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Red Notice: una rapina da 200 milioni per Netflix

Il più costoso film prodotto da Netflix. È stata presentata così Red Notice, la nuova produzione originale del servizio streaming di Reed Hastings, con una pompa magna che ha fatto subito pensare a un film ad alto budget, di quelli che solitamente, in altri tempi, avremmo definito blockbuster da sala. Le altre proposte di Netflix uscite in questi giorni, da The Harder They Fall ad Arcane, sembravano quindi destinate a venir soppiantate da cotanta maestosità, esaltata dalla presenza di tre nomi di spessore come Dwayne ‘The Rock’ Johnson, Ryan Reynolds e Gal Gadot, eppure, dopo la visione in anteprima di Red Notice, ci è rimasta qualche perplessità.

Red Notice

Chiariamoci, sin dal trailer Red Notice non mira ad essere il nuovo The Irishman, quando a sfruttare la oramai consolidata fama di Johnson e Reynolds come interpreti di action movie, per quanto declinati in diversi atteggiamenti. Se da un lato l’ex lottatore si è cucito addosso il ruolo di gigante buono, animato da un umorismo contenuto fatto di ammiccamenti e pose da macho, l’attore canadese sembra avere totalmente assorbito nella sua recitazione i tratti tipici del suo ruolo più note, Deadpool: umorismo rapido e dissacrante. Johnson e Reynolds hanno già avuto modo di testare brevemente questa loro dinamica in alcune scene di Hobbs & Shaw, spin off di Fast & Furious, ma reggere un intero film, un buddy movie in cui la loro sinergia è il fulcro narrativo è tutt’altro discorso.

Red Notice: una rapina a tre

Una sfida che gran parte dell’establishment hollywodiano vedeva come vinta, se pensiamo che la sceneggiatura di Red Notice è stata a lungo contesa, prima che la Universal la conquistasse, incassando poi anche il supporto di Netflix, visto i costi di produzione sempre più alti. Per fare un paragone, The Irishman di Scorse era costata 160 milioni di dollari, mentre la pellicola diretta da Rawson Marshall Thurber ha fatto cifra tonda su 200 milioni. Scelta coraggiosa? Sicuramente. La scommessa ha pagato? Dipende dai punti di vista.

red notice

Se siamo in cerca di un action movie senza pretese, che non si discosta da una certa tradizione avventurosa, non possiamo lamentarci. D’altronde, se uniamo archeologia, inseguimenti da heist movie e una dinamica ‘insieme per forza’, possiamo definire Red Notice come un film riuscito.

A partire dal suo incipit, che vede tre misteriose e preziose uova d’oro, ricordo del tragico amore di Cleopatra e Marco Antonio, al centro di una caccia al tesoro che porta il più famoso ladro del mondo, Nolan Booth (Ryan Reynolds) a girare il mondo per compiere l’incredibile impresa di ricomporre il terzetto. Sulle sue tracce si mette John Hartley (Dwayne Johnson), che dopo averlo catturato viene incredibilmente accusato da un’agente dell’Interpool, Das (Ritu Arya) di essere in realtà in combutta con Booth. L’accusa nasce quando si scopre che l’uovo confiscato a Booth durante la cattura e affidato a Hartley è in realtà un falso, cosa che mette l’agente dell’FBI in cattiva luce. Ingiustamente accusato, Hartley finisce con Booth in un carcere di massima sicurezza nelle impervie montagne russe, dove scopre che dietro la sua caduta in disgrazia c’è l’Alfiere (Gal Gadot), ladra intenzionata a recuperare le tre uove dietro commissione di un ricco uomo d’affari egiziano.

Come facilmente intuibile, questo terzetto, dopo un’iniziale diffidenza, si trova forzatamente a collaborare. Inseguimenti scatenati, fughe rocambolesche e battutine non mancano, offrendo un divertimento oramai collaudato. Forse troppo, considerato che da una produzione con un budget di questa entità ci si aspetterebbe qualcosa di più di un semplice mix di action movie classici, da Indiana Jones a True Lies passando per Il tesoro dei Templari.

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La sensazione, una volta placata la moderata dose di adrenalina di alcune scene di Red Notice, è che Netflix abbia mancato il bersaglio. Quello che, nemmeno troppo velatamente, si presenta come una origin story di un terzetto criminale fallisce proprio nell’aspetto essenziale: dare profondità ai personaggi. Colpa di un’assenza di alchimia tra i tre interpreti, che sembrano non avere trovato la giusta sinergia per risultare credibili.

Soldi ben spesi?

Da un film con The Rock, giustamente, ci si aspetta oramai che il muscoloso attore segua un canovaccio prestabilito, che in Red Notice avrebbe dovuto trovare supporto nella comicità di Reyndols, con il tocco finale della presenza di Gal Gadot. Sfortunatamente, quello che in sceneggiatura sembrava una sicurezza sul piccolo schermo si rivela tutt’altro che avvincente. Per gran parte di Red Notice la strana coppia Booth – Hartley dovrebbe essere il pilastro della trama, ma l’alchimia tra i due attori non scatta, con un Johnson fuori fuoco che non riesce a tenere il ritmo con un Reynolds sempre più rodato come spalla comica, che a tratti ricorda la sua interpretazione in 6 Underground. I rari momenti in cui la loro relazione potrebbe crescere, tramite un trascorso comune, la sceneggiatura crolla sotto il peso di una forzata similitudine sottoforma di complesso rapporto con la futura paterna e una complessiva mancanza di profondità nella caratterizzazione di personaggi che sembrano messi assieme solo per esigenza di casting.

Una situazione poco felice che viene ulteriormente compromessa da una Gal Gadot sempre bellissima ma incolore, che perde ulteriormente di spessore nella rivelazione finale, un plot twist così prevedibile da strappare più un sospiro di sollievo che non un gemito di sorpresa. La Wonder Woman del DCEU ha il ruolo di femme fatale, ma la sua recitazione piatta e incolore non trasmette questo suo ruolo, privandola persino del suo fascino in una scena, pesantemente ispirata a True Lies, che avrebbe dovuto esaltarne il sex appeal, ma che la vede invece impietosamente sconfitta dal ricordo di Tia Carrere.

Red Notice, quindi, sembra non giovare della recitazione di tre attori considerati simboli del moderno aciton movie corale, ma mostra una certa fragilità anche nella resa visiva. Scene acrobatiche che non riescono a nascondere una pochezza stilistica, priva di guizzi personali ma che cerca consistenza in strade già battute da altre pellicole, appellandosi alla fama e all’affetto degli spettatori per i tre protagonisti, Dwayne Johnson in primis. Peccato che questa speranza venga delusa, da cui si salva il solo Reynolds, fedele al suo personaggio ma che non trova in Gadot e Johnson due spalle affidabili.

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Ripensando ai 200 milioni investiti, Red Notice delude. Non tanto gli spettatori, che sapranno accontentarsi di qualche scena d’azione godibile, quanto il servizio streaming, che a fronte di un’ingente spesa si ritrova tra le mani una pellicola anonima, troppo simile ad altri storici film del genere per ritagliarsi una propria rilevanza. Non bastano grandi nomi a dare un’anima a un film, se il cast non trova un’affinità che valorizzi le rispettive qualità, e Red Notice ne è la prova. Un film d’azione scolastico, privo di un’identità che lo faccia ricordare, relegando questi tre ladri a un rapido oblio.