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Cyberpunk: alle origini di cybercowboy e street samurai

Con l’arrivo di Cyberpunk 2077 sembra essersi riacceso l’interesse per uno dei contesti fantascientifici più iconici di sempre: il cyberpunk. A cavallo tra anni ’80 e ’90, il cyberpunk ha vissuto il suo momento di massima gloria, andando a manifestarsi in diversi ambiti, dalla letteratura, suo luogo d’origine, sino al cinema, il cupo futuro abbagliato dai neon delle megalopoli cyberpunk si è mostrato in diversi modi.

Solitamente, parlando di cyberpunk letterario si identifica la parternità di questa corrente fantascientifica due autori in particolare, William Gibson e Bruce Sterling (che abbiamo incontrato a Lucca Comics & Games 2019).

Ma come è nato il cyberpunk?

Le origini del Cyberpunk

In realtà, i due autori americani non hanno propriamente creato il cyberpunk, ma hanno piuttosto codificato in un preciso contesto letterario quelli che erano elementi già visti in una cera modalità di scrivere fantascienza.

Le radici della cultura cyberpunk possono trovarsi anche in opere di autori insospettabili come Huxley o George Orwell, che avevano iniziato a vedere nei nuovi ritrovati tecnologici un pericoloso abuso per il controllo delle masse.

Tutte queste correnti letterarie continuarono a svilupparsi, anche sotto la guida di editori che diedero ai propri scrittori spazio di manovra, stimolandoli, dando vita nei primi anni ’60 al movimento della New Wave. Capisaldi di questa tendenza furono proprio la maggior rilevanza dello sviluppo tecnologico ed il suo ingresso massiccio nella quotidianità, toccando anche elementi di natura economica legati a questa diffusione e al potere sociale che questa diffusione comportava. Questo particolare aspetto venne anche declinato nell’accezione di isolamento e mutamento della percezione della realtà, rapportata anche al nascente uso di droghe, utilizzati da alcuni scrittori, come gli esponenti della Beat Generation, come mezzo per espandere le proprie sensazioni.

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All’interno di questa evoluzione fu Philip Dick ad esser un vero pioniere. Nei suoi racconti brevi, in particolare, Dick cercò di presentare la società americana del periodo, intrecciandola ad una visione futura in cui emergono sempre più le forti pressioni di conglomerati industriali e la continua ingerenza della tecnologica, come la sempre più evoluta informatica, all’interno della vita quotidiana. Non è un caso siano tematiche come la coscienza del sé, il contrasto tra spirituale e tecnologica ad essere al centro di uno dei suoi romanzi più noti, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?, che sarebbe poi divenuto la base di uno dei film che avrebbero scritto la storia della fantascienza cyberpunk al cinema: Blade Runner.

A dare ulteriore spessore a queste suggestioni, fu Ballard. La sua idea di fantascienza era più virata ad una sinergia tra l’umanità die personaggi ed una narrazione che si spingesse a trovare un equilibrio tra le componenti biologiche e le psicologie sintetiche. Il fine ultimo, era la ricerca di una convergenza tra umano e sintetico, evolvendo l’interazione tra uomo ed intelligenza artificiale, spostando la relazione paritaria tra umani e robot avviata dalla narrativa di Asimov verso un’interazione più intima, votata ad un’integrazione.

Gli scrittori citati avevano la tendenza ad affrontare il mondo contemporaneo rielaborandolo sotto un’ottica futura, introducendo nuovi spunti, come l’interazione uomo-macchina o un nuovo di percepire l’umanità, espandendone le sensazioni attraverso diversi stimoli, dalle droghe sintetiche al supporto tecnologico.

In questa fase embrionale del cyberpunk compaiono, seppure in forma abbozzata, quelle che saranno in seguito i puti cardine della cultura cyberpunk, come indicati anni dopo da Lawrence Peterson, storico editor della rivista di fantascienza Nova Express

“I personaggi tipici del cyberpunk sono dei reietti, emarginati alienati che sopravvivono al limitare della società, in futuro solitamente distopico in cui la vita giornaliera è stravolta da una rapido ed invasivo avanzamento tecnologico, una onnipresente rete telematica di interazione computerizzata e invasive modifiche tecnologiche del corpo umano”

Bisogna però aspettare i primi anni ’80 per assistere alla nascita del nome cyberpunk.

Nel 1983 lo scrittore Bruce Bethke utilizza il termine cyberpunk per un proprio racconto. In seguito, cyberpunk divenne un termine diffuso grazie Gardner Dozois, che lo utlizzò per i suoi editoriali sulla rivista Isaac Asimov’s Science Fiction Magazine. Quando il termine divenne popolare, Bethke rivelò che la nascita della parola coniugando due liste di parole, una ispirata alla tecnologica (da cui deriva i cyber, l’elemento legato alla nascenti reti telemtiche) e una dalla sfera sociale (punk, seguendo quelle che erano le tendenze sociali del periodo).

In questa fase, il cyberpunk ha trovato un nome per cui farsi riconoscere dagli appassionati, ma è ancora privo di una struttura consolidata, un canone narrativo a cui devono attenersi scrittori e narratori.

