Il governo cinese ha lanciato una nuova offensiva nel processo di separazione tecnologica dall'Occidente, prendendo di mira alcuni dei più grandi fornitori di soluzioni per la sicurezza informatica statunitensi e israeliani. Secondo quanto riportato da Reuters, citando due fonti anonime informate sulla questione, Pechino avrebbe ordinato il blocco di questi vendor per timori che i loro prodotti possano essere utilizzati come canali per trasferire informazioni sensibili cinesi verso governi stranieri o entità terze. La mossa rappresenta l'ultimo capitolo di una strategia più ampia di autonomia tecnologica che la Cina sta perseguendo con determinazione crescente negli ultimi anni.
Le aziende coinvolte nel divieto includono nomi di peso assoluto nel settore della cybersecurity: VMware (recentemente acquisita da Broadcom), Palo Alto Networks, Fortinet e l'israeliana Check Point Software. Si tratta di alcuni dei player più rilevanti nel mercato globale delle soluzioni di sicurezza di rete, firewall, protezione degli endpoint e gestione delle minacce avanzate, con una quota di mercato combinata che rappresenta miliardi di dollari in fatturato annuale.
Al momento non è chiaro quali specifiche entità cinesi abbiano ricevuto questa direttiva. Le fonti suggeriscono che la lista potrebbe comprendere grandi corporation statali e uffici governativi, ovvero proprio quegli enti che gestiscono infrastrutture critiche e dati sensibili per la sicurezza nazionale cinese. La natura confidenziale della comunicazione riflette la sensibilità della questione e il livello strategico a cui opera questa decisione.
Un aspetto particolarmente rilevante della situazione è che questo non è un semplice divieto di importazione o di vendita a distanza. Tutti i vendor coinvolti hanno stabilito una presenza fisica significativa in Cina continentale e a Hong Kong, con uffici, centri di supporto tecnico e team di vendita locali. Questo significa che la direttiva potrebbe avere implicazioni immediate e concrete sulle operazioni di queste società nella regione, con potenziali conseguenze su contratti esistenti, assistenza ai clienti attuali e prospettive di business future.
La decisione si inserisce in un quadro più ampio di progressivo disaccoppiamento tecnologico tra Cina e Occidente, accelerato negli ultimi anni dalle tensioni geopolitiche e dalle reciproche restrizioni commerciali. Da un lato gli Stati Uniti hanno imposto controlli sempre più stringenti sull'esportazione di tecnologie avanzate verso la Cina, in particolare nel settore dei semiconduttori e dell'intelligenza artificiale. Dall'altro, Pechino ha risposto con politiche di sostituzione delle importazioni e sviluppo di alternative domestiche in settori strategici come cloud computing, database, sistemi operativi e, appunto, cybersecurity.
Per le aziende di sicurezza informatica occidentali, il mercato cinese rappresenta un'opportunità significativa ma sempre più complessa da navigare. Le normative locali sulla gestione dei dati, le richieste di localizzazione delle informazioni e ora questi divieti selettivi creano un ambiente operativo difficile. Al contempo, la Cina sta investendo massicciamente nello sviluppo di capacità interne di cybersecurity, con vendor locali come Qihoo 360, Sangfor Technologies e altri che stanno rapidamente guadagnando competenze e quote di mercato.