Il mondo dello storage su PC sta attraversando una fase di transizione importante, e Microsoft ha finalmente deciso di fare la sua parte con un aggiornamento che avrebbe dovuto arrivare molto prima. Il driver NVMe nativo di Windows, denominato nvmedisk.sys, era rimasto per anni nell'ombra mentre la tecnologia degli SSD avanzava a ritmi serrati: dalla diffusione del PCIe 4.0 fino agli attuali SSD PCIe 5.0 con velocità sequenziali superiori ai 12 GB/s. Ora, grazie ai test approfonditi condotti da StorageReview, abbiamo finalmente dati concreti su quanto questo driver possa migliorare le prestazioni reali dei sistemi che lo adottano, con risultati che meritano attenzione da parte di chiunque voglia sfruttare al massimo il proprio storage.
Il banco di prova utilizzato da StorageReview non lascia spazio a interpretazioni: due processori AMD EPYC 9754 da 128 core ciascuno (architettura Bergamo), 768 GB di RAM DDR5-4800 e ben 16 SSD Solidigm P5316 da 30,72 TB ciascuno in configurazione PCIe 4.0, per un totale di storage raw che pochi laboratori al mondo possono permettersi. I test FIO sono stati eseguiti su Windows Server 2025 (build 26100.32370), ambiente in cui il driver nativo è già integrato, ma i miglioramenti si trasferiscono anche su Windows 11 tramite modifiche al registro di sistema.
Sul fronte delle prestazioni in lettura, i risultati sono particolarmente significativi. La lettura casuale a 4K registra un incremento del 64,89%, passando da 6,1 GiB/s a oltre 10 GiB/s con il driver nativo. Anche la lettura casuale a 64K cresce del 22,71%, da 74,29 GiB/s a 91,16 GiB/s. Le letture sequenziali mostrano guadagni più contenuti ma comunque apprezzabili: la lettura sequenziale a 128K migliora del 6,65%, raggiungendo 92,56 GiB/s, mentre quella a 64K rimane sostanzialmente invariata entro il margine di errore.
Sul versante delle scritture sequenziali, il driver nativo porta un miglioramento del 12,13% a blocchi da 64K, portando la velocità da 44,67 GiB/s a 50,09 GiB/s. Aumentando la dimensione del blocco a 128K, il beneficio si azzera praticamente del tutto, con i valori che rimangono quasi identici tra i due driver. Questo suggerisce che il driver nativo ottimizza in modo specifico determinati pattern di accesso, senza un vantaggio universale su tutti i carichi di lavoro.
Il quadro sulla latenza è più articolato. Le letture casuali beneficiano in modo netto del nuovo driver: la latenza a 4K si riduce del 38,46% (da 0,169 ms a 0,104 ms) e quella a 64K cala del 13,39% (da 0,239 ms a 0,207 ms). Si tratta di miglioramenti concreti per tutte le applicazioni che dipendono da accessi frequenti a piccoli blocchi, come i database o i sistemi operativi stessi durante l'avvio.
La situazione si inverte, però, per le scritture sequenziali: la latenza a 64K peggiora del 39,85% con il driver nativo, un dato che non può essere ignorato. Passando a blocchi da 128K, il peggioramento si riduce a circa il 12,43%, circa un terzo dell'aumento registrato a 64K. Questo compromesso rappresenta un punto critico per chi lavora con carichi di scrittura intensi, come sistemi di videoregistrazione o server di backup, dove la latenza di scrittura incide direttamente sulla qualità del servizio.
Uno degli aspetti più interessanti, e con implicazioni dirette sul consumo energetico, riguarda il carico sul processore durante le operazioni di storage. Il driver nativo riduce l'utilizzo della CPU in modo costante: le letture sequenziali a 64K calano dal 44,89% al 37,11% (-7,78%), mentre quelle a 128K passano dal 61,56% al 49,56% (-12%). Per le scritture, i risparmi sono ancora più marcati: -12,66% a 64K e -11,11% a 128K. Risorse CPU liberate significa più potenza disponibile per altri processi, un vantaggio tangibile sia in ambito enterprise che, in misura minore, sui PC desktop.
Per quasi quindici anni, lo stack di storage di Windows ha faticato a tenere il passo con l'evoluzione degli SSD, un ritardo che oggi risulta difficile da giustificare considerando la velocità con cui la tecnologia NVMe si è evoluta. Il driver nativo è presente sia in Windows Server 2025 che in Windows 11 25H2, ma Microsoft ha scelto di non abilitarlo per impostazione predefinita, lasciandolo come funzione opzionale attivabile tramite modifiche al registro. La motivazione ufficiale riguarda la necessità di garantire compatibilità più ampia con driver e firmware di produttori terzi, una precauzione comprensibile in un ecosistema frammentato come quello degli SSD consumer.