscite non del tutto memorabili. Dall’altro lato è impossibile non citare Shin Godzilla, firmato da Hideaki Anno: autore della famosissima Neon Genesis Evangelion, ritenuta a oggi una delle opere più complete e affascinanti del panorama culturale giapponese e apprezzato per questo in tutto il globo non solo dai fan dell’anime ma anche da tutti gli appassionati dell’entertainment, con Godzilla il risultato è stato abbastanza infelice. Anno avrebbe voluto, originariamente, creare una satira sociale nei confronti della nostra epoca, invece alla fine si è ritrovato a realizzare un prodotto che fa quasi specie affiancarlo al suo nome. Shin Godzilla è finito, quindi, per essere acclamato esclusivamente per il fatto che accanto alla sua produzione ci fosse il nome di Hideaki Anno, non per la qualità finale del prodotto, che probabilmente aveva ben poco da invidiare a produzioni di seconda fascia che si fregiano della presenza di mostri gargantueschi, vedasi Sharknado e simili.

Per sua fortuna, però, Godzilla non è solo questo. Anzi, questi sono soltanto dei passi falsi sui quali ben presto riusciremo a passare oltre e sopra. Dalla sua prima apparizione fino a oggi, il Re dei mostri, come ricorda anche il sottotitolo del film che arriverà al cinema nei prossimi giorni, ha saputo vivere dei momenti molto più felici. Ma anche negativi. Tutto iniziò nel 1954, con Tomoyuki Tanaka, che trovandosi dinanzi a un mostro marino, l’equivalente dell‘idea originaria per Godzilla, pensò di doverlo necessariamente distinguere dagli altri mostri che stavano già iniziando a spopolare nella cultura giapponese: tra questi The Beast from 20.000 Fathoms, arrivato al cinema un anno prima esatto, nel 1953, arrivato in Italia poi con il titolo Il Risveglio del Dinosauro. Godzilla doveva essere necessariamente più maestoso, più spaventoso, più riconoscibile: figlio della specie dei Gojirasaurus, modificato geneticamente a causa delle esposizioni alle radiazioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, da poco più di dieci anni colpite dall’attacco americano, Godzilla dovette anche vincere la volontà di alcuni disegnatori e produttori che lo volevano con un’enorme testa simile a un fungo atomico. Per fortuna qualcuno si accorse che per creare un prodotto che funzionasse sul lungo periodo, bisognava distaccarsi da quelle che erano le vicende dell’epoca e creare qualcosa di sempreverde. Si arrivò quindi a realizzare un mostro che rappresentava una commistione di vari dinosauri, miscelando le sagome del Tirannosauro Rex, di uno Stegosauro e di un Iguanodonte. Nacque così Godzilla, figlio di una specie che solo molti anni dopo venne effettivamente scoperta e riconosciuta, trainata anche da quella fama che nel frattempo il personaggio cinematografico aveva raccolto.

Dalla Suit Motion alla CG

L’epopea di Godzilla, però, non finiva di certo lì. Sempre per mantenere le distanze da Il Ritorno del Dinosauro, i produttori decisero di bocciare l’idea di realizzare un film in stop motion (The Lego Movie, South Park, ma ancor prima King Kong del 1933 usavano questa tecnica) e puntarono sulla tecnica della suit motion. Come suggerisce lo stesso nome, si tratta dell’indossare un costume ed effettuare delle riprese in miniatura sfruttando le inquadrature angolari e far sembrare, quindi, l’attore che ne vestiva i panni più grande di quanto realmente fosse. Il costume che venne realizzato pesava più di 90 chili e si cercò in tutti i modi di adattarlo all’attore che lo avrebbe dovuto indossare, permettendogli non solo di manovrarlo adeguatamente, per non risultare impacciato, ma anche di reggere un peso così grande. La tecnica ebbe un discreto successo e soltanto con Shin Godzilla si passò alla motion capture, mentre per Godzilla realizzato da Legendary Pictures si passò direttamente alla CG, ovviando ai numerosi problemi di attori infilati in delle bardature ostiche da indossare, ma impegnandosi con dei budget molto più alti.

La popolarità di Godzilla, di anno in anno, andò crescendo. Nonostante questo, però, le produzioni occidentali provarono ad affondare mestamente il fascino dell’enorme dinosauro. Nel 1998 venne infatti realizzato un remake americano, prodotto tra l’altro da Sony Pictures. L’evento ha una particolarità che si ripercuote nei film di produzione successiva: quando, infatti, nel 2001 venne pubblicato il film Godzilla, Mothra and King Ghidorah, due studenti si ritrovano a discutere dell’esistenza di un mostro simile a quello da loro conosciuto, che si aggira minacciosamente per New York, ma che in realtà non si tratta del vero Godzilla: un modo elegante di sbugiardare una produzione che non era stata apprezzata nemmeno dalla Toho, azienda produttrice della maggior parte dei film del franchise. Da quel momento in avanti il Godzilla americano prese a chiamarsi Zilla, comparendo poi in Final Wars, a oggi ritenuto essere uno dei film meglio riusciti dell’intera produzione mostruosa, e in un fumetto intitolato Rulers of Earth. In entrambi i casi Zilla si ritrova a dover fronteggiare l’originale giapponese, finendo ripetute volte messo al tappeto: a dimostrazione del fatto che il Giappone non vide mai di buon occhio la produzione americana, che venne bocciata anche sul grande schermo, in una battaglia senza esclusioni di colpi.

Godzilla simbolo culturale e camaleontico

Godzilla, però, non è solo film. Come già detto, in America venne pubblicato un fumetto intitolato Rulers of Earth, ma fu anche la Marvel a cavalcare l’onda del successo del Kaiju: era il 1970, erano trascorsi circa 15 anni dalla nascita del personaggio, e l’azienda di Stan Lee non voleva farsi sfuggire l’occasione di dire la sua, portando Godzilla a New York e facendolo scontrare con gli Avengers, lo S.H.I.E.L.D. e i Fantastici Quattro. L’esito fu chiaramente a favore dei supereroi americani, che lo ricacciarono mestamente in mare allontanandolo dalle coste americane una volta per tutte. Le numerose declinazioni del personaggio, però, hanno saputo dimostrare a più riprese la capacità di adattarsi a tutte le esigenze da parte di Godzilla, diventando a tutti gli effetti un’icona di merchandising importantissima per il Giappone: a oggi l’enorme dinosauro ha degli hotel a tema, la cittadinanza onoraria giapponese, ambasciatore del turismo e ha anche una stella nella Hall of Fame di Hollywood, insieme con Shrek e Bugs Bunny.

Un successo che nel 2014 ha portato Godzilla a un vero e proprio reboot, con l’uscita di un film e di una serie animata che sarebbe stata pubblicata nel 2016: di quest’ultima ne abbiamo già parlato, essendo quella firmata da Hideaki Anno, mentre il film che uscirà al cinema in questi giorni non è altro che il sequel del film del 2014, intitolato semplicemente Godzilla. Sarà il trentacinquesimo lungometraggio con protagonista Gojira (portmanteau delle parole gorilla e balena in giapponese) e nel 2020 arriverà anche un terzo film, intitolato Godzilla vs. Kong, per continuare l’universo cinematografico del MonsterVerse. Per un ruggito che dura da più di sessant’anni.

Godzilla Final Wars (2004), ventottesimo film dedicato all’enorme mostro giapponese e col quale si celebrano i cinquant’anni del Re dei Mostri: una summa di tutto quello accaduto fino a quel momento, per rievocare i fasti di Godzilla.