Microsoft ha incluso in Windows 11 25H2 un driver NVMe completamente rivisto che promette di sbloccare le prestazioni reali degli SSD di ultima generazione, ma con una scelta insolita: il componente non viene attivato automaticamente e richiede un'installazione manuale da parte dell'utente. La strategia di distribuzione cauta suggerisce che Redmond preferisca un approccio graduale, lasciando agli utenti più esperti il compito di testare sul campo le ottimizzazioni prima di un eventuale rollout su scala più ampia.
Il focus del nuovo driver si concentra sulla riduzione dell'overhead all'interno del sottosistema storage del sistema operativo. Con gli SSD NVMe più recenti capaci di raggiungere velocità sequenziali oltre i 12 GB/s su interfaccia PCIe Gen5 e latenze nell'ordine dei microsecondi, le inefficienze a livello di gestione software rappresentano un freno sempre più tangibile alle prestazioni teoriche. Il driver rivisto interviene specificamente sulla gestione dei comandi e sull'amministrazione delle code di Input/Output, aspetti critici per massimizzare il throughput sostenuto e garantire prestazioni più consistenti durante carichi di lavoro prolungati.
L'installazione manuale passa attraverso Gestione dispositivi o le opzioni avanzate di selezione driver, senza alcuna integrazione con Windows Update. Microsoft non ha fornito documentazione ufficiale né percorsi automatizzati per l'upgrade, una scelta che limita de facto l'adozione agli utenti disposti a intervenire su componenti di basso livello del sistema. La mancanza di un aggiornamento automatico solleva interrogativi sulla strategia di lungo termine dell'azienda: si tratta di una fase beta mascherata o di un'ottimizzazione destinata a rimanere opzionale?
I benefici in termini di performance variano sensibilmente in base all'hardware storage utilizzato. Le unità NVMe di fascia alta, in particolare i modelli PCIe 4.0 con controller di ultima generazione e gli emergenti drive PCIe 5.0, dovrebbero registrare i miglioramenti più evidenti, soprattutto negli scenari che saturano la larghezza di banda disponibile. Al contrario, gli SSD entry-level o i modelli PCIe 3.0 potrebbero mostrare differenze marginali, se non impercettibili.
Microsoft non ha ancora chiarito se il driver NVMe aggiornato sostituirà in futuro quello predefinito nelle prossime iterazioni di Windows 11, né se verrà integrato automaticamente in aggiornamenti cumulativi successivi. L'assenza di una roadmap ufficiale lascia aperte diverse possibilità: un periodo di testing prolungato prima dell'adozione universale, un'ottimizzazione riservata a configurazioni hardware specifiche o semplicemente una feature destinata a restare facoltativa per evitare problemi di compatibilità con controller meno recenti.