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Rosso Profondo Vol. 1: la recensione de L’Uomo Dimenticato


Rosso Profondo Vol. 1 – L’Uomo Dimenticato
Genere
Horror
Formato
Cartonato
Autore
Tim Seeley, Corin Howell
Editore
SaldaPress

Un insospettabile vampiro che tira avanti lavorando in una stazione di servizio contro una schiera di altri succhiasangue che fanno loro il motto “make America great again“. È Charles “Chip” Ipswich, L’Uomo Dimenticato protagonista del primo volume di Rosso Profondo, serie a fumetti firmata da Tim Seeley e Corin Howell che racconta un nuovo paradigma del vampirismo.

Tra paura e ignoranza, suprematismo bianco e razzismo, una storia di mostri succhiasangue politicamente scorretta declinata negli Stati Uniti di Donald Trump, in cui persino un vampiro può essere il vero salvatore e schierarsi contro l’odio e l’intolleranza. Rosso Profondo è già diventato uno dei nostri fumetti preferiti, e probabilmente lo diventerà anche per voi (a meno che non siate emofobici).

Rosso Profondo

Conosciamoci meglio

In Italia è SaldaPress a portarci il primo volume di Rosso Profondo (Dark Red), intitolato L’Uomo Dimenticato, in un’edizione cartonata la cui copertina è realizzata da Aaron Campbell. La serie a fumetti porta la firma di Tim Seeley e Corin Howell, due nomi attivi nel panorama fumettistico con diversi lavori.

Seeley è uno sceneggiatore che non disdegna di dedicarsi anche al disegno, il quale ha lavorato a titoli come G.I. Joe, Transformers, New Exiles, Halloween ed Ex Sanguine; è un autore con una particolare predilizione per il politicamente scorretto e il sangue, che ritroviamo soprattutto nelle sue opere maggiori, ovvero Hack/Slash e Revival, entrambe pubblicazioni Image Comics. Si torna sempre dove si è lasciato il cuore, così anche Rosso Profondo rappresenta un tripudio di violenza e irriverenza e, come vedremo più avanti, esse sono utilizzate in funzione di una critica neanche troppo velata all’attuale clima d’odio diffuso dal sistema di governo statunitense. Ci piace? Sì, parecchio.

Rosso Profondo

La sua compagna di viaggio in questa storia di vampiri è Corin Howell, disegnatrice le cui illustrazioni sono contenute in fumetti quali Transformers, Ghostbusters, The Girl in the Bay e Calamity Kate. La passione per i manga è ben evidente ne L’Uomo Dimenticato e radicata in quest’artista, che ad AfterShock (editrice americana di Rosso Profondo) ha dichiarato:

Da bambina, volevo leggere manga tutto il giorno (e i fumetti dei TRANSFORMERS – esatto, sono appassionata di robot giganti trasformabili) e non avevo praticamente mai letto fumetti americani o di supereroi. Perciò, le mie chine, i primissimi piani, le linee cinetiche si rifanno allo stile dei manga. Adesso, ovviamente, ho anche altre fonti di ispirazione in termini di narrazione (fumetti francesi, animazione, fumetti horror e altro), ma i manga hanno sicuramente avuto un’influenza maggiore.

Una coppia di autori che si ritrova nella passione per l’horror e l’illustrazione di belle fanciulle, realizzando un fumetto con tutte le carte in regola per imporsi nel panorama con la sua cifra stilistica, fatta di vampiri brutti e razzisti, morti truculente e irresistibili donnine. Rosso Profondo è tuttavia molto più di questo: è un veicolo di riflessione matura e ragionata. Vediamo insieme perché.

Hello, my name is Chip

Una stazione di servizio a Fall’s End, uno di quegli angoli d’America in cui vivono quattro gatti (perlopiù bifolchi), le fabbriche chiudono e la disoccupazione è alle stelle, mentre la corruzione morale porta ad una costante immobilità fatalista. Questo è il luogo in cui lavora Charles Ipswich, detto Chip: un uomo apparentemente comune che in realtà di comune non ha proprio nulla. È infatti un vampiro, che ogni giorno deve arrancare a lavoro per ultimare il suo turno di notte e non finire fritto dai raggi del sole all’alba.

