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Mad Max, chi è l'Uomo dopo l'Apocalisse

L'apocalisse mette l'uomo a confronto con la scarsità di risorse e di conoscenza. Nei film di Mad Max questo significa una violenza grafica potente ma mai gratuita. Il regista riesce a narrare e a creare un mondo usando pochissimo il parlato.

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Avatar di Valerio Pellegrini

a cura di Valerio Pellegrini

Pubblicato il 14/04/2017 alle 11:54
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retrocult

Non sembra tanto difficile costruire un universo narrativo post-apocalittico. La fine del mondo si aggira indisturbata nell'immaginario perché è un contesto ben radicato in paure ataviche e universali. Con sfumature sovrannaturali o tecnofobiche, il gioco della sopravvivenza è ormai un meccanismo ben rodato. Lo dimostrano, ancora oggi, serial di successo come The Walking Dead.

Interceptor   Il guerriero della strada Mel Gibson foto dal film 3 big

A partire più o meno da La notte dei morti viventi (1968) in poi i meccanismi della fantascienza distopica e del fantastico survivalista hanno cominciato a piantare le tende. Ma il primo a utilizzare le cronache del dopo-bomba per costruire una vera e propria casa dotata di solide fondamenta e mura tostissime è stato il cineasta australiano di origini greche George Miller (nome d'arte di Goerge Miliotis) con la sua saga di Mad Max.

Leggi anche The Walking Dead: zombie sul piccolo schermo

Interceptor

Interceptor (Mad Max è il titolo originale) è il primo episodio che nel 1979 ha lanciato la carriera del suo regista e del suo giovane attore protagonista Mel Gibson. È la storia di Max Rockatansky ex-poliziotto che combatte bande di stupratori e sciacalli in un mondo in cui solo i folli possono vivere senza sensi di colpa.

In questa prima pellicola George Miller pone una forte enfasi sulla violenza nelle strade. Sembra quasi paradossale cercare di drammatizzare vendette e incidenti stradali in un contesto così fortemente segnato dalla morte e dalle catastrofi ecologiche. Eppure nelle tante riprese in soggettiva, sempre pronte a catturare il punto di vista di un guidatore, Miller riesce a far intuire il senso barbarico e folle di un mondo nuovo basato sull'aggressività meccanica e su schemi di violenza che ricordano uno strano incrocio tra western e medioevo.

interceptor by tomasoverbai d8udlka

Quando crollano civiltà e ordine costituito non vince chi riesce a costruire comunità pacifiche o a coltivare la terra con successo; vince chi riesce ad appropriarsi delle ultime armi da fuoco rimaste, chi riesce a procurarsi della benzina, chi riesce a spostarsi velocemente su mezzi blindati. Duelli tra auto e moto su strade deserte e polverose illustrano la vita quotidiana in quello che cinicamente quasi tutti noi definiremmo un credibile post-apocalisse. Cowboy che si confrontano in showdown meccanici.

Immagine

Giostranti medievali che incrociano le loro traiettorie definendo codici sempre nuovi di (dis)onore.Su tutto, in sottofondo, riecheggia l'ultraviolenza post-modernista e nichilista di Arancia Meccanica. I duelli e gli inseguimenti costituiscono il motore action del film e hanno un forte debito nei confronti di Duel (1971, Steven Spielberg) e (curiosa ammissione dello stesso regista) Come vinsi la guerra (The General, 1926, di Buster Keaton).

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