Il settore degli smartphone è nuovamente al centro di una controversia legale legata allo spionaggio industriale e questa volte è il turno di Google. Un tribunale statunitense ha incriminato tre persone, tra cui due ex dipendenti di Google, con accuse legate al furto di segreti industriali relativi allo sviluppo dei chip Tensor, il system-on-chip proprietario che alimenta gli smartphone della serie Pixel.
La vicenda, emersa dal caso giudiziario contro Soroor Ghandali, getta nuova luce sulle problematiche inerenti alla sicurezza della proprietà intellettuale nell'industria tecnologica, in un momento in cui le aziende investono miliardi nello sviluppo di architetture proprietarie per differenziarsi dalla concorrenza.
Gli imputati nel caso sono Samaneh Ghandali, sua sorella Soroor Ghandali e il marito di Samaneh, Mohammadjavad Khosravi. Tutti e tre devono rispondere di 14 capi d'accusa per reati gravi, che includono cospirazione, furto di segreti commerciali e distruzione di prove. Samaneh ricopriva il ruolo di ingegnere hardware presso Google, mentre Soroor aveva svolto un periodo di internship all'interno dell'azienda. Entrambe hanno successivamente trovato impiego presso un'altra società tecnologica non specificata. Khosravi, dal canto suo, lavorava per una terza azienda del settore tech e aveva presentato più volte candidatura per posizioni in Google, senza mai essere assunto.
I documenti del tribunale non rivelano con precisione quali informazioni tecniche siano state sottratte, ma il collegamento con il progetto Tensor è esplicito. La famiglia di chip proprietari di Google rappresenta una svolta strategica fondamentale per l'azienda, che dal Tensor G1 lanciato con i Pixel 6 nel 2021 ha progressivamente aumentato gli investimenti per i processori custom. Questi SoC integrano acceleratori dedicati per il machine learning, unità di elaborazione per l'intelligenza artificiale on-device e coprocessori di sicurezza Titan M, distinguendosi nettamente dai chip di Qualcomm e di Mediatek utilizzati dalla concorrenza per i device Android.
Non è la prima volta che il programma Tensor finisce sotto i riflettori per questioni di sicurezza. Nel 2024, una fuga di notizie deliberata aveva portato alla diffusione di un documento di presentazione interno che rivelava dettagli sostanziali sul Tensor G4 e sul futuro Tensor G5 utilizzato in seguito sui Pixel 10. In quel caso, Google aveva intrapreso azioni legali contro il responsabile della fuga, dimostrando la determinazione dell'azienda nel proteggere la roadmap tecnologica dei propri chip. Le informazioni trapelate allora includevano specifiche architetturali, miglioramenti nella litografia di processo e previsioni sulle capacità di elaborazione AI.
Un portavoce di Google ha rilasciato una dichiarazione ufficiale sul caso attuale, sottolineando che l'azienda ha "rafforzato le misure di sicurezza per proteggere le informazioni riservate" e ha "immediatamente allertato le forze dell'ordine dopo aver scoperto l'incidente". La società ha inoltre definito le incriminazioni odierne come un passo importante verso la responsabilizzazione, ribadendo l'impegno continuo per garantire che i segreti commerciali rimangano protetti.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente allerta nei confronti della proprietà intellettuale nel comparto dei semiconduttori. Con investimenti miliardari in ricerca e sviluppo per architetture custom, le aziende tecnologiche considerano i loro progetti di chip tra gli asset più preziosi. Apple con la serie Apple Silicon, Amazon con i processori Graviton per il cloud, Microsoft con i chip Azure Maia per l'AI e Meta con i propri acceleratori dimostrano quanto la verticalizzazione dello sviluppo hardware sia diventata strategica. In questo scenario, episodi di spionaggio industriale o furto di informazioni rappresentano minacce concrete per la competitività fra le aziende.
Per Google, il progetto Tensor è cruciale non solo per differenziare i Pixel nel sempre più saturo mercato degli smartphone Android, ma anche per sviluppare competenze proprietarie nell'integrazione hardware-software, anticipando l'evoluzione verso dispositivi sempre più dipendenti dall'elaborazione AI locale. Il Tensor G6, secondo le indiscrezioni emerse prima di questo caso legale, dovrebbe essere abbinato a un nuovo coprocessore di sicurezza Titan M3, suggerendo un'ulteriore evoluzione delle capacità di protezione dei dati e delle transazioni on-device.