Rosso Profondo

La sua routine è fatta di pavimenti da pulire e sangue di cui nutrirsi dall’amica Evie, una giovane per metà nativa americana e “pasto” consenziente di Chip a causa di una patologia. La quotidianità di Chip viene sconvolta dall’arrivo di alcuni vampiri, suoi simili che lo ritengono il “prescelto” per portare un nuovo ordine negli Stati Uniti a partire da Fall’s End, uno degli epicentri da cui iniziare a riconquistare la sovranità americana nel paese. Come? Vampirizzando ogni individuo bianco e nutrendosi di chi appartiene a etnie o religioni “diverse”.

Per Chip, anonimo lavoratore dimenticato da Dio ed ex soldato americano che ha combattuto la Seconda Guerra Mondiale, è l’inizio di uno scontro all’ultima goccia di sangue. Contro i nuovi nazisti che intendono invadere il paese facendosi largo a suon di canini: per difendere la propria terra e salvare la donna che ama.

Il vampiro di cui abbiamo bisogno ma che non meritiamo

Con Rosso Profondo, Tim Seeley e Corin Howell ci fanno sperimentare un nuovo paradigma del vampirismo, sia per quanto riguarda i “buoni” che i “cattivi”. Da un lato abbiamo i vampiri antagonisti, capitanati dal raffinato e impettito Victor Varney e dalla caucasica e impudica Kamille Kaczmarek. Moderni nosferatu di cui sarebbe meglio non vedere il reale aspetto mostruoso, che ben riflette la malvagità di cui sono portatori, dal momento che incarnano uno dei peggiori mali contemporanei: il nazismo.

Rosso Profondo

A Fall’s End gli abitanti tirano a campare; le fabbriche chiudono per riaprire oltreoceano dove la manodopera costa meno; nella stazione di servizio in cui Chip lavora fanno mostra di sè i cappellini col motto prediletto di Trump. La paura, il razzismo, l’odio per chi “ruba il lavoro e le donne” sono i sentimenti dominanti. È così che riescono ad installarsi i vampiri che sfoggiano svastiche e sieg heil a tutto spiano: facendo leva sulla pancia del popolo, la rabbia che sobbolle tra la gente, il desiderio di rivalsa su chi si è appropriato della terra pur non essendone “degno”. Attenzione però a considerare questi cattivi in maniera semplicistica alla stregua dei soldati di nero vestiti appartenenti al regno di Hitler.

I vampiri di Seeley e Howell sono più nello specifico quei sostenitori alt-right che si fomentano di discorsi antiliberali incentrati sul suprematismo bianco. Siamo in quell’America di Trump in cui un muro che possa dividere nord e sud acquisisce più importanza di qualsiasi altra questione: il clima d’odio è palpabile e avevamo avuto un approccio  analogo alla situazione con il terrificante Discesa all’Inferno di Garth Ennis e Goran Sudžuka, tuttavia Tim Seeley e Corin Howell “ci arrivano” in maniera differente. Il metodo è più schietto e diretto e i loro nuovi vampiri rappresentano la metafora perfetta: orribili creature succhiasangue che intendono nutrirsi della linfa vitale per restituire un’ideologia in grado di creare un’élite, pura e giusta, fatta di esseri perfetti.

Sul fronte opposto abbiamo però Chip. L’Uomo Dimenticato di Rosso Profondo, che vive in una casetta modesta e fa un lavoro umile, in una di quelle piccole cittadine che già dal nome non ti fanno venir voglia d’andare a viverci. Non appartiene alla borghesia istruita e, tuttavia, sa molte più cose di chiunque altro e ha visto fin troppe brutture nel mondo. Tante da aver acquisito ormai un certo grado di disincanto su qualunque tipo di cambiamento. Almeno in meglio.

