La velocità con cui l'intelligenza artificiale si sta diffondendo nella vita quotidiana supera persino quella che caratterizzò l'espansione di Internet agli inizi degli anni 2000. Secondo un'indagine condotta dal Financial Times attraverso la raccolta di dati e interviste ai dirigenti dei principali servizi AI rivolti ai consumatori, emergono tendenze sorprendenti che ridefiniscono il nostro approccio alla tecnologia. I risultati rivelano non solo una crescita esponenziale nell'adozione di questi strumenti, ma anche cambiamenti significativi nelle modalità di utilizzo che stanno trasformando il panorama lavorativo globale.
Il fenomeno ChatGPT: una crescita senza precedenti
OpenAI ha raggiunto un traguardo che fa riflettere: una persona su dieci al mondo ha già utilizzato ChatGPT almeno una volta. In appena tre anni, il servizio è passato da zero a quasi 800 milioni di utenti, un risultato che Internet riuscì a ottenere solo dopo 13 anni di sviluppo. Sebbene si possa obiettare che i chatbot beneficino dell'infrastruttura già esistente di Internet, il rapporto di crescita di 4:1 rispetto alla rete globale rappresenta un fenomeno probabilmente unico nella storia moderna della tecnologia.
Questa espansione fulminea dimostra come l'AI conversazionale abbia colmato un bisogno latente di interazione tecnologica più naturale e immediata. La facilità d'uso e l'accessibilità immediata hanno contribuito a creare un'adozione di massa che nemmeno i social network più popolari erano riusciti a raggiungere in tempi così brevi.
L'AI nascosta nelle aziende italiane e mondiali
Un aspetto particolarmente interessante emerso dalla ricerca del Financial Times riguarda il fenomeno dell''AI ombra', ovvero l'utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale da parte dei dipendenti senza l'approvazione o la conoscenza esplicita delle aziende. Questo trend è cresciuto sostanzialmente, creando una sorta di mercato parallelo dell'innovazione tecnologica all'interno delle organizzazioni.
Le ricerche del MIT individuano la causa principale di questo comportamento nel blocco delle iniziative aziendali di implementazione dell'AI, che spesso rimangono ferme nella fase pilota. Le aziende faticano a integrare questi strumenti nei flussi di lavoro esistenti, spesso a causa di difficoltà organizzative o di una generale sfiducia nei potenziali guadagni di produttività.
Settori in trasformazione: media e tecnologia in prima linea
La ricerca evidenzia come i settori dei media e della tecnologia mostrino "chiari segni di disruption strutturale dovuta all'AI". Questa trasformazione è visibile anche in Italia, dove le redazioni stanno sperimentando nuovi workflow e le aziende tech stanno riorganizzando le proprie strategie operative.
I licenziamenti massicci nelle grandi aziende tecnologiche, dalle FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix, Google) alle startup innovative, testimoniano come l'automazione intelligente stia ridefinendo le competenze richieste nel mercato del lavoro. Questa rivoluzione silenziosa sta creando nuove opportunità professionali mentre ne elimina altre, richiedendo un adattamento continuo da parte dei lavoratori.
Il paradosso della situazione attuale risiede nella discrepanza tra l'adozione spontanea degli strumenti AI da parte degli individui e la lentezza delle istituzioni nel formalizzare questi cambiamenti. Mentre le persone abbracciano naturalmente queste tecnologie per migliorare la propria produttività, le organizzazioni rimangono spesso ancorate a processi decisionali che non riescono a tenere il passo con l'innovazione tecnologica.