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Murderbot – I Diari della Macchina Assassina, recensione: le avventure di un’insolita IA


Murderbot – I Diari della Macchina Assassina

L’evoluzione del ruolo delle intelligenze artificiali nel racconto fantascientifico è uno degli aspetti più appassionanti di questo genere letterario. In principio, fu il robot ‘cattivo’, poi riabilitato da una visione meno negativa grazie alla rivoluzione robotica inaugurata da Asimov, ma la vita artificiale nella fantascienza ha sempre dovuto confrontarsi con una certa durezza da parte degli organici. Senza andare a scomodare grandi dualismi cinematografici, come Blade Runner o 2001: Odissea nello spazio, la tendenza delle intelligenze artificiali a cercare una propria definizione sempre maggior rilevanza, come dimostra Murderbot – I Diari della Macchina Assassina, raccolta di racconti di Martha Wells edito da Mondadori.

Murderbot si colloca, come dicevamo, all’interno di quel filone narrativo in cui le intelligenze artificiali smettono di esser semplici oggetti ma assurgono ad entità senziente, con tanto di emozioni e pulsioni. Martha Wells interpreta questo spunto narrativo con uno spirito nuovo, adattando le tematiche morali ad un personaggio che mostra degli innegabili tratti umani. Al centro del ciclo di racconti di Murderbot, infatti, abbiamo una SecUnit, una forma di vita artificiale con alcune componenti organiche, il cui compito è garantire la sicurezza degli umani a cui è assegnata.

Murderbot – I Diari della Macchina Assassina: l’intelligenza artificiale che non ti aspetti

A sconvolgere quella che dovrebbe essere una vita monotona e priva di slanci, è il fallimento di una missione a cui è assegnata questa unità. Una vera e propria strage, che sembra esser stata dovuta ad un suo malfunzionamento che la ha spinta a sterminare una spedizione che era incaricata di proteggere. Per correggere questo errore di sistema, la SecUnit era stata contrassegnata per una totale cancellazione delle proprie memorie, ma prima che questo fosse possibile l’unità ha compiuto un’operazione ritenuta impossibile: si è hackerata, aggirando i controlli che la rendevano un oggetto.

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E la SecUnit è divenuta senziente e libera. Come direbbe un suo celebre antenato, ‘Io non ho fili eppur sto in piè’, condizione totalmente nuova per la SecUnit che le consente di comportarsi come individuo, senza obblighi verso nessuno. Per la Wells questa diventa l’occasione per coinvolgerci nel viaggio della SecUnit alla scoperta delle interazioni umane, assistendo ad un divertente apprendimento delle norme sociali che sembra rispecchiare una versione meno poetica del percorso di crescita di un bambino.

Un obiettivo che in Murderbot viene raggiunto grazie ad un’interessante scelta narrativa: il racconto diretto. A narrarci le imprese della SecUnit ribelle, infatti, è la stessa protagonista, che ci svela così non solo le sue rocambolesche avventure, ma anche le sue sensazioni e le sue emozioni. Perché nonostante sia quasi totalmente una macchina, l’unità di sicurezza liberandosi dal giogo della programmazione si scopre incredibilmente umana.

Dotata di un senso dell’umorismo unico e a tratti inquietante, la SecUnit si trova a dover interagire con gli umani che ha sempre servito in una nuova dimensione personale. Ubbidire agli ordini ora è una scelta, ma la società futura in cui vive non contempla le intelligenze artificiali libere, salvo rare eccezioni, e questa sua particolarità deve essere gelosamente custodita. Un segreto che, inizialmente, viene conservato facilmente dalla SecUnit, che non nutre particolare stima per gli organici e preferisce isolarsi per seguire le sue serie preferite (esatto, è una serie-dipendente).

Il tocco di classe della Wells è l’avere reso la sua protagonista molto umana nelle sue passioni e, soprattutto, nei suoi difetti. Pur considerarsi distaccata dal consesso umano, la SecUnit risulta essere ben tratteggiata nel suo arco emotivo, che emerge nettamente nella narrazione grazie ad un percorso evolutivo che si dipana durante il suo peregrinare per la galassia.