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Le prime suggestioni, come uno spazio digitale interconnesso o i giganteschi agglomerati urbani,  di quello che diventò il cyberpunk, per come lo conosciamo oggi, comparvero per la prima volta nei primi racconti di William Gibson, come Johnny Mnemonico o La notte che bruciammo Chrome.  Il punto focale della costruzione di un’identità narrativa viene ricondotto ad un romanzo che inizia con una frase divenuta iconica

Il cielo sopra il porto era del colore di uno schermo televisivo sintonizzato su un canale morto

Con queste parole, William Gibson apre il suo Neuromante, il romanzo uscito nel 1984 che ha reso il cybepunk un fenomeno di rilevanza mondiale. L’importanza di Neuromante risiede nell’esser il primo esempio di lettetatura cyberpunk in cui viene utilizzato il concetto di cyberspazio nell’accezione che poi diverrà il caposaldo di questa correten letteraria. Gibson, in questo romanzo, elabora il concetto dei deck, dei ricordanti e dei cybercowboys, dando vita alle basi dell’immaginario cyberpunk che poi troverà incarnazione anche in fumetti, giochi di ruolo e cinema.

A questo sforzo di Gibson, si aggiunse una raccolta di racconti di Sterling, Mirroshades, in cui viene espansa in particolare l’interazione tra uomo e macchina, andando a rendere canonica la presenza degli innesti cibernetici.

Il futuro del mondo secondo il cyberpunk

Il mondo futuro al centro dell’immaginario cyberpunk è una società distopica, in cui la tecnologia è diventata una presenza centrale nella vita quotidiana. Dai potenziamenti cibernetici al cyberspazio, tutto ciò è che carne è compenetrato da componenti tecnologici, creando una sorta di sudditanza da parte delle fasce di popolazione più povera, che per mantenere questa simbiosi è disposta a tutto.

Il controllo della tecnologia è una delle forze motrici della società futura. Saldamente in mano alle zaibatsu, le megacorporazioni, la tecnologia è la fonte di potere, politico e sociale, del mondo cyberpunk. Tramite di essa, le megacorporazioni controllano governi, corrompono forze di polizia o esercitano la propria visione di legge tramite milizie private.

Come facilmente intuibile, si tratta di un futuro cupo e violento. I colori dominanti sono cupi, contrastanti dalla violenza dei neon multicolore che illuminano le immense città, come lo Sprawl, un intricato e esteso conglomerato urbano che in ingloba New York, Boston e Washington. In questi ambienti degradati e violenti, si muove una serie di figure che cercano di sopravvivere, in modo più o meno lecito, dai cybercowboys, pirati informatici che vivono navigando la Matrice, ai samurai di strada, muscoli a pagamento con un particolare codice d’onore.

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All’interno della cultura cyberpunk è forte la componente giapponese. La cultura nipponica è così presente in quanto, nel periodo in cui veniva formalizzato il canone del cyberpunk nelle opere di Gibson e Sterling, la produzione tecnologica giapponese stava iniziando ad invadere il mercato americano, facendosi notare per la sua superiorità rispetto alla produzione statunitense. Gli autori, all’epoca, teorizzarono che questa influenza del Sol Levante sarebbe stata sempre più massiccia, arrivando quindi ad idealizzarla come la forza trainante dell’evoluzione tecnologica e sociale, motivo per cui i ‘cattivi’ delle storie cyberpunk spesso sono gruppo industriali giapponesi o memebri della Yakuza, la letale mafia giapponese.

Parlare di cyberpunk senza entrare nel merito dell’interazione con intelligenze artificiali e interazione uomo-macchina è impossibile. Al centro della cultura cyberpunk, la presenza di esseri umani potenziati da innesti cybernetici è normale. Specialmente nel sottobosco criminale in cui sono ambientate gran parte delle storie cyberpunk, questi umani potenziati sono figure presenti, al pari dei temerari surfisti della rete, i cyber-cowboy. Aiutati da innesti cibernetici che consentono loro di interagire con la Matrice trasferendo la propria coscienza nel mondo digitale, questi hacker sono spesso al centro di furti di informazioni ed attacchi informatici con bersaglio le grandi corporazioni.

Il cyberpunk nella realtà odierna

Dalla canonizzazione del cyberpunk ad oggi, sono passati ormai più di trent’anni, un lasso di tempo tale che l’avanzamento tecnologico ha consentito di avvicinarsi, in un certo senso, all’ideale proposto dalle storie. Se nei primi anni ’80 l’idea di una rete globale era ancora un’idea in sviluppo, oggi è una presenza quotidiana, così come gli innesti cibernetici ipotizzati all’epoca hanno trovato una realizzazione nelle protesi mediche, sempre più specifiche ed evolute.

Movimenti culturali come il transumanesimo, che ventilano una sempre maggiore interazione tra uomo e macchina, possono esser visti come una sorta di manifestazione nella vita reale delle idee che spinsero Gibson, Sterlin ed altri a creare questa complessa ambientazione fantascientifica.

Se da un punto di vista scientifico alcune delle suggestioni del cyberpunk hanno trovato una certa realizzazione nella nostra quotidianità, fortunatamente abbiamo scampato la creazione di una società cupa e opprimente come quella ipotizzata dal cyberpunk.

Se volete intraprendere un viaggio alla scoperta della narrativa cyberpunk, il punto di partenza ideale è il romanzo di William Gibson Neuromante