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Discesa all’Inferno – Vol. 1: Il magazzino, recensione del para-noir di Ennis e Sudzuka


Discesa all’inferno – Volume 1: Il magazzino
Genere
Fumetto
Formato
Copertina Rigida
Autore
Garth Ennis, Goran Sudzuka
Editore
SaldaPress
Collana
Aftershock

Garth Ennis l’ha fatto di nuovo. Discesa all’Inferno è una “avventura” nel thriller più cupo e nichilista à la Punisher, un noir post-moderno che però, stavolta, fa da maschera all’horror puro. Due investigatori, tra True Detective e Mulder & Scully, alla ricerca di colleghi scomparsi entrano nel magazzino che titola il primo volume della saga. Presto, scopriranno di non essere affatto sicuri di poterne più uscirne.

La realtà, inquadrata da Goran Sudzuka con montaggi alternati e inquadrature rubati (con merito) al crime televisivo, è talmente orrorifica da permettere, sempre meno, di distinguere l’incubo materiale da quello soprannaturale. È una lenta discesa, anche qui con riferimento al titolo, che centra il nocciolo della questione. Fin dove può prostrarsi una società corrotta e delinquente, folle e violenta, prima che due garanti della legge, anche loro non certo immacolati, inizino a chiedersi se non si trovino all’inferno?

È una costruzione intelligente del brivido, tra weird e eerie, naturalmente tutta imbevuta di horror. Gli autori assaporano ogni momento, ogni gradino discendente prima che lo spettatore, da un certo momento in poi, mangi la foglia.

Allora le mostruosità si fanno più esplicite. Prima il disegno, la cui sintesi grafica non è delle più spaventose, si astiene volutamente dal mostrare il clou dell’azione, lasciando al lettore l’ingrato compito di riempire lo spazio bianco di sangue e budella.

Poi, invece, si pronuncia e preme l’acceleratore sull’immagine, al meglio delle sue capacità. Collabora in questa direzione anche il colore di Ive Svorcina, di Marveliana memoria.

Il risultato è un pizzico fuori bersaglio. Non aiuta sempre il testo, davvero molto presente. I personaggi sono affetti da una verbosità nevrotica, con dialoghi (oltre che sequenze) all’americana, e ciò fa parte del loro carattere. Se da una parte lo scontro latita spesso più del dovuto, di buono c’è che, quando arriva, non delude. Peccato che, a ogni modo, parte del giudizio si sospenda in attesa dei sequel. La conclusione del primo volume, però, è un cliffhanger non male.

Discesa all’inferno – Volume 1: Il magazzino

Alcuni agenti dell’F.B.I. sono eroici cacciatori di serial killer, altri sono razionali e tenaci detective dell’occulto, ma non Shaw e McGregor, protagonisti di Discesa all’Inferno: Shaw è esperta e disincantata, ha un esaurimento nervoso ed è tormentata dal suo passato. McGregor è ancora un idealista, anche se il mondo sembra impegnarsi al massimo per fargli cambiare idea.


Verdetto

Un cosiddetto para-noir di Ennis, una garanzia anche quando fuori forma, e non lo è. La sintesi dello stile di Sudzuka è pregevole, soprattutto per la regia da crime televisivo che non stacca mai, neanche per un momento. La gestione dei bui e del non visto, anche, puntuale e inquietante, sebbene l’immagine, proprio quando si esplicita, perda un pizzico di carica emotiva. Fate pace con un testo vagamente invadente e avrete ciò che il titolo promette, anche in originale: a walk throug hell.

Pro

- Ennis che parla di uomini violenti e spregevoli puniti da una legge piegata e corrotta.
- Regia da crime televisivo, cupa e nichilista.
- Gestione di inquietudine e paranormale crescente ed equilibrata

Contro

- Colpisce duro, ma non come il miglior Punitore
- Stile grafico efficace, ma potrebbe essere più spaventoso
- È solo il primo volume