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Le avventure del giovane Indiana Jones: vivere la storia con Indy

Dopo la seconda avventura cinematografica di Indiana Jones, il carisma del professore avventuriero era divenuto uno degli elementi più riconoscibili del cinema d’avventura degli anni ’80, generando un grande interesse da parte del pubblico nei confronti di questa figura appassionante, seppur ancora enigmatica. Era quindi necessario esplorare ulteriormente la vita del professor Jones, in un modo totalmente nuovo, una sfida che il buon Lucas era pronto da anni ad affrontare e che prese la forma di una storia televisiva che è diventata leggenda: Le avventure del giovane Indiana Jones.

Alle origini di Indiana Jones

Sin da quando Lucas aveva iniziato a lavorare sul personaggio negli anni ’70 elaborando la sceneggiatura di quello che sarebbe diventato I Predatori dell’Arca Perduta, aveva pensato di espandere il mito del suo eroe, quando ancora si chiamava Indiana Smith. All’epoca, George Lucas aveva pensato ad un background approssimativo per il personaggio, che non approfondisse le sue origini ma si limitasse al suo stile di vita.

Durante la lavorazione dei film, registi e sceneggiatori si rivolgevano spesso a Lucas per avere dettagli sul passato di Indy, in modo da poter dare maggiore spessore al protagonista della saga. Era necessario dare ai creativi delle indicazioni su Indy, rendendo necessario intervento fondamentale per dare concretezza al mito di Indiana Jones.

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Quando si cominciò a lavorare sul terzo capitolo della serie, Indiana Jones e l’Ultima Crociata, Spielberg e Lucas decisero di introdurre qualche elemento del passato di Indy nelle prime scene del film. Per questo capitolo della vita di Indy, venne scelto come interprete il giovane River Phoenix, su consiglio dello stesso Ford che vedeva nel ragazzo una perfetta versione giovanile di sé, complice l’avere lavorato come padre e figlio in Mosquito Coast.

Mentre lavorava a questo passaggio del film, Lucas iniziò a meditare sulla creazione di una serie, dedicata alle avventure passate del giovane Henry Jones Jr. Era il periodo ideale per approfondire la figura di Indy, considerato come la Disney stesse premendo molto sulla figura dell’avventuriero, al punto di realizzare un’attrazione negli Hollywood Studios di Orlando, in Florida. Mentre Disney stava valutando di creare una seconda attrazione dedicata a Indy, Lucas propose l’idea a Spielberg e Ford, che furono entusiasti dell’idea.

Raccontare il giovane Indy

Una volta messo in cantiere il progetto, le idee di Lucas erano molto chiare: dare agli appassionati di Indiana Jones una visione più ampia della vita di questo incredibile personaggio. O come era nelle idee di Lucas

“Per quando sarà finito, avrete una buona fotografia della sua vita tra i cinque e i vent’anni, e quindi tra i trentacinque e quaranta, e quindi tra i novanta e i novantacinque. Quindi avrete quei piccoli scampoli di vita che sono stati documentati”

Per Lucas, era essenziale che la vita di Indy si ricollegasse ad alcuni dei grandi eventi storici che avevano influenzato il mondo nei primi anni del ‘900. Per raggiungere questo scopo, venne creato un team (affidato a Deborah Fine, ricercatrice ufficiale della saga) che avrebbe dovuto realizzare una cronologia che coprisse un arco temporale compreso tra il 1908 e il 1922, in cui fossero presenti i maggior eventi storici del periodo.

Partendo da questa ricerca, si decise di sviluppare la serie in modo originale. Ogni episodio veniva inizialmente programmato prima della stesura della sceneggiatura, partendo dalla location e dalla data storica in cui sarebbe stato ambientato, a cui venivano aggiunti i personaggi storici e le tematiche da affrontare. Gli sceneggiatori lavoravano su un episodio al giorno, riuniti allo Skywalker Ranch, dove provvedevano alla creazione della serie.

Il lavoro di scrittura era arrivato alla stesura di 70 episodi, sotto la guida di Lucas, che voleva intrecciare la serie con gli eventi dei film di Indiana Jones. Sfortunatamente, la serie non andò oltre la seconda stagione, lasciando scoperto quello che sarebbe stato un lungo arco narrativo che avrebbe ricollegato la serie al primo capitolo della saga cinematografica di Indiana Jones.

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La terza stagione, infatti, era ideata per introdurre personaggi già visti al cinema, in modo da approfondire il loro rapporto. Ad esempio, si sarebbe vista la comparsa di Abner Ravenwood, padre di Marion e mentore di Indy, e Renè Belloq, l’archeologo francese al soldo dei nazisti conosciuto in I predatori dell’Arca Perduta. La loro presenza era già stata organizzata e gli episodi erano già stati ideati in ogni aspetto (“Jerusalem, Giugno 1909”, “Honduras, Dicembre 1920”, “Le Havre, 1916” e “Berlino, Agosto 1916”). Questi episodi avrebbero coperto la vita di Indy tra i 21 e i 24 anni, portando a compimento il progetto di raccontare l’avventurosa vita di Henry Jones Jr. prima della sua fama come avventuriero. Sfortunatamente, la serie venne cancellata al termine della seconda stagione, fermandosi ai 21 anni di Indy.