Rosso Profondo

Nonostante ciò, non intende utilizzare la propria condizione di vampiro per sopraffare gli altri, non crede di appartenere ad una schiera privilegiata per i poteri di cui è dotato. Semplicemente, sa che la sua libertà finisce dove comincia quella degli altri e chi usa violenza per ribaltare questo concetto, merita di pagare. Benché gli venga offerta l’opportunità di diventare l’eroe dell’élite vampirica, non cede alla tentazione, non si lascia sopraffare dalla paura e dall’odio. E via, di appuntiti ghiaccioli d’acqua santa da utilizzare contro i suoi nemici (altra trovata geniale di questo fumetto).

D’altra parte, lo stesso Seeley nell’introduzione a Rosso Profondo racconta di essersi ispirato al nonno, immigrato negli Stati Uniti che prese parte al secondo conflitto mondiale, per poi tornare a casa e costruirsi una vita.

E, per quanto ne so, fece tutto questo senza provare alcun timore. Ovviamente, come tutti gli uomini, anche lui deve aver avuto paura qualche volta… però non lo ha mai dato a vedere. Non ci si è mai soffermato troppo. Non ha mai usato la paura come scusa per essere cattivo, crudele o intollerante. Perciò, quando ho preso in considerazione l’idea di scrivere una serie a fumetti che fosse anche una metafora della condizione dell’area rurale degli Stati Uniti e della tentazione di trasformarsi in un mostro spietato, ho pensato a mio nonno, cioè un uomo che non ha mai ceduto alla paura o al rancore.

Ben fatto, Corin!

In una serie a fumetti horror e gore come Rosso Profondo ci si aspetterebbe uno stile figurativo piuttosto crudo, dalle linee dure e dalle colorazioni scure che fa dei giochi d’ombra il suo punto forte. Tuttavia non si può non apprezzare il lavoro fatto da Corin Howell, con le sue illustrazioni molto “animate”, plastiche e pulite.

Ogni personaggio è delineato in modi che lo rendono unico: Kamille è una creatura morbida ed eterea (quando non si trasforma in un essere terrificante); Evie è la ragazza del quartiere dall’aria bonaria, scura e formosa; Victor è tutto d’un pezzo, dall’aspetto elegante, il tipo da cui ti aspetti una pugnalata alle spalle insomma.

Rosso Profondo

Si tratta di uno stile che richiama moltissimo quello di Juanjo Guarnido, autore insieme a Juan Dìaz Canales di Blacksad, ma anche quello espressivo e dinamico dei manga: il tutto, supportato in Rosso Profondo dalle belle colorazioni di Mark Englert, piene e incisive, che appaiono talvolta acquerellate.

Discorso a parte per la figura di Chip: non lasciatevi ingannare dalla formidabile copertina di Aaron Campbell, di forte impatto e irresistibile all’occhio, in cui il protagonista sembra avere più l’aspetto di un diabolico Marilyn Manson. Il Chip di Corin Howell è invece più simile a un moderno Gesù, un nuovo messia scelto per portare la parola del male sulla Terra, e che tuttavia non cede di fronte al vampiro tentatore. Provocazione o semplice coincidenza? Quel che è certo è che funziona!

Rosso Profondo Vol. 1 – L’Uomo Dimenticato

Un nuovo modo di vedere i vampiri, sostenitori di un’ideologia alla base dei loro piani malvagi per la creazione di un’élite suprematista in America. Non hanno però fatto i conti con Chip, L’Uomo Dimenticato, il vampiro protagonista di Rosso Profondo. Il primo capitolo della serie a fumetti di Tim Seeley e Corin Howell è semplicemente da leggere.

 

 


Verdetto

Questo nuovo punto di vista sui vampiri si rivela molto interessante, metafora perfetta per descrivere il clima d'odio e paura che dilaga sempre più nella nostra società (e non solo negli Stati Uniti in cui la storia è ambientata). Un'immagine controversa della nostra contemporaneità, un occhio critico su ciò che sta accadendo, attraverso una storia di vampiri sanguinaria e coinvolgente. Il verdetto non può che essere positivo.

Pro

- Un nuovo paradigma del mondo vampirico;
- Una critica politica e sociale che apre a un universo di riflessioni;
- Gore e azione al punto giusto;
- Chip è l'eroe di cui avevamo bisogno ma che non meritiamo
- Bene le illustrazioni di Corin Howell

Contro

- Nessuna nota particolare da segnalare