Nel crocevia tra stampa 3D e mining di criptovalute sta emergendo un progetto che ridefinisce il concetto di doppio utilizzo dell'hardware: una stampante 3D capace di estrarre Bitcoin sfruttando il calore generato dai chip di mining come sistema di riscaldamento del piano di stampa. L'ideatore, noto online come PizzAndy, ha presentato il prototipo in un'intervista rilasciata al podcast Home Mining Podcast, ospitato da Two Sats, rivelando dettagli tecnici e una roadmap ambiziosa che potrebbe interessare sia gli appassionati di stampa 3D che i miners domestici.
Il funzionamento del dispositivo ibrido si basa su un principio elegante nella sua semplicità: i chip ASIC dedicati al mining di Bitcoin, anziché disperdere il calore residuo in modo passivo o attivo tramite ventole, lo convogliano direttamente al piano di stampa della stampante 3D, che funge di fatto da dissipatore termico attivo. Il prototipo attuale monta quattro chip BM1362AK collegati a un dissipatore personalizzato che scalda il piano di stampa, raggiungendo una potenza di hashing di 500 GH/s quando il piano opera a 75 °C, temperatura target ottimizzata per il processo di stampa.
La struttura meccanica si basa sul progetto open-source Voron, un design molto apprezzato nella comunità maker per la sua modularità e affidabilità. PizzAndy ha però ridisegnato completamente l'asse Z e integrato dell'elettronica aggiuntiva sul retro del telaio, mantenendo l'estetica con elementi in filamento color arancione Bitcoin. Va sottolineato che, almeno nel prototipo attuale, il calore residuo dei chip di mining non viene utilizzato per riscaldare l'estrusore, ma esclusivamente il piano di stampa.
My 3D Printer mines Bitcoin. Jealous? 😏 pic.twitter.com/UW372UsRF3
— PizzAndy🍕 (@Real_PizzAndy) February 1, 2026
L'idea ha preso forma nel 2024, quando PizzAndy ha assistito a una presentazione sul riutilizzo del calore industriale e ha intuito la sinergia con la stampa 3D. Inizialmente scettico sulla sostenibilità commerciale del progetto, si è poi convinto del potenziale reale, soprattutto nel contesto delle print farm, ovvero le realtà professionali dove decine di stampanti operano senza interruzioni. Come ha spiegato lo stesso Andy: "L'economia di una print farm non è poi così diversa da quella di una Bitcoin mine: se le macchine non stampano, non si guadagna."
Sul fronte della scalabilità, PizzAndy ha annunciato un sistema a piastrelle modulari (tile) che permetterà di espandere sia il piano di stampa che la potenza di hashing in modo pressoché illimitato. Ogni tile ospiterà 16 chip ASIC Intel BZM2, e le stime preliminari indicano una potenza di hashing compresa tra 10 e 30 TH/s per piastrella alla temperatura operativa di 75 °C. "Almeno 10 TH/s o è rivolta", ha scherzato il creatore, anticipando l'arrivo di un prototipo in tempi brevi.
Un vantaggio tecnico non trascurabile dell'architettura a chip individuali riguarda la gestione termica zonale del piano di stampa: poiché ogni chip è indirizzabile singolarmente, è possibile impostare temperature differenziate su diverse aree del piano, una funzionalità utile quando si lavora con materiali compositi o misti che richiedono condizioni termiche diverse. Questo supera le limitazioni dei piani riscaldanti tradizionali, che tipicamente operano a temperatura uniforme.
Due Sats, host del podcast, ha sottolineato come per prodotti di questo tipo la qualità nella funzione primaria — la stampa 3D — debba essere impeccabile, con il mining di Bitcoin come valore aggiunto e non come obiettivo principale. Questo approccio rispecchia la filosofia già adottata da altri prodotti dual-purpose apparsi sul mercato consumer, come i riscaldatori domestici e gli scaldacqua con mining integrato, dove l'utilità pratica giustifica l'acquisto anche indipendentemente dalla redditività del mining.