L’umanità futura ha conquistato le stelle e dato vita ad una società corporativa che ricorda i dettami del cyberpunk, in cui gli interessi dei grandi conglomerati economici dettano legge, andando a impattare pesantemente sulla vita dei membri meno potenti della società. Una dinamica sociale che la protagonista di Murderbot sperimenta sulla propria corazza, visto che la disavventura che la ha resa tale ha origine proprio da tale prassi.

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In Murderbot – I Diari della Macchina Assassina assistiamo a esperienze della SecUnit che sono però parte di un più ampio racconto: la ricerca della verità della strage in cui è stata coinvolta la SecUnit. La trama verticale dei singoli componenti del ciclo, infatti, origina dal viaggio dell’unità di sicurezza per la galassia, un’odissea per stazione di scambio e siti minerari che ha come filo conduttore il ricostruire i passaggi essenziali della vita di questa creatura robotica.

Tramite queste tappe del proprio viaggio, la SecUnit ha modo di imparare a confrontarsi con gli umani e con altre intelligenze artificiali, sviluppando una propria personalità. La Wells è impeccabile nel rendere la sua personalità attraverso la narrazione diretta, inserendo espressioni idiomatiche e lasciando trapelare una sempre maggior evidente personalità della SecUnit. Dal nascondersi dietro la corazza che le oscura il visto, infatti, la protagonista inizia a vincere la sua ritrosia nel mostrare questa sua unica parte del corpo umana, utilizzandola anzi come un modo per comunicare non solo verbalmente con umani e altre entità artificiali.

Un’intelligenza artificiale incredibilmente umana

Se nel primo racconto del volume edito da Mondadori, Allarme Rosso, si ha la sensazione che la narrazione sia improntata ad un eccessivo dinamismo, già dall’incipit del secondo capitolo, Condizione Artificiale, appare chiaro come la Wells abbia piena consapevolezza della sua creatura, utilizzandola anche per darci un punto di vista privilegiato di un universo fantascientifico ben caratterizzato. D’altronde parliamo di un’autrice con all’attivo storie ambientate in universi noti come Stargate e Star Wars, e con in bacheca alcuni tra i più prestigiosi riconoscimenti della letteratura fantascientifica.

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La caratterizzazione del personaggio e della galassia in cui si muove sono perfetti, rendendo Murderbot – I Diari della Macchina Assassina una lettura fantascientifica intrigante. Inseriti nelle vicende della SecUnit abbiamo anche temi morali di forte impatto, come l’interazione uomo macchina, la sessualità non binaria e la ricerca del sé, che diventano parte integrante del motore della storia. Si tratta di tematiche che stanno assumendo una certa rilevanza nella fantascienza moderna, come dimostrato dalla Trilogia del Radch, ma che richiedono una trattazione che sia al contempo rispettosa e non forzata. La Wells riesce a trovare il giusto equilibrio tra queste componenti, dosando con sensibilità ironia, disperazione e una certa ansia da parte della sua eroina.

Murderbot – I Diari della Macchina Assassina è un volume appassionante, che raccoglie un arco narrativo con protagonista una creatura che si evolve, cerca spasmodicamente nel proprio passato le fondamenta su cui costruire il proprio futuro. Pur presentando qualche calo di tono in alcuni passaggi, i racconti della Wells sono un esempio di buona fantascienza, capaci di gettare le basi di un universo futuro promettente che ha ancora molto da offrire. D’altronde, la SecUnit non ha ancora finito di vedere la sua serie preferita.

Murderbot – I Diari della Macchina Assassina


Murderbot - I Diari della Macchina Assassina è un avvincente ciclo di storie in cui un'insolita IA affronta il suo passato con un piglio decisamente umano. Ironica, emozionante e avventurosa, la saga di Martha Wells è una lettura fantascientifica ricca di fascino

Pro

  • Protagonista perfettamente realizzata
  • Ambientazione classica ma ben definita
  • Interazione tra i personaggi scandita al meglio

Contro

  • Alcune domande restano senza risposta