Le Avventure del giovane Indiana Jones completano al meglio il quadro della vita di Indy, ma cambiando radicalmente il metodo narrativo. Il passaggio dal cinema alla serialità televisiva comportava una diversa gestione dei budget e della gestione dei tempi narrativi, una vera sfida per gli sceneggiatori, come ricordò Rick McCallum

“I film sono come una finzione costruita su una persona, mentre la serie era intesa per raccontare la ‘vera’ persona. I film erano principalmente orientati all’azione, avevano una trama semplice: succede qualcosa di incredibile e Indy salva il mondo. Per realizzarli pensavamo: Cosa dovevamo fare per fare andare velocemente le cose per un’ora e mezza? Al contrario, Le avventure del giovane Indiana Jones sono totalmente fondate sull’evoluzione del personaggio. C’è un po’ di azione, ma principalmente si tratta di un ragazzo che scopre la vita, che era una cosa insolita per la televisione globale. Tutto ciò che impara dalle relazioni al cibo, donne, etica e moralità, a come relazionarsi agli altri, lo impara dal resto del mondo, non in America”

Per Lucas, la serie avrebbe dovuto essere una sorta di piccoli film per la televisione, motivo per cui vennero scelti principalmente registi con esperienza di direzione di film, la cui competenza venne usata anche per arricchire le sceneggiature degli episodi. Era importante per la serie che venissero inseriti degli spunti che fornissero un aggancio ai film al cinema, cosa che si ottenne inserendo dei riferimenti come l’ossessione del giovane Indy per l’Occhio di Pavone (il diamante al centro dell’apertura di Indiana Jones e il Tempio Maledetto), o impostando delle trame che non vennero mai ampliamente sviluppati, salvo poi diventare la base per la trama di un film. È di questo periodo, infatti, l’interesse di Lucas per i teschi di cristallo, resi il punto di forza della trama di Indiana Jones e il Regno del Teschio di Cristallo.

Un nuovo modo di raccontare il mito

La novità di questa serie era il modo in cui venivano considerati gli episodi, soprattutto in relazione alla percezione del tempo del medium televisivo e della serialità. Ogni episodio richiedeva di effettuare riprese lontano dagli States, portando la produzione in giro per il mondo, portando il costo a singola puntata intorno a 1.5 milioni di dollari. Per contenere i costi, anziché filmare con pellicola da 35mm si passò a quella da 16 mm.

Mentre la prima troupe lavorava alla giovinezza di Indy, una seconda squadra si occupava di girare le scene finali degli episodi, che vedevano l’Indiana Jones novantenne, interpretato da George Hall, ricordare gli eventi della sua giovinezza. La maggior parte di questi finali richiedeva una giornata di riprese, ed erano girati nei Carolco Studios in Carolina del Nord.

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Alcuni dei finali non videro protagonista George Hall. In alcuni episodi, infatti, al fine di dare maggior appeal alla serie venne chiamato l’Indy ‘originale’, Harrison Ford.

La rilevanza de Le avventure del giovane Indiana Jones si manifestò principalmente sul piano della lavorazione e del modo in cui la realizzazione della serie cambiò il modo di Lucas di intendere la realizzazione di un film.

L’accoglienza per la serie, infatti, fu piuttosto timida, nonostante i nomi forti coinvolti. Pur appoggiandosi ad una promozione collegata con alcuni nomi forti, come Pizza Hut e McDonald’s, o sfruttando la commercializzazione delle VHS di Indiana Jones e l’Ultima Crociata inserendo un promo della serie, Le avventure del giovane Indiana Jones non riscontrarono grande successo. A poco valse anche il supporto dello stesso Ford che sostenne

“Questo spettacolo per quanto mi riguarda è la cosa migliore per la televisione, e non lo dico per la mia connessione con Indiana Jones”

Lucas, secondo quanto disse Rick MacCallum, considerava la serie il lavoro che lo divertì maggiormente in tutta la sua carriera. L’esperienza maturare nel girare Le avventure del giovane Indiana Jones cambiò il modo in cui Lucas percepiva la creazione di un prodotto di intrattenimento, al punto che iniziò a pensare di realizzare una serie live action di Star Wars. Un principio di idea che in seguito divenne la base su cui venne poi sviluppato La minaccia fantasma, il primo capitolo della trilogia prequel di Star Wars.

Se volete scoprire i primi passi di un giovane Indiana Jones, vi consigliamo di recuperare il primo cofanetto de Le avventure del giovane Indiana Jones