Cinema e Serie TV

Good Omens: prime impressioni sulla nuova serie originale di Amazon Prime Video

Era il 1990 e nelle librerie usciva Good Omens, edito anche in Italia solo diciassette anni dopo con il titolo Buona Apocalisse a Tutti. Il romanzo era frutto della collaborazione tra due grandi autori: Terry Pratchett, che all’epoca iniziava a essere sempre più noto per i suoi libri fantasy e intrisi di sferzante ironia, dedicati al l’immaginario Mondo Disco, e Neil Gaiman.
Per quanto entrambi fossero già conosciuti, nessuno dei due aveva ancora raggiunto la popolarità enorme che sarebbe arrivata negli anni successivi, basti pensare che all’epoca era uscito solo il primo volume della monumentale opera a fumetti di cui Gaiman scrisse i testi, il più che mai noto capolavoro intitolato
Sandman.

Domani 31/05 , ventinove anni dopo, Amazon Prime Video rilascerà la trasposizione televisiva del romanzo scritto da due tra i più geniali autori fantasy del nostro tempo. Dopo il successo di American Gods, altra serie originale prodotta dalla piattaforma di streaming on demand di Amazon, Ecco che l’azienda di quelli con il sorriso sulla scatola riprende in mano un’opera che porta ancora la firma di Gaiman.

Interpreti d’eccezione

Per chi non avesse mai letto Good Omens, è bene avvertirvi che si tratta di un prodotto infinitamente diverso rispetto ad American Gods. Ironico, divertente, ma sempre riferito ad una specifica mitologia (quella cristiana, nella fattispecie) ed estremamente colto nei riferimenti. Va da sè che anche le prime due puntate della serie, che abbiamo visto in anteprima, rispecchiano lo stile dell’opera letteraria. Accade però che, una volta trasposta sullo schermo, la storia tenda a far emergere fisiologicamente molto di più il tratto ironicamente affilato di Pratchett, più che quello di Gaiman. La trama è ben dosata, seppur fedele a quella del romanzo, e i due protagonisti Azraphael e Crowley, sono magistralmente interpretati, rispettivamente, da Michael Sheen e David Tennant.

Il primo ha sempre dimostrato una straordinaria capacità immersi a in ogni ruolo che abbia interpretato, per nulla estraneo a calarsi nei panni di personaggi derivanti dal mito, dal capo della resistenza licantropa, Lucian, in Underworld, al vampiro Aro nella terribile saga cinematografica di Twilight. Senza che però ci di dimentichi del suo memorabile Zhus in Tron- Legacy. Sul secondo non c’è molto da dire. Tennant interpreta il suo Crowley nella maniera più istrionica possibile: un demone troppo affascinato dalle comodità del mondo umano, infido eppure rassicurante, in un modo quasi perverso. A colpire particolarmente è il rapporto tra i due: un’amicizia impossibile, che si consuma in maniera naturale, senza che nessuno dei due riesca ad ammettere il legame che lo unisce all’altro, fingendo che il loro sodalizio sia dettato dalla necessità di fermare l’imminente venuta dell’Anticristo.

Follia made in UK

Queste prime due puntate sono indicative di un prodotto ben confezionato, ben diretto e, soprattutto, di un omaggio sopraffino da parte di Gaiman al collega e amico Pratchett. È emblematico infatti che prevalga l’ironia del creatore di Mondo Disco, quando a scrivere il teleplay dei primi due episodi è stato Gaiman stesso, come se avesse voluto sottolineare i momenti in cui era più evidente lo stile di Pratchett che si poteva ravvisare nel romanzo. Non solo. Anche se, di fatto, la serie è tratta da un romanzo scritto da due autori molto particolari, è incredibile quanto sia forte, nella trasposizione, l’influenza di un altro grande scrittore britannico, scomparso prematuramente parecchi anni fa: Douglas Adams.

Il gusto per l’assurdo e la gestione di una trama assolutamente folle e ingarbugliata è senza dubbio un’eco del visionario creatore di Guida Galattica per Autostoppisti e di un personaggio meraviglioso come Dirk Gently (alla cui serie ispirata al romanzo si rifà, narrativamente, anche Good Omens). Insomma, tutti questi accostamenti possono far capire quanto bene promette questa nuova serie originale di Amazon Prime Video, che in questi due episodi rende ben chiaro anche l’impegno nella regia, che in più di una scena risulta estremamente coinvolgente e anche poco televisiva, ma più cinematografica.

Come al solito è giunto però il momento della menzione speciale, anzi: delle menzioni speciali. La prima riguarda una chicca gradita, ovvero la presenza di Frances McDormand, star di film come Fargo e Tre Manifesti a Ebbing, Missouri, come voce narrante. Se poi chi narra è Dio, non si può che pensare ad Alanis Morrisette, che nel geniale Dogma di Kevin Smith (il quale non ha mai fatto mistero di essersi ispirato in parte anche a Good Omens nell’immaginare il suo film) interpretava proprio l’Altissimo. O l’Altissima, se preferite.

La seconda è la presenza di John Hamm nei panni dell’Arcangelo Gabriele, con la sua solita eleganza disinvolta.

Ma questo è solo l’inizio, sicuramente ci sarà di che discutere una volta conclusa la prima stagione. E intanto Gaiman sembra averne messa a segno un’altra